Graham Hancock.
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Impronte degli dei.
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Parte 2.
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Titolo originale: Fingerprints of the Gods: The Evidence of Earth's Lost Civilization. 1995.
2009. Tascabili degli Editori Associati - TEA, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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20. Figli dei primi uomini.
21. Un computer per calcolare la fine del mondo.
22. La citt degli dei.
23. Il Sole, la Luna e il Viale dei Morti.
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Parte quarta. Il mistero dei miti.
24. Gli echi dei nostri sogni.
25. Le numerose maschere dell'Apocalisse.
26. Una specie nata durante il lungo inverno della terra.
27. Si oscur la faccia della terra e incominci una pioggia nera.
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Parte quinta. Il mistero dei miti.
28.La macchina del cielo.
29. La prima breccia in un codice antico.
30. L'albero cosmico e il mulino degli dei.
31. I numeri di Osiride.
32. Parlare a coloro che non sono ancora nati.
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Parte sesta. Il richiamo di Giza.
33. I punti cardinali.
34. La casa dell'eternit.
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FINE INdice.
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20.
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FIGLI DEI PRIMI UOMINI.
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Palenque, stato del Chiapas.
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Scendeva la sera. Ero seduto proprio sotto l'angolo nord-est del Tempio maya delle Iscrizioni e, voltato verso nord, spaziavo con lo sguardo sopra la giungla che si oscurava nel punto in cui la terra scompariva per lasciare il posto alla distesa d'acqua dell'Usumacinta.
Il tempio consisteva di tre camere e s'ergeva in cima a una piramide a nove gradoni alta quasi trenta metri. Le linee nette e armoniose conferivano all'edificio un'aria delicata, ma non fragile. Sembrava robusto, ben piantato nel terreno, durevole: una creatura di pura geometria e immaginazione.
Guardando alla mia destra intravidi il Palazzo, un vasto complesso rettangolare poggiato su una base piramidale, dominato da una stretta torre a quattro piani, che probabilmente veniva utilizzata come osservatorio dai sacerdoti maya.
Tutt'intorno a me, dove pappagalli e are dai piumaggi sgargianti agitavano le cime degli alberi, sorgevano numerosi altri straordinari edifici mezzo ingoiati dalla foresta che avanzava. Erano il tempio della Croce Fogliata, il Tempio del Sole, Il Tempio del Conte e il Tempio del Leone: tutti nomi inventati dagli archeologi. Una parte grandissima di quello che i maya rappresentavano, a cui tenevano, in cui credevano e ricordavano da epoche precedenti era andata irrimediabilmente perduta. Anche se da molto tempo avevamo imparato a leggere le loro date, stavamo appena cominciando a fare progressi nella decifrazione dei loro complicati geroglifici.

Palenque.
Mi alzai, salii gli ultimi gradini ed entrai nella camera centrale del tempio. Inserite nella parte di fondo c'erano due grandi lastre grigie, sulle quali erano iscritti, in file irregimentate come i pezzi di una scacchiera, seicentoventi distinti geroglifici maya. Raffiguravano facce, mostruose e umane, insieme a un bestiario di contorte creature mitiche.
Che cosa dicevano? Nessuno lo sapeva per certo perch le iscrizioni, un miscuglio di ideogrammi e simboli fonetici, non erano ancora state completamente decifrate. Era chiaro, per, che numerosi geroglifici si riferivano a epoche lontane migliaia di anni, e narravano di popoli e di di che avevano fatto la loro parte in avvenimenti preistorici.363

La tomba di Pacal
Alla sinistra dei geroglifici, incastonata nelle enormi pietre che lastricavano il pavimento del tempio, scendeva una ripida scala interna. Questa conduceva a una stanza nascosta in fondo alle viscere della piramide, dove c'era la tomba del Signore Pacal. Le scale, fatte di blocchi di lucidissima pietra calcare, erano strette e incredibilmente scivolose e umide. Mentre avanzavo con un'andatura laterale, da granchio, accesi la torcia e scesi con cautela nell'oscurit, appoggiandomi contro la parete sud.
Quella scala umida era rimasta segreta dalla data in cui fu sigillata, nel 683 d.C., fino al giugno del 1952, quando l'archeologo messicano Alberto Ruz sollev le lastre che ricoprivano il pavimento del tempio. Anche se nel 1994 a Palenque fu trovata un'altra tomba simile,364 Ruz ebbe l'onore di essere il primo uomo a scoprire una caratteristica del genere all'interno di una piramide del Nuovo Mondo. La scala era stata intenzionalmente riempita di pietrisco dai suoi costruttori, e gli archeologi impiegarono altri quattro anni per vuotarla completamente e raggiungere il fondo.
Portata a termine quest'operazione, entrarono in una piccola camera coperta con un sistema di mensole sovrapposte in aggetto l'una sull'altra. Davanti, sparsi sul pavimento, videro gli scheletri in disfacimento di cinque o forse sei giovani vittime sacrificali. In fondo alla camera c'era un'enorme lastra di pietra triangolare. Quando fu rimossa, Ruz si trov davanti a una tomba straordinaria. La descrisse come una stanza enorme che pareva scolpita nel ghiaccio, quasi una sorta di caverna nella quale le superfici delle pareti e del soffitto erano state perfettamente spianate, o una cappella abbandonata dalla cupola drappeggiata da cortine di stalattiti, e dal cui pavimento salivano stalagmiti simili alle colature di una candela.365
La stanza, con la stessa copertura dell'altra camera, era lunga nove metri e alta sette. Alle pareti, bassorilievi di stucco mostravano le figure che incedevano a grandi passi dei Signori della Notte, l'enneade di nove divinit che regnavano sulle ore dell'oscurit. Al centro, sorvegliato da queste figure, c'era un enorme sarcofago monolitico coperto da una lastra di pietra del peso di cinque tonnellate riccamente scolpita. Il sarcofago conteneva un alto scheletro avvolto in un vero e proprio tesoro di ornamenti di giada. Alla fronte del teschio era fissata una maschera funebre a mosaico costituita da duecento frammenti di giada. Con tutta probabilit quelle erano le spoglie di Pacal, un sovrano di Palenque del settimo secolo d.C. Le iscrizioni dicevano che quel monarca era morto all'et di ottant'anni, ma lo scheletro ornato di giada che gli archeologi trovarono nel sarcofago apparteneva a un uomo di un'et apparente pari alla met.366
Arrivato in fondo alla scala, a circa venticinque metri sotto il pavimento del tempio, attraversai la camera dove un tempo giacevano le vittime sacrificali e guardai dentro la tomba di Pacal. L'aria era umida, greve di muffa e marciume, e incredibilmente fredda. Il sarcofago, che era fissato al pavimento della tomba, aveva una forma strana: si allargava notevolmente in fondo come i cofani dell'antico Egitto. Questi ultimi erano di legno e avevano la base larga perch spesso stavano in piedi. Ma la bara di Pacal era di pietra massiccia e senza alcun dubbio orizzontale. Allora perch gli artigiani maya si erano dati tanta pena per allargarlo alla base se sapevano benissimo che non serviva a niente?  possibile che avessero copiato fedelmente un particolare di qualche antico modello quando ormai la sua raison d'tre era stata dimenticata367  possibile, al pari delle credenze riguardanti i pericoli della vita ultraterrena, che il sarcofago di Pacal fosse l'espressione di un retaggio comune che legava l'antico Egitto alle antiche culture dell'America Centrale?
Di forma rettangolare, il pesante coperchio di pietra del sarcofago era spesso venticinque centimetri, largo novanta e lungo tre metri e ottanta. Anch'esso sembrava modellato sullo stesso originale dei blocchi magnificamente scolpiti che gli antichi egizi avevano usato proprio per quello scopo. A dire il vero, non sarebbe affatto sembrato fuori posto nella Valle dei Re. Ma c'era una differenza importante: la scena scolpita sul coperchio del sarcofago non somigliava a nessun prodotto della civilt egizia. Illuminata dal fascio di luce della mia torcia, mostrava un uomo ben rasato con indosso un indumento simile a una tuta aderente, con le maniche e i gambali raccolti in elaborati risvolti ai polsi e alle caviglie. L'uomo era semidisteso su un sedile avvolgente che gli sorreggeva la parte inferiore della schiena e le cosce, con la nuca comodamente reclinata contro una specie di poggiatesta, e guardava assorto davanti a s. Le sue mani sembravano in movimento, come se azionassero leve e comandi, e teneva i piedi nudi e rilassati raccolti davanti a s.
Quello era veramente Pacal, il re maya?
In tal caso, perch era ritratto mentre azionava una sorta di macchina? Non si riteneva che i maya possedessero macchine. E tantomeno che avessero scoperto la ruota. Tuttavia, con i suoi pannelli laterali, ribattini, tubi e altri congegni vari, la struttura che conteneva Pacal faceva decisamente pensare pi a un ritrovato tecnologico che non al trapasso dell'anima vivente di un uomo nel regno dei morti,368 come aveva sostenuto un'autorit, o al re che cade nelle fauci scarnificate del mostro terrestre369 come aveva affermato un'altra.
Mi venne in mente l'Uomo in Serpente, il bassorilievo olmeco descritto nel diciassettesimo capitolo. Anche quello sembrava la rappresentazione naif di un congegno tecnologico. Inoltre, l'Uomo in Serpente proveniva da La Venta, dove stava insieme a diverse figure barbute, apparentemente europoidi. La tomba di Pacal aveva almeno mille anni pi di tutti i tesori di La Venta. Tuttavia, adagiata nel sarcofago vicino allo scheletro, era stata rinvenuta una minuscola statuetta di giada, che all'apparenza era molto pi antica degli altri cimeli tombali. Raffigurava un anziano europoide avvolto in lunghe vesti e con una barba a pizzo.370

La piramide del mago
Uxmal, Yucatn
Un pomeriggio tempestoso, a settecento chilometri a nord di Palenque, mi accingevo a salire i gradini di un'altra piramide ancora. Era una costruzione ripida, dalla pianta ovale pi che quadrata, lunga settantatr metri e larga trentasei e mezzo alla base. Inoltre era altissima: infatti, svettava per trentasei metri sopra la pianura circostante.

Uxmal
Da tempi immemorabili quell'edificio, che somigliava davvero al castello di un negromante, era chiamato la Piramide del Mago e anche la Casa del Nano. Questi nomi derivavano da una leggenda maya, secondo la quale un nano dotato di poteri soprannaturali aveva eretto l'intera costruzione nell'arco di una sola notte.371
Via via che salivo, i gradini sembravano, per qualche malvagio disegno, farsi sempre pi stretti. L'istinto mi spingeva a sporgermi in avanti e ad appiattirmi contro il fianco della piramide per salvare la pelle. Invece alzai gli occhi verso il cielo adirato e cupo che mi sovrastava. Stormi di uccelli volteggiavano, emettendo strida selvagge come se cercassero scampo da qualche disastro incombente, e la spessa massa di nuvole basse che aveva oscurato il sole qualche ora prima adesso era agitata da venti fortissimi tanto che sembrava ribollire.
La Piramide del Mago non era assolutamente l'unica a essere associata ai poteri soprannaturali dei nani, i quali erano rinomati nell'America Centrale come eccellenti architetti e costruttori. Per loro costruire era facile, affermava una tipica leggenda maya, non dovevano far altro che fischiare e pesanti rocce si mettevano a posto da s.372
Come il lettore ricorder, una tradizione molto simile sosteneva che i giganteschi blocchi di pietra della misteriosa citt andina di Tiahuanaco erano stati trasportati attraverso l'aria al suono di una tromba.373
Sia nell'America Centrale sia nelle lontane regioni delle Ande, quindi, strani suoni erano stati associati alla miracolosa levitazione di grandi rocce.
Che cosa dovevo dedurre da questi fatti? Forse, per un caso fortunato, due fantasie quasi identiche erano state inventate indipendentemente in quelle due zone tanto remote l'una dall'altra. Ma non sembrava una cosa molto probabile. Un'altra possibilit altrettanto degna di considerazione era che in storie come queste si fossero conservate reminiscenze comuni di un'antica tecnica di costruzione, una tecnologia in grado di sollevare enormi blocchi di pietra da terra con una facilit miracolosa. Il fatto che ricordi di prodigi quasi identici fossero stati conservati anche nell'antico Egitto aveva qualche pertinenza? Secondo una tradizione tipica di quei luoghi, un mago aveva innalzato nell'aria un'enorme volta di pietra lunga duecento cubiti e larga cinquanta374
I lati della scala che stavo salendo erano riccamente decorati con quello che John Lloyd Stephens, l'esploratore americano del diciannovesimo secolo, defin una specie di mosaico scultorio.375 Fatto strano, sebbene la Piramide del Mago fosse stata costruita molti secoli prima della Conquista, il simbolo che ricorreva con maggiore frequenza in quei mosaici era un'approssimazione molto somigliante della croce cristiana. C'erano addirittura due tipi distinti di croci cristiane: una era la croix-patte dai bracci larghi prediletta dai Templari e da altri ordini crociati del dodicesimo e tredicesimo secolo; l'altra era quella di sant'Andrea, a forma di X.
Dopo aver salito un'altra rampa pi corta di scale, raggiunsi la cima della Piramide del Mago. Consisteva in un'unica camera coperta da un sistema di mensole sovrapposte in aggetto l'una sull'altra da cui pendeva un numero incredibile di pipistrelli. Come gli uccelli e le nuvole, erano visibilmente agitati dal sentore dell'arrivo di una grande tempesta. In una massa pelosa si rimescolavano a testa in gi, spiegando e chiudendo le piccole ali coriacee.
Mi fermai a riposare sull'alta piattaforma che circondava la camera. Da lass, guardando in basso, scorsi numerose altre croci. Erano dappertutto, ricoprivano letteralmente l'antica e bizzarra costruzione. Ricordai la citt andina di Tiahuanaco, e le croci che erano state scolpite laggi, in remoti tempi precolombiani, su alcuni dei grandi blocchi di pietra sparsi intorno all'edificio noto con il nome di Puma-pncu.376 Anche sull'Uomo in Serpente, la scultura olmeca di La Venta, erano state scolpite due croci di sant'Andrea molto tempo prima della nascita di Cristo. E adesso, qui, sulla Piramide del Mago nella localit maya di Uxmal, mi trovavo ancora una volta davanti a croci.
Uomini barbuti...
Serpenti...
Croci...
Quante possibilit c'erano che simboli cos caratteristici ricorressero per puro caso in culture lontanissime tra loro e in periodi storici differenti? Perch erano stati inseriti con tanta frequenza nella struttura di raffinate opere artistiche e architettoniche?

Una scienza della profezia
Non era la prima volta che mi veniva il sospetto di trovarmi davanti a segni e icone lasciati da qualche culto o societ segreta che aveva cercato di tenere viva la fiamma della civilt nell'America Centrale (e forse anche altrove) nell'arco di lunghe epoche buie. Pensai che fosse un fatto degno di nota che i motivi dell'uomo barbuto, del Serpente Piumato e della croce tendevano tutti a saltar fuori ogni volta e in ogni luogo in cui qualche indizio indicava che in passato una civilt tecnologicamente progredita e non ancora identificata era stata in contatto con le culture indigene. E questo contatto sembrava risalire a tempi antichissimi, quasi avesse avuto luogo in epoca talmente remota da essere stato quasi dimenticato.
Ripensai ancora alla repentinit con cui erano apparsi gli olmechi, intorno alla met del secondo millennio a.C., dalle nebbie turbinanti dell'oscura preistoria. Tutti i reperti archeologici lasciavano intendere che fin dai primi tempi avevano venerato enormi teste e stele di pietra raffiguranti uomini barbuti. Mi ritrovai sempre pi attratto dalla possibilit che alcune di quelle straordinarie sculture potessero far parte di un grande retaggio di civilt tramandato ai popoli dell'America Centrale molte migliaia di anni prima del secondo millennio a.C, e poi affidato alla custodia di un culto segreto della sapienza, forse il culto di Quetzalcatl.
Molto era andato perduto. Tuttavia le trib di quella regione - in particolare i maya, i costruttori di Palenque e di Uxmal -avevano conservato qualcosa di ben pi misterioso e stupefacente degli enigmatici monoliti, qualcosa che si dichiarava con forza ancora maggiore il retaggio di una civilt pi antica e raffinata. Nel prossimo capitolo vedremo che era la scienza mistica di un antico popolo di astronomi, una scienza del tempo, della misurazione e della predizione - addirittura una scienza della profezia - conservata in perfette condizioni dal passato dai maya. Insieme a essa ereditarono reminiscenze di un terribile diluvio che distrusse la terra e un caratteristico retaggio di sapere empirico, un sapere di ordine superiore che in realt non dovevano possedere, un sapere che abbiamo riacquistato solo molto di recente...

21

UN COMPUTER PER CALCOLARE LA FINE DEL MONDO
I maya sapevano da dove proveniva il loro grande bagaglio di conoscenze. Sostenevano di averlo ereditato dai Primi Uomini, le creature di Quetzalcatl, i cui nomi erano Balam-Quitz (Giaguaro dal Dolce Sorriso), Balam-Acab (Giaguaro della Notte), Mahucutah (il Nome Eminente) e Iqui-Balam (Giaguaro della Luna).377 Secondo il Popol Vuh, questi antenati
Furono dotati di intelligenza: videro, e subito la loro vista si dispieg, riuscirono a vedere, riuscirono a conoscere tutto ci che c' nel mondo. [...]Le cose nascoste [per la distanza] le vedevano tutte, senza doversi prima muovere.
[...] Grande era la loro saggezza; la loro vista giungeva sino alle foreste, le rupi, i laghi, i mari, le montagne e le valli. In verit, erano uomini mirabili. [...] Riuscirono a conoscere tutto, ed esaminarono i quattro angoli, i quattro punti della volta del cielo, e della faccia della terra.378
Le conquiste di quella stirpe destarono l'invidia di alcune tra le divinit pi potenti. Non  bello che le nostre creature debbano sapere tutto, opinarono gli dei, devono per avventura essere pari a noi, loro autori, che possiamo abbracciare grandi distanze, che tutto sappiamo e tutto vediamo? [...] Devono forse essere anch'essi di?379
Naturalmente non potevano permettere che una situazione del genere continuasse. Dopo aver discusso un po' impartirono un ordine e presero i provvedimenti del caso:
La loro vista deve raggiungere soltanto ci che  vicino, devono vedere soltanto una parte della faccia della terra! [...] Allora il Cuore del Cielo gett una nebbia sui loro occhi, i quali si appannarono come quando si soffia sulla lastra di uno specchio. I loro occhi si velarono e poterono vedere soltanto ci che era vicino, questo soltanto era chiaro per loro. Cos vennero distrutte la loro sapienza e tutte le conoscenze dei quattro uomini, origine e principio.380
Chiunque abbia familiarit con l'Antico Testamento ricorder che il motivo della cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino di Eden aveva a che fare con questioni divine analoghe. Dopo che il Primo Uomo ebbe mangiato del frutto proibito dell'albero della conoscenza del bene e del male,
Il Signore Dio disse allora: Ecco l'uomo  diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, [affinch] egli non stenda pi la mano e non prenda anche dell'albero della vita ne mangi e viva sempre [scacciamolo] dal Giardino di Eden...381
Il Popol Vuh  considerato dagli studiosi una grande miniera di tradizioni precolombiane incontaminate.382 Perci la presenza di siffatte analogie tra queste tradizioni e quelle riportate nel racconto della Genesi lascia sconcertati. Inoltre, come i numerosi altri legami Vecchio Mondo/Nuovo Mondo che abbiamo individuato, la natura delle analogie pi che a influenze dirette di una delle due regioni sull'altra fa pensare a due diverse interpretazioni della stessa serie di eventi. Cos, per esempio:
  Il Giardino di Eden biblico sembra una metafora della condizione di conoscenza beata, quasi divina di cui godevano i Primi Uomini del Popol Vuh.
  L'essenza di tale conoscenza era la capacit di vedere tutto e sapere tutto. Ma non era proprio questa la capacit che Adamo ed Eva acquisirono dopo aver mangiato il frutto proibito, che cresceva sui rami dell'albero della conoscenza del bene e del male?
  Infine, proprio come Adamo ed Eva furono scacciati dal Giardino, cos i quattro Primi Uomini del Popol Vuh furono privati della loro capacit di vedere lontano. Da quel momento i loro occhi si velarono e poterono vedere soltanto ci che era vicino...
Quindi, sia il Popol Vuh sia la Genesi raccontano di come il genere umano perdette la grazia. In entrambi i casi, questo stato di grazia era intimamente associato alla conoscenza, e al lettore non viene fatto di dubitare che la conoscenza in questione fosse tanto straordinaria da conferire poteri divini a coloro che la possedevano.
La Bibbia, adottando un tono di voce oscuro e indistinto, la chiama la conoscenza del bene e del male e non aggiunge altro. Il Popol Vuh, invece, d molte pi informazioni. Ci dice che la conoscenza dei Primi Uomini consisteva nella capacit di vedere le cose nascoste per la distanza, che erano astronomi che esaminarono i quattro angoli, i quattro punti della volta del cielo, e geografi che riuscirono a misurare la faccia della terra.383
La geografia si impernia sulle mappe. Nella Parte I abbiamo visto documentazioni dalle quali si evinceva la possibilit che cartografi di una civilt non ancora identificata abbiano rilevato il pianeta con grande precisione in data remota.  possibile che il Popol Vuh tramandi vaghe memorie proprio di quella civilt quando parla nostalgicamente dei Primi Uomini e delle loro prodigiose cognizioni geografiche?
La geografia si impernia sulle mappe, e l'astronomia si impernia sulle stelle. Molto spesso le due discipline procedono fianco a fianco in quanto le stelle sono indispensabili nei lunghi viaggi di scoperta per mare (e i lunghi viaggi di scoperta per mare sono indispensabili per la realizzazione di mappe accurate).
 un caso che i Primi Uomini del Popol Vuh erano ricordati non solo per aver esaminato la faccia della terra ma anche perch contemplarono la volta del cielo384 Ed  una coincidenza che la conquista pi notevole della societ maya fosse la sua astronomia, sulla quale era basato, per mezzo di calcoli matematici di alto livello, un calendario ingegnoso, complesso, raffinato e accuratissimo?

Una conoscenza fuori posto
Nel 1954 J. Eric Thompson, un'eminente autorit nel campo dell'archeologia dell'America Centrale, ammise di provare un profondo senso di sconcerto davanti alle numerose ed enormi disparit che aveva individuato tra l'insieme delle imprese generalmente tutt'altro che eccezionali dei maya e lo stato avanzato delle loro conoscenze astronomico-calendaristiche: Quali capricci mentali, si chiese, indussero l'intellighenzia maya a cartografare il cielo, ma non ad afferrare il principio della ruota, a visualizzare l'eternit come non ha mai fatto nessun altro popolo semicivilizzato, ma a ignorare il piccolo passo che dall'arco costruito mediante mensole sovrapposte in aggetto l'una sull'altra porta a quello vero, a contare a milioni, ma a non imparare mai a pesare un sacco di granaglie?385
Forse la risposta a queste domande  molto pi semplice di quanto non pensasse Thompson. Forse l'astronomia, la profonda conoscenza del tempo e i calcoli matematici a lungo termine, non erano affatto capricci. Probabilmente erano le diverse parti di un coerente ma molto specifico bagaglio di conoscenze che i maya avevano ereditato, pi o meno intatto, da una civilt pi antica e pi saggia. Un retaggio siffatto spiegherebbe le contraddizioni rilevate da Thompson, e qualsiasi discussione in merito sarebbe superflua. Sappiamo gi che i maya ereditarono il loro calendario dagli olmechi i quali, mille anni prima, usavano esattamente lo stesso sistema. La domanda che ci si dovrebbe porre  da dove lo presero gli olmechi? Che livello di sviluppo tecnologico e scientifico doveva possedere una civilt per mettere a punto un calendario come quello?
Consideriamo il caso dell'anno solare. Nella moderna societ occidentale utilizziamo ancora un calendario solare introdotto in Europa nel 1582 e basato sulle migliori conoscenze scientifiche allora disponibili: il famoso calendario gregoriano. Il calendario giuliano, di cui prese il posto, calcolava il periodo dell'orbita terrestre intorno al sole in 365,25 giorni. La riforma di papa Gregorio XIII lo sostitu con un calcolo migliore e pi preciso: 365,2425 giorni. Grazie ai progressi scientifici avvenuti dopo il 1582, oggi sappiamo che la durata esatta dell'anno solare  di 365,2422 giorni. Perci il calendario gregoriano contiene un piccolissimo errore per eccesso, di appena 0,0003 giorni, una precisione davvero ragguardevole per il sedicesimo secolo.
Fatto strano, sebbene le sue origini siano avvolte nelle nebbie di un'antichit ben pi remota del sedicesimo secolo, il calendario maya raggiungeva una precisione ancora maggiore. Calcolava l'anno solare in 365,2420 giorni, un errore per difetto di appena 0,0002 giorni.386
Analogamente, i maya sapevano quanto tempo impiega la luna per compiere la sua orbita intorno alla terra. La loro stima era di 29,528395 giorni, vicinissima alla cifra esatta di 29,530588 giorni calcolata con i migliori metodi moderni.387 I sacerdoti maya disponevano anche di tavole molto accurate per la previsione delle eclissi di sole e di luna, e sapevano che queste potevano aver luogo solo diciotto giorni prima o dopo il nodo (quando cio l'orbita lunare interseca l'orbita apparente del sole).388 Infine, i maya erano dei matematici straordinari. Disponevano di una tecnica superiore di calcolo metrico per mezzo di un congegno a scacchiera che noi stessi abbiamo scoperto (o riscoperto?) solo nel secolo scorso.389 Comprendevano anche perfettamente e utilizzavano il concetto astratto dello zero,390 e conoscevano le numerazioni in cifre.
Qui abbiamo a che fare con campi esoterici. Come osserv Thompson,
Lo zero e le numerazioni in cifre sono talmente inseriti nel nostro retaggio culturale e sembrano sistemi cos ovvi che  difficile comprendere perch ci sia voluto tanto tempo per inventarli. Tuttavia, n l'antica Grecia con i suoi grandi matematici, n l'antica Roma avevano la pi vaga idea dello zero o della numerazione in cifre. Per scrivere 1848 in numeri romani ci vogliono ben undici lettere: MDCCCXLVIII. I maya, invece, possedevano un sistema di numerazione molto simile al nostro in un'epoca in cui i romani usavano ancora il loro goffo metodo.391
Non  un po' strano che questa trib centramericana per altri versi insignificante si sia imbattuta, in epoca tanto antica, in un'innovazione che lo storico della scienza Otto Neugebauer ha definito una delle invenzioni pi feconde dell'umanit392

Una scienza di altri?
Prendiamo ora in esame la questione del pianeta Venere, che aveva un'immensa importanza simbolica per tutti i popoli dell'America Centrale, i quali lo identificavano fortemente con Quetzalcatl (o Gucumatz o Cuculcn, come era conosciuto il Serpente Piumato nei dialetti maya).393
A differenza degli antichi greci, ma al pari degli egizi, i maya sapevano che Venere era sia l'astro del mattino sia l'astro della sera.394 E sapevano anche altre cose sul suo conto. La rivoluzione sinodica di un pianeta  il periodo di tempo che questo impiega a tornare in un qualsiasi punto dato del cielo, visto da terra. Venere compie il suo giro intorno al sole ogni 224,7 giorni, mentre la terra segue un'orbita leggermente pi ampia. Il risultato combinato di questi due movimenti  che Venere sorge esattamente nello stesso punto nel cielo della terra all'incirca ogni 584 giorni.
Gli oscuri inventori del complicato sistema calendaristico ereditato dai maya erano a conoscenza di questo fatto e avevano trovato dei metodi ingegnosi per integrarlo con altri cicli concatenati. Inoltre, dai calcoli che hanno collegato questi cicli emerge chiaramente che gli antichi maestri del calendario sapevano che 584 giorni era solo un'approssimazione, e che i movimenti di Venere sono tutt'altro che regolari. Perci avevano calcolato esattamente lo stesso numero fissato dalla scienza contemporanea per la rivoluzione sinodica media di Venere nell'arco di periodi di tempo lunghissimi.395 Quel numero  583,92 giorni, ed era intessuto nella trama del calendario maya in numerosi modi intricati e complessi.396 Per esempio, per conciliarlo con il cosiddetto anno sacro (lo tzolkin, di duecentosessanta giorni, diviso in tredici mesi di venti giorni ciascuno) il calendario richiedeva una correzione di quattro giorni da effettuare ogni sessantuno anni venusiani. Inoltre, nel corso di ogni quinto ciclo, veniva effettuata una correzione di otto giorni alla fine della cinquantasettesima rivoluzione. Una volta compiuti questi passi, lo tzolkin e la rivoluzione sinodica di Venere risultavano interrelati cos strettamente che il margine di errore dell'equazione era incredibilmente piccolo: un giorno ogni seimila anni.397 E a rendere tutto ci tanto pi straordinario contribuiva un'ulteriore serie di aggiustamenti calcolati al millesimo, che non solo manteneva il ciclo di Venere e lo tzolkin in armonia l'uno con l'altro, ma anche in un rapporto esatto con l'anno solare. Questo, a sua volta, era raggiunto in modo tale da assicurare che il calendario fosse in grado di funzionare, praticamente senza errori, su archi lunghissimi di tempo.398
Che bisogno avevano i semicivilizzati maya di una precisione ad alto contenuto tecnologico come questa? O magari ereditarono, in una forma funzionante, un calendario studiato per rispondere alle esigenze di una civilt molto pi antica e progredita?
Prendete il gioiello per eccellenza della calendaristica maya, il cosiddetto Lungo Computo. Questo sistema per calcolare le date era anche un'espressione di credenze riguardanti il passato, soprattutto quella diffusa secondo cui il tempo operava in Grandi Cicli, durante i quali avevano luogo ricorrenti creazioni e distruzioni del mondo. Secondo i maya, l'attuale Grande Ciclo inizi nell'oscurit il 4 Ahau 8 Cumhu, una data che corrisponde al 13 agosto 3114 a.C. del nostro calendario.399 Come abbiamo gi visto, credevano anche che il ciclo si sarebbe concluso, nella distruzione totale, il 4 Ahua 3 Kankin: il 23 dicembre 2012 d.C. del nostro calendario. La funzione del Lungo Computo era di annotare il passare del tempo a partire dall'inizio dell'attuale Grande Ciclo, ossia letteralmente di spuntare, uno dopo l'altro, i 5125 anni destinati al nostro attuale creato.400
Il Lungo Computo  forse meglio immaginato come una sorta di addizionatrice celeste, che calcola e ricalcola costantemente la bilancia del nostro crescente debito nei riguardi dell'universo. Fino all'ultimo centesimo di quel debito verr preteso quando apparir il numero 5125.
Cos, almeno, pensavano i maya.
Naturalmente, i calcoli sul computer del Lungo Computo non venivano fatti con i nostri numeri. I maya utilizzavano un particolare sistema di simboli, che avevano preso dagli olmechi, i quali lo avevano preso da... nessuno sa chi. Questi simboli erano una combinazione di punti (che rappresentavano unit o multipli di venti), barre (che rappresentavano cinquine o cinque volte venti) e un geroglifico a conchiglia che indicava lo zero. Gli intervalli di tempo venivano contati in giorni (kin), periodi di venti giorni (uinal), anni di computo di trecentosessanta giorni (tun), periodi di venti tun (detti katun), e periodi di venti katun (detti bactun). C'erano anche periodi di ottomila tun (pictun) e di centosessantamila tun (calabtun) per far fronte a calcoli ancora pi complessi.401
Tutto questo dovrebbe servire a chiarire che sebbene credessero di vivere in un Grande Ciclo che sarebbe sicuramente finito in modo violento, i maya sapevano anche che il tempo era infinito e procedeva con le sue misteriose rivoluzioni incurante delle singole vite o civilt. Come ha riassunto Thompson nel suo grande studio su questo argomento:
Nella concezione maya la strada su cui aveva marciato il tempo si inoltrava in un passato talmente remoto che la mente dell'uomo non pu comprendere la sua antichit. Tuttavia i maya ripercorsero impavidi quella strada alla ricerca del suo inizio. A ogni tappa si dispiegava una nuova prospettiva, che conduceva ancora pi indietro; invecchiando i secoli si fondevano in millenni, e questi, a loro volta, in decine di migliaia di anni, via via che quegli indagatori instancabili esploravano sempre pi in profondit l'eternit del passato. A Quiriga, in Guatemala, su una stele  riportata una data di oltre novanta milioni di anni fa; su un'altra ne appare una anteriore di oltre trecento milioni di anni. Si tratta di computazioni reali, che riportano correttamente il giorno e il mese, e si possono paragonare ai calcoli del nostro calendario che indicano le date in cui sarebbe caduta la Pasqua in periodi corrispondenti del passato. Numeri astronomici come questi fanno girare la testa...402
Tutto ci non  un po' troppo avanzato per una civilt che per il resto non si distinse granch? Certo, nei suoi limiti, l'architettura maya era di buon livello. Ma questi indios abitanti della giungla non realizzarono praticamente altro che indicasse che potevano avere la capacit (o il bisogno) di immaginare periodi di tempo veramente lunghi.
Sono passati molto meno di due secoli da quando la maggioranza degli intellettuali occidentali abbandon l'opinione del vescovo Usher secondo cui il mondo fu creato nel 4004 a.C. e ammise che doveva essere infinitamente pi antico.403 In parole povere questo significa che gli antichi maya possedevano una nozione di gran lunga pi accurata della smisuratezza del tempo geologico, e dell'immensa antichit del nostro pianeta, di chiunque in Inghilterra, in Europa o nel Nord America prima dell'enunciazione della teoria dell'evoluzione da parte di Darwin.
E allora come mai i maya presero dimestichezza con grandi periodi dell'ordine di centinaia di milioni di anni? Si tratt di un capriccio dello sviluppo culturale? Oppure ereditarono gli strumenti calendaristici e matematici che facilitavano e permettevano di arrivare a questa complessa nozione? Se si trattava di un'eredit,  legittimo chiedere quale fosse la funzione che gli inventori originari dei circuiti simili a quelli di un computer del calendario maya gli avevano attribuito. Per che cosa lo avevano progettato? Avevano semplicemente concepito tutte le sue complessit per ordire una sfida all'intelletto, una sorta di formidabile anagramma, come sosteneva un'autorit del campo404 Oppure  possibile che avessero in mente un obiettivo pi concreto e importante?
Abbiamo visto che l'ossessione della societ maya, e invero di tutte le antiche culture dell'America Centrale, era di calcolare - e se possibile rinviare - la fine del mondo. Poteva essere questo lo scopo per il quale era stato progettato il misterioso calendario? Poteva trattarsi di un meccanismo per predire qualche terribile catastrofe cosmica o geologica?

22

LA CITT DEGLI DEI
Secondo il messaggio opprimente contenuto in un vasto numero di leggende dell'America Centrale, la Quarta Epoca del mondo era finita in modo orribile. Un diluvio catastrofico fu seguito da un lungo periodo durante il quale la luce del sole spar dal cielo e l'aria si riemp di una tetra oscurit. Poi:
Gli di si riunirono a Teotihuacn [il luogo degli di] e si chiesero ansiosi chi sarebbe stato il nuovo Sole. Al buio era visibile solo il fuoco sacro [la rappresentazione materiale di Huehueteotl, il dio che diede inizio alla vita], ancora tremante in seguito al recente caos. Qualcuno dovr sacrificarsi e lanciarsi nel fuoco, gridarono, solo allora ci sar un Sole.405
Segu un episodio drammatico in cui due divinit (Nanahuatzin e Tecciztecatl) si immolarono per il bene comune. Una arse rapidamente al centro del fuoco sacro, l'altra arrost pian piano sulle braci ai margini: Gli di aspettarono a lungo finch il cielo cominci a rosseggiare come all'alba. A est apparve la grande sfera del sole, vivificatrice e incandescente...406
Fu in questo momento di rinascita cosmica che Quetzalcatl si manifest. La sua missione riguardava l'umanit della Quinta Epoca. Perci prese forma di un essere umano, di un uomo bianco con la barba, proprio come Viracocha.
Sulle Ande, la capitale di Viracocha era Tiahuanaco. Nell'America Centrale, quella di Quetzalcatl era il luogo in cui si riteneva fosse nato il Quinto Sole, Teotihuacn, la citt degli di.407

Teotihuacn

La cittadella, il tempio e la carta del cielo
Teotihuacn, cinquanta chilometri a nord-est di Citt del Messico
Mi trovavo nell'arioso recinto della Cittadella e, rivolto verso nord, scrutavo nella foschia mattutina in direzione delle Piramidi del Sole e della Luna. Situati in mezzo a una distesa di arbusti grigioverdi, e circondati in lontananza da montagne, questi due grandi monumenti facevano la loro parte in una sinfonia di ruderi allineati lungo l'asse del cosiddetto Viale dei Morti. La Cittadella sorgeva approssimativamente a met di questo ampio viale che si stendeva in linea perfettamente diritta per pi di quattro chilometri. La Piramide della Luna si trovava all'estremit settentrionale, la Piramide del Sole un po' discosta verso est.
Nel contesto di un agglomerato geometrico del genere, ci si sarebbe aspettati un orientamento esatto nord-sud o est-ovest. Perci, il fatto che gli architetti responsabili della progettazione di Teotihuacn avessero deliberatamente scelto di inclinare il Viale dei Morti 15 30' a nord-est, destava sorpresa. Esistevano diverse teorie che spiegavano la scelta di questo eccentrico orientamento, ma nessuna era particolarmente convincente. Tuttavia, un numero crescente di studiosi cominciava a chiedersi se per caso non c'entrassero gli allineamenti astronomici. Uno, per esempio, aveva suggerito che il Viale dei Morti fosse stato orientato in modo da puntare verso il tramonto delle Pleiadi all'epoca della sua costruzione.408 Un altro, il professor Gerald Hawkins, aveva avanzato l'idea che forse c'era di mezzo anche un asse Sirio-Pleiadi.409 E Stansbury Hagar (segretario del Dipartimento di Etnologia al Brooklyn Institute of the Arts and Sciences), aveva proposto che la strada poteva essere una rappresentazione della Via Lattea.410
Di fatto Hagar and ancora oltre, arrivando a vedere determinati pianeti e stelle ritratti in un gran numero di piramidi, alture e altre costruzioni sospese come satelliti fissi intorno all'asse del Viale dei Morti. La sua tesi finale sosteneva che Teotihuacn era stata progettata come una sorta di carta del cielo: Riproduceva sulla terra una presunta pianta celeste dello spazio dove dimoravano le divinit e gli spiriti dei morti.411
Durante gli anni Sessanta e Settanta le intuizioni di Hagar furono verificate da Hugh Harleston Jr, un ingegnere americano residente in Messico, il quale effettu un rilevamento matematico globale di Teotihuacn. Harleston rifer le sue scoperte nell'ottobre 1974 in occasione del Congresso Internazionale degli Americanisti.412 Il suo saggio, che era pieno di idee innovative e ardite, conteneva alcune informazioni particolarmente curiose riguardo alla Cittadella e al Tempio di Quetzalcatl, situato all'estremit orientale di quel grande recinto quadrato.
Il Tempio era considerato dagli studiosi uno dei monumenti archeologici meglio conservati dell'America Centrale.413 Le sue buone condizioni erano dovute al fatto che la costruzione originaria, preistorica, era rimasta parzialmente sepolta sotto un'altura molto pi recente situata immediatamente di fronte a essa a ovest. Durante gli scavi di quell'altura era venuta alla luce l'elegante piramide a sei gradoni che ora si stagliava davanti a me. Si innalzava in aria per ventidue metri e la sua base occupava una superficie di venticinquemila metri quadrati.
Ancora cosparso di tracce delle pitture multicolori originali che lo ricoprivano nell'antichit, il Tempio dissotterrato costituiva uno spettacolo bello e bizzarro. Il motivo scultoreo dominante era costituito da una serie di enormi teste di serpente che sporgevano tridimensionali dai blocchi di rivestimento e correvano lungo i lati dell'imponente gradinata centrale. Le fauci allungate di quei rettili stranamente umanoidi erano munite di grossi denti del veleno, e sul labbro superiore avevano una sorta di baffi a manubrio. Ciascun serpente aveva il poderoso collo cinto da un elaborato ornamento di penne, l'inconfondibile simbolo di Quetzalcatl.414
Le indagini di Harleston avevano dimostrato che apparentemente esisteva un complesso rapporto matematico tra le costruzioni principali allineate lungo il Viale dei Morti (e anche pi in l). Questo rapporto faceva pensare a un fatto straordinario, ossia che forse Teotihuacn era stata progettata come un esatto modello in scala del sistema solare. Per lo meno, se si partiva dal presupposto che la linea centrale del Tempio di Quetzalcatl corrispondesse alla posizione del sole, diversi contrassegni disposti a partire da quella linea verso nord lungo l'asse del Viale dei Morti parevano indicare le esatte distanze orbitali dei pianeti interni, della fascia degli asteroidi, di Giove, Saturno (rappresentato dalla cosiddetta Piramide del Sole), Uranio (rappresentato dalla Piramide della Luna), mentre Nettuno e Plutone corrispondevano a due alture non ancora riportate alla luce situate ad alcuni chilometri pi a nord.415
Se queste correlazioni non erano semplici coincidenze, allora, come minimo, indicavano che a Teotihuacn era fiorita un'astronomia di altissimo livello, superata dalla scienza moderna solo in tempi relativamente recenti. Urano rimase ignoto ai nostri astronomi fino al 1787, Nettuno fino al 1846 e Plutone fino al 1930. Per contro, perfino la stima pi moderata riguardo all'antichit di Teotihuacn, suggeriva che gli elementi principali della pianta della localit (comprese la Cittadella, il Viale dei Morti e le Piramidi del Sole e della Luna) dovessero risalire almeno all'epoca di Cristo.416 Che si sappia, nessuna civilt nota di quell'epoca, n nel Vecchio Mondo n in quello Nuovo, era in alcun modo a conoscenza dell'esistenza dei pianeti esterni, tantomeno possedeva informazioni accurate riguardanti le loro distanze orbitali reciproche e rispetto al sole.

L'Egitto e il Messico: altre coincidenze?
Dopo aver portato a termine i suoi studi sulle piramidi e sui viali di Teotihuacn, Stansbury Hagar concluse: Non ci siamo ancora resi conto n dell'importanza n della raffinatezza, n della grande diffusione in tutta l'antica America del culto astronomico di cui la pianta celeste era un elemento e Teotihuacn uno dei centri principali.417
Ma si trattava semplicemente di un culto astronomico? Oppure era qualcosa che si avvicinava molto a ci che potremmo definire una scienza? E, culto o scienza che fosse, era realistico supporre che avesse goduto di un'ampia diffusione solo nelle Americhe quando c'erano tante prove che lo collegavano ad altre parti del mondo antico?
Per esempio, alcuni studiosi di archeoastronomia, utilizzando i pi recenti programmi per computer di cartografia astrale, avevano appena dimostrato che le tre famosissime piramidi dell'altipiano di Giza in Egitto formavano un diagramma terrestre esatto delle tre stelle della cintura della costellazione di Orione.418 Ma non era questa l'unica funzione della mappa celeste che i sacerdoti dell'antico Egitto avevano realizzato nelle sabbie della riva occidentale del Nilo. Come vedremo nelle Parti VI e VII, nella loro visione d'insieme figurava un elemento naturale - il fiume Nilo - che si trovava esattamente nel punto in cui avrebbe dovuto trovarsi se fosse stato concepito per rappresentare la Via Lattea.419
Il fatto che una pianta celeste fosse stata incorporata in localit chiave dell'Egitto e del Messico non escludeva in alcun modo le funzioni religiose. Al contrario, qualunque fosse lo scopo a cui erano destinati,  certo che i monumenti di Teotihuacn, come quelli dell'altipiano di Giza, avevano un importante ruolo religioso nella vita delle comunit che servivano.
Cos tradizioni centroamericane raccolte nel sedicesimo secolo da Padre Bernardino de Sahagn testimoniavano in modo eloquente la convinzione diffusa che anticamente Teotihuacn avesse espletato almeno un'importante funzione religiosa specifica. Secondo queste leggende, la Citt degli Di era nota con quel nome perch i Signori l sepolti, una volta deceduti, anzich morire si trasformavano in di...420 In altre parole, era il luogo dove gli uomini diventavano di.421 Era anche conosciuta come il posto di quelli che avevano la strada degli di,422 e il posto dove venivano creati gli di.423
Mi domandai se fosse una coincidenza che proprio questo sembrava anche lo scopo religioso delle tre piramidi di Giza? I geroglifici arcaici dei Testi della Piramide, la pi antica raccolta di scritti intelligibili del mondo, lasciava poco spazio per dubitare che l'obiettivo finale dei riti celebrati all'interno di quegli edifici colossali fosse di portare a compimento la trasfigurazione del faraone deceduto, di spalancare le porte del firmamento e di tracciare una strada in modo che potesse ascendere alla compagnia degli di.424
La nozione delle piramidi intese come dispositivi destinati (presumibilmente in qualche senso metafisico) a trasformare gli uomini in di era, a mio avviso, troppo eccentrica e singolare per essere stata concepita indipendentemente sia nell'antico Egitto sia in Messico. E lo era anche l'idea di utilizzare la planimetria di localit sacre per incorporare una pianta celeste.
Inoltre, c'erano altre strane somiglianze che meritavano di essere prese in considerazione.
Proprio come a Giza, a Teotihuacn erano state erette tre piramidi principali: la Piramide o Tempio di Quetzalcatl, la Piramide del Sole e la Piramide della Luna. Proprio come a Giza, a differenza di quanto ci si sarebbe potuti aspettare, la pianta della localit non era simmetrica, bens presentava due edifici in diretto allineamento l'uno con l'altro mentre il terzo sembrava disposto di proposito da un lato. Infine, a Giza, le cime della Grande Piramide e la Piramide di Chefren si trovavano allo stesso livello, anche se la prima era pi alta della seconda. Analogamente, a Teotihuacn, le cime delle Piramidi del Sole e della Luna erano allo stesso livello sebbene la prima fosse pi alta. Il motivo era lo stesso in entrambi i casi: la Grande Piramide era costruita su un terreno pi basso rispetto alla Piramide di Chefren, e la Piramide del Sole su un terreno pi basso rispetto alla Piramide della Luna.425
Era possibile che tutto questo fosse una coincidenza? Non sarebbe stato pi logico dedurre che esisteva un antico legame tra il Messico e l'Egitto?
Per motivi che ho spiegato nei capitoli diciottesimo e diciannovesimo, dubitavo che ci fosse stato un legame diretto, causale, e comunque non in tempi storici. Ancora una volta, per, come nel caso del calendario maya e delle antiche carte dell'Antartico, non valeva forse la pena di non escludere a priori la possibilit che avessimo a che fare con un retaggio, che le piramidi d'Egitto e le rovine di Teotihuacn fossero un'espressione della tecnologia, delle cognizioni geografiche, dell'astronomia (e forse anche della religione) di una civilt dimenticata del passato che un tempo aveva, come sosteneva il Popol Vuh, esaminato i quattro angoli, i quattro punti della volta del cielo, e la faccia della terra?
Il mondo accademico era ampiamente concorde sull'antichit delle piramidi di Giza, che secondo le stime avevano circa quattromilacinquecento anni.426 Nessuna unanimit del genere, invece, esisteva riguardo a Teotihuacn. N il Viale dei Morti, n il Tempio di Quetzalcatl, n le Piramidi del Sole e della Luna erano mai stati definitivamente datati.427 La maggioranza degli studiosi era convinta che la citt fosse fiorita tra il 100 a.C. e il 600 d.C., ma altri sostenevano vigorosamente che doveva essere diventata un centro importante molto prima, tra il 1500 e il 1000 a.C. Altri ancora cercavano, soprattutto per motivi geologici, di spostare indietro la data di fondazione fino al 4000 a.C., prima dell'eruzione del vicino vulcano Xitli.428
In mezzo a tutta questa incertezza sull'et di Teotihuacn, non mi aveva sorpreso scoprire che nessuno aveva la pi pallida idea dell'identit di coloro che di fatto erano stati i fondatori della pi grande e imponente metropoli mai esistita nel Nuovo Mondo precolombiano.429 L'unica cosa che si poteva dire con certezza era questa: quando gli aztechi, nella loro marcia verso il potere imperiale, si imbatterono per la prima volta nella misteriosa citt nel dodicesimo secolo d.C., i suoi immensi edifici e viali erano gi di un'antichit inimmaginabile e tanto fittamente ricoperti di vegetazione da sembrare pi elementi naturali che opere dell'uomo.430 Erano per legati a un filo di leggende locali il quale, tramandato di generazione in generazione, sosteneva che erano stati costruiti da giganti431 allo scopo di trasformare gli uomini in dei.

Tracce di una saggezza dimenticata
Lasciandomi alle spalle il Tempio di Quetzalcatl, riattraversai la Cittadella diretto verso ovest.
Non esisteva alcuna testimonianza archeologica a riprova che quell'enorme recinto fosse mai servito da cittadella o, se  per questo, che avesse avuto una funzione militare o difensiva di qualche sorta. Come tanti altri elementi di Teotihuacn, era stata chiaramente progettata con cura scrupolosa, e realizzata con sforzi enormi, ma la sua vera destinazione d'uso rimaneva un mistero per gli studiosi moderni.432 Perfino gli aztechi, ai quali si dovevano i nomi di Piramide del Sole e della Luna (un'attribuzione che era rimasta, anche se nessuno aveva idea di come le chiamassero i costruttori originari), non erano riusciti a inventare un nome per la Cittadella. Cos gli spagnoli poterono darle questo soprannome, un'idea comprensibile dal momento che lo spiazzo centrale di oltre 145.000 metri quadrati di La Ciudadela era circondato da spessi e imponenti terrapieni alti pi di sei metri e mezzo e lunghi circa quattrocentocinquanta su ciascun lato.433
Avevo raggiunto l'estremit occidentale dello spiazzo. Salii una ripida rampa di scale che conduceva in cima al terrapieno e girai verso nord, incamminandomi lungo il Viale dei Morti. Ancora una volta dovetti ricordare a me stesso che quasi sicuramente questo non era il nome con cui i Teotihuacani (chiunque fossero) chiamavano l'immenso e imponente viale. Il nome spagnolo di Calle de los Muertos, era di origine azteca, e sembrava derivato dall'idea che i numerosi tumuli che s'ergevano su entrambi i lati della strada fossero tombe (il che, come si scopr, non era vero).434
Abbiamo gi preso in considerazione la possibilit che il Viale dei Morti fosse un duplicato terrestre della Via Lattea. Interessante a questo riguardo  l'opera di un altro americano, Alfred E. Schlemmer che, come Hugh Harleston Jr, era un ingegnere. Schlemmer si occupava di previsioni tecnologiche, e in particolare della previsione dei terremoti,435 e su questo argomento present un intervento all'XI Convegno Nazionale degli Ingegneri Chimici (nell'ottobre 1971 a Citt del Messico).
La tesi sostenuta da Schlemmer era che probabilmente il Viale dei Morti non era mai stato una strada. Forse invece, era stato progettato come una serie di vasche riflettenti che, piene d'acqua e collegate tra loro, digradavano tramite una serie di chiuse lungo la Piramide della Luna situata all'estremit settentrionale, fino alla Cittadella a sud.
Mentre mi dirigevo di buon passo a nord verso la Piramide della Luna ancora lontana, mi parve che questa teoria avesse diversi punti a suo favore. In primo luogo il Viale era interrotto a intervalli regolari da alti muri divisori, ai piedi dei quali si potevano chiaramente vedere i resti di chiuse di ottima fattura. Inoltre, la configurazione del terreno avrebbe facilitato un flusso idraulico da nord verso sud poich la base della Piramide della Luna s'ergeva da un fondo che era approssimativamente trenta metri pi alto della zona prospiciente la Cittadella. Non sarebbe stato difficile riempire d'acqua le sezioni separate ed era davvero possibile che queste servissero da vasche riflettenti, creando uno spettacolo ben pi magnifico di quelli offerti dal Taj Mahal o dai favolosi giardini galleggianti di Shalimar Bagh. Infine, il Progetto di Rilevamento di Teotihuacn (finanziato dalla National Science Foundation di Washington DC, e condotto dal professor Rene Millon dell'Universit di Rochester) aveva dimostrato definitivamente che l'antica citt possedeva numerosi canali e sistemi di diramazione di vie d'acqua progettati con cura, scavati artificialmente raddrizzando parti del corso di un fiume, che formavano una rete all'interno di Teotihuacn e scorrevano fino [al Lago Texcoco], il quale oggi si trova a sedici chilometri di distanza ma forse anticamente era pi vicino.436

Ricostruzione grafica di Teotihuacn: il Viale dei Morti vista da dietro la Piramide della Luna. La Piramide del Sole si trova a sinistra del Viale dei Morti. Dietro, in lontananza, si scorge il tempio-piramide di Quetzalcatl all'interno del recinto della Cittadella.
Si dibatt molto su quale fosse la destinazione d'uso di questo enorme impianto idraulico. Secondo Schlemmer il particolare corso d'acqua che egli aveva individuato era stato costruito per svolgere una funzione pratica di monitor sismico a lungo raggio, nel contesto di un'antica scienza, ormai incomprensibile.437 Sottoline che terremoti lontani possono causare la formazione di onde verticali su una superficie liquida che si trovi dalla parte opposta del pianeta e sugger che forse le vasche riflettenti accuratamente graduate e intervallate del Viale dei Morti erano state progettate per permettere ai teotihuacani di leggere dalle onde verticali che vi si formavano la localizzazione e l'intensit di terremoti verificatisi in diverse parti del globo, in modo da poter predire eventi simili nella loro zona.438
Naturalmente non esistevano prove che suffragassero la teoria di Schlemmer. Tuttavia, quando rammentai la fissazione dei terremoti e delle inondazioni che ricorreva in tutta la mitologia messicana, e la preoccupazione altrettanto ossessiva della predizione di eventi futuri evidente nel calendario maya, mi sentii meno propenso a scartare le conclusioni apparentemente stiracchiate dell'ingegnere americano. Se Schlemmer aveva ragione, se gli antichi teotihuacani conoscevano davvero i principi della vibrazione risonante e li avevano applicati alle previsioni sismologiche, ne conseguiva che erano in possesso di una scienza superiore. E se persone come Hagar e Harleston avevano ragione - se, per esempio, nella geometria di base di Teotihuacn era stato inserito anche un modello in scala del sistema solare - anche questo fatto indicava che la citt era stata fondata da una civilt evoluta dal punto di vista scientifico non ancora identificata.
Continuai a camminare verso nord lungo il Viale dei Morti e poi svoltai a est, in direzione della Piramide del Sole. Ma prima di raggiungere quel grandioso monumento mi fermai a esaminare un patio diroccato, la cui caratteristica principale era un antico tempio che nascondeva uno sconcertante mistero sotto il pavimento di pietra.

23

IL SOLE, LA LUNA E IL VIALE DEI MORTI
Alcune scoperte archeologiche vengono annunciate con grande ostentazione, altre, per varie ragioni, invece no. In quest'ultima categoria va incluso lo spesso ed esteso strato di lamine di mica rinvenuto nel 1906 tra due dei livelli superiori della Piramide del Sole di Teotihuacn quando fu esplorata in vista dei lavori di restauro. Il disinteresse che accolse questa scoperta e la mancanza di ulteriori studi per determinare la sua possibile funzione sono piuttosto comprensibili poich non appena portata alla luce, la mica, che aveva un considerevole valore commerciale, fu rimossa e venduta. A quanto pare il colpevole fu Leopoldo Bartres, al quale il governo messicano aveva commissionato il restauro della piramide logorata dal tempo.439
In tempi molto pi recenti c' stata un'altra scoperta di mica a Teotihuacn (nel Tempio della Mica) e anche questa  passata praticamente inosservata. In questo caso il motivo  pi difficile da spiegare in quanto non ci sono stati saccheggi e la mica  rimasta al suo posto.440
Parte di un gruppo di edifici, il Tempio della Mica s'erge intorno a uno spiazzo a circa trecento metri dalla facciata occidentale della Piramide del Sole. Immediatamente sotto un pavimento rivestito di pesanti lastroni di pietra, un gruppo di archeologi finanziato dalla Viking Foundation port alla luce due massicce lamine di mica le quali erano state accuratamente collocate a qualche scopo in tempi remotissimi da un popolo che doveva essere esperto nel taglio e nella lavorazione di questo materiale. Le lamine misurano ventisette metri quadrati e formano due strati, posti direttamente uno sopra l'altro.441
La mica non  una sostanza uniforme bens contiene elementi in tracce di diversi metalli, a seconda del tipo di formazione rocciosa in cui si trova. Di norma tra questi metalli figurano il potassio e l'alluminio e anche, in quantit variabili, ferro, minerali ferrici e ferrosi, magnesio, litio, manganese e titanio. Gli elementi in tracce del Tempio della Mica di Teotihuacn indicano che le lamine rinvenute sotto il pavimento appartengono a un tipo che si trova solo in Brasile, a circa tremiladuecento chilometri di distanza.442  ovvio, quindi, che i costruttori del tempio avevano bisogno proprio di questo speciale tipo di mica ed erano pronti a fare grandi sforzi per procurarsela, altrimenti avrebbero potuto utilizzare la variet reperibile sul posto a un prezzo inferiore e con meno fatica.
La mica non viene in mente come ovvio materiale universale da pavimentazione. Il fatto che sia stata impiegata per formare strati sotto un pavimento, rimanendo cos completamente nascosta alla vista, sembra particolarmente bizzarro se teniamo presente che nelle Americhe, e tantomeno nel resto del mondo, non  stato scoperto nessun altro edificio con una caratteristica come questa.443
La consapevolezza che non saremo mai in grado di stabilire n la posizione esatta n la funzione del grande strato che Bartres port alla luce e rimosse nel 1906 dalla Piramide del Sole ci riempie di frustrazione. D'altro canto, siamo portati a pensare che i due strati intatti del Tempio della Mica, collocati come sono in un posto in cui non hanno alcuna funzione decorativa, fossero destinati a svolgere un compito preciso. Per inciso  il caso di rilevare che la mica possiede caratteristiche che la rendono particolarmente adatta per una serie di applicazioni tecnologiche. Nell'industria moderna viene utilizzata nella costruzione di condensatori ed  un ottimo isolante termico ed elettrico.  anche opaca ai neutroni veloci e pu funzionare da moderatore nelle reazioni nucleari.

Cancellando messaggi dal passato
Piramide del Sole, Teotihuacn
Dopo essere salito pi di sessanta metri per una serie di rampe di scale di pietra arrivai in cima e guardai verso lo zenit. Era mezzogiorno del 19 maggio, e il sole era a perpendicolo, come sarebbe stato di nuovo il 25 luglio. In queste due date, e non per caso, la facciata occidentale della piramide era orientata esattamente verso il punto in cui tramontava il sole.444
Un altro effetto, pi curioso ma ugualmente voluto, poteva essere osservato in occasione degli equinozi, il 20 marzo e il 22 settembre. Allora, a mezzogiorno, il passaggio dei raggi del sole da sud verso nord causava l'obliterazione progressiva di un'ombra perfettamente diritta che correva lungo uno degli ordini inferiori della facciata occidentale. L'intero processo, dall'ombra totale all'illuminazione totale, si compiva esattamente in 66,6 secondi. Si era verificato cos senza fallo, anno dopo anno, fin da quando la piramide era stata costruita e avrebbe continuato a farlo finch il gigantesco edificio non sarebbe crollato.445
Ci, naturalmente, stava a significare che almeno una delle numerose funzioni della piramide era stata quella di servire da orologio perpetuo, segnalando con precisione gli equinozi e facilitando cos le opportune e necessarie correzioni al calendario per un popolo, come quello maya, evidentemente ossessionato dallo scorrere del tempo e dalla sua misurazione. Un'altra deduzione da trarre era che i mastri costruttori di Teotihuacn dovevano possedere un bagaglio immenso di dati astronomici e geodetici a cui fecero riferimento per dare alla Piramide del Sole l'orientamento esatto indispensabile per ottenere gli effetti equinoziali desiderati.
Questo era davvero un esempio di progettazione e architettura d'alto livello. Era sopravvissuto tanto al passaggio dei millenni quanto alla ristrutturazione sommaria di gran parte del rivestimento esterno della piramide condotta nel primo decennio del ventesimo secolo dal sedicente restauratore Leopoldo Bartres. Oltre a fare man bassa di preziose testimonianze che avrebbero potuto aiutarci a comprendere meglio gli scopi per cui l'enigmatica costruzione era stata eretta, questo sgradevole lacch del corrotto dittatore messicano Porfirio Diaz aveva asportato completamente lo strato esterno di pietra, malta e intonaco per una profondit di oltre sei metri dalla facciata settentrionale, orientale e meridionale. Il risultato fu catastrofico: con le piogge intense la sottostante superficie di adobe cominci a sciogliersi e a dare segni di flusso plastico che minacciava di distruggere l'intero edificio. Anche se lo slittamento fu arrestato con rimedi improvvisati, rimaneva il fatto che la Piramide del Sole era stata privata di quasi tutti i suoi elementi di rivestimento originali.
Naturalmente, secondo i moderni criteri dell'archeologia fu un imperdonabile atto di profanazione. Per questo fatto non conosceremo mai il significato del grande numero di sculture, iscrizioni, bassorilievi e manufatti che quasi certamente fu portato via insieme a quei sei metri di rivestimento esterno. Ma questa non fu l'unica e tantomeno la pi deplorevole conseguenza dell'assurdo vandalismo di Bartres. Alcune testimonianze sconcertanti inducevano a pensare che forse gli ignoti architetti della Piramide del Sole avevano volutamente incorporato dati scientifici in molte dimensioni chiave del grande edificio. Queste prove erano state raccolte ed estrapolate dalla facciata occidentale intatta (che, non a caso, era anche il lato su cui si potevano ancora osservare i voluti effetti equinoziali), ma, grazie a Bartres, con ogni probabilit nessuna informazione del genere sarebbe emersa dalle altre tre facciate a causa delle arbitrarie alterazioni che avevano subito. Per di pi, stravolgendo drasticamente la forma e la grandezza originali di una parte tanto consistente della piramide, probabilmente il restauratore messicano aveva privato i posteri di alcuni dei pi importanti insegnamenti che Teotihuacn avesse da offrire.

Numeri eterni
Il numero trascendente noto comep,  fondamentale nella matematica superiore. Con un valore leggermente maggiore di 3,14 esso corrisponde al rapporto tra il diametro di un cerchio e la sua circonferenza. In altre parole, se il diametro di un cerchio  pari a trenta centimetri, la circonferenza di quel cerchio sar 30 centimetri x 3,14 = 94,20 centimetri. Analogamente, poich il diametro di un cerchio  esattamente il doppio del raggio, possiamo usare ilp per calcolare la circonferenza di qualsiasi cerchio partendo dal suo raggio. In questo caso, per, la formula sar la lunghezza del raggio moltiplicata per 2p. A mo' di illustrazione, prendiamo ancora un cerchio il cui diametro misuri trenta centimetri. Il suo raggio sar quindi di quindici centimetri, e la sua circonferenza potr essere ottenuta nel seguente modo: 15 centimetri 2 3,14 = 94,20 centimetri. Allo stesso modo, un cerchio il cui raggio misuri dieci centimetri avr una circonferenza di 62,80 centimetri (10 centimetri 2 3,14), e un cerchio con un raggio di dodici centimetri avr una circonferenza di 75,36 centimetri (12 centimetri 2 3,14).
Queste formule che utilizzano il valore dip per calcolare la circonferenza partendo dal diametro o dal raggio valgono per tutti i cerchi, a prescindere dalla loro grandezza, e anche, naturalmente, per tutte le sfere e semisfere. Sembrano relativamente semplici, col senno di poi. Tuttavia si ritiene che la loro scoperta, la quale rappresent una conquista rivoluzionaria per la matematica, sia avvenuta tardi nella storia dell'umanit. Secondo l'opinione ortodossa il primo a calcolare il valore corretto delp a 3,14 fu Archimede, nel terzo secolo a.C.446 Gli studiosi non ammettono che i matematici del Nuovo Mondo si siano mai nemmeno avvicinati alp prima dell'arrivo degli europei nel sedicesimo secolo. Perci si rimane disorientati quando si scopre che sia la Grande Piramide di Giza (costruita pi di duemila anni prima della nascita di Archimede) sia la Piramide del Sole di Teotihuacn, che risale a moltissimo tempo prima della conquista, contengono il valore delp. Per di pi, lo fanno in maniera molto simile, e in un modo che non lascia alcun dubbio sul fatto che gli antichi costruttori di qua e di l dell'Atlantico avessero piena dimestichezza con questo numero trascendente.
I principali fattori presenti nella geometria di una qualsiasi piramide sono: 1) l'altezza del vertice che sovrasta il terreno e 2), il perimetro del monumento a livello del terreno. Per quanto riguarda la Grande Piramide, il rapporto tra l'altezza originaria (146,729 metri)447 e il perimetro (921,45)448 risulta uguale al rapporto tra il raggio e la circonferenza di un cerchio, cio 2p.449 Cos, se prendiamo l'altezza della piramide e la moltiplichiamo per 2p (come faremmo con il raggio di un cerchio per calcolare la sua circonferenza) possiamo ottenere una lettura precisa del perimetro del monumento (146,729 metri 2 3,14 = 921,45 metri). In alternativa, se capovolgiamo l'equazione e cominciamo dalla circonferenza a livello del terreno, otteniamo una lettura altrettanto precisa dell'altezza del vertice (921,45 metri diviso 2 diviso 3,14 = 146,729 metri).
Poich  quasi inconcepibile che una correlazione matematica cos precisa potesse venir fuori per caso, dobbiamo per forza concludere che i costruttori della Grande Piramide conoscevano veramente ilp e che incorporarono di proposito il suo valore nelle dimensioni del loro monumento.

L'altezza della Piramide del Sole 4p = il perimetro della sua base. L'altezza della Grande Piramide di Giza 2p = il perimetro della sua base.
Ora prendiamo in considerazione la Piramide del Sole di Teotihuacn. L'angolo formato dai suoi lati misura 43,5450 (mentre quello della Grande Piramide  di 52)451. Il monumento messicano  meno inclinato perch il perimetro della base, di 893,91 metri,452  solo di poco pi piccolo di quello del suo equivalente egiziano, mentre il vertice  considerevolmente pi basso (misurava all'incirca 71,17 metri prima del restauro di Bartres)453.
La formula 2p che ha funzionato con la Grande Piramide non funziona con queste misure. Ma una di 4p s. Cos, se prendiamo l'altezza della Piramide del Sole (71,17 metri) e la moltiplichiamo per 4p, otteniamo ancora una volta una lettura accuratissima del perimetro: 71,17 metri 4 3,14 = 893,89 metri (una differenza pari a due centimetri rispetto al valore esatto di 893,91 metri).
Senza dubbio tutto questo ha le stesse probabilit di essere una coincidenza del rapportop estrapolato dalle dimensioni del monumento egiziano. Inoltre, il fatto stesso che entrambe le costruzioni incorporino rapportip (a differenza di tutte le altre piramidi di qua e di l dell'Atlantico) suggerisce fortemente non solo l'esistenza di una conoscenza matematica superiore nell'antichit, ma anche di una sorta di scopo comune sottostante.
Come abbiamo visto il desiderato rapporto altezza/perimetro della Grande Piramide (2p) richiedeva un infido e stravagante angolo di inclinazione per i suoi lati: 52. Analogamente, il desiderato rapporto altezza/perimetro della Piramide del Sole (4p) richiedeva un angolo di inclinazione ugualmente eccentrico: 43,5. Se non avessero avuto altri motivi sarebbe sicuramente stato pi semplice per gli architetti dell'antico Egitto e dell'antico Messico optare per i 45 (che avrebbero potuto facilmente ottenere e verificare bisecando un angolo retto).
Quale poteva essere lo scopo comune che aveva indotto i costruttori delle piramidi di qua e di l dell'Atlantico a darsi tanto da fare per strutturare con estrema precisione il valore dip in quei due straordinari monumenti? Poich a quanto pare non c' stato alcun contatto diretto tra le civilt del Messico e dell'Egitto nei periodi in cui furono costruite le piramidi, non  forse ragionevole desumere che entrambe, in tempi remoti, ereditarono determinate idee da una fonte comune?
 possibile che l'idea comune espressa nella Grande Piramide e nella Piramide del Sole avesse a che fare con le sfere, dal momento che queste, come le piramidi, sono oggetti tridimensionali (mentre i cerchi, per esempio, hanno solo due dimensioni)? Il desiderio di simboleggiare delle sfere in monumenti tridimensionali dalle superfici piane spiegherebbe perch ci si diede tanta pena per assicurare che entrambi contenessero inconfondibili rapporti dip. Inoltre, appare probabile che l'intenzione dei costruttori di entrambi questi monumenti non fosse tanto di simboleggiare le sfere in generale quanto di attirare l'attenzione su una sfera particolare: il pianeta Terra.
Passer molto tempo prima che gli archeologi ortodossi saranno pronti ad ammettere che alcuni popoli del mondo antico erano abbastanza progrediti in campo scientifico da possedere informazioni valide riguardo alla forma e alla grandezza della terra. Tuttavia, secondo i calcoli di Livio Catullo Stecchini, un professore americano di Storia della Scienza e stimato esperto di misure antiche, le prove dell'esistenza di una conoscenza anomala come questa nell'antichit sono irrefutabili.454 Le conclusioni di Stecchini, che si riferiscono soprattutto all'Egitto, colpiscono in modo particolare perch derivano da dati matematici e astronomici che, per unanime consenso, sono assolutamente fuori discussione.455 Un esame pi esauriente di queste conclusioni e della natura dei dati su cui poggiano,  presentato nella Parte VII. A questo punto, tuttavia, alcune parole di Stecchini potrebbero gettare un'ulteriore luce sul mistero che ci troviamo di fronte:
L'idea di fondo della Grande Piramide era che doveva essere una rappresentazione dell'emisfero settentrionale della terra, una semisfera proiettata su superfici piatte come si fa in cartografia... La Grande Piramide era una proiezione su quattro superfici triangolari. L'apice rappresentava il polo e il perimetro l'equatore. Questo  il motivo per cui il perimetro  in rapporto di 2p rispetto all'altezza. La Grande Piramide rappresenta l'emisfero settentrionale in una scala di 1,43.200.456
Nella Parte VII vedremo perch fu scelta questa scala.

Una citt matematica
Mentre mi dirigevo verso l'estremit settentrionale del Viale dei Morti, si levava davanti a me la Piramide della Luna che, misericordiosamente lasciata intatta dai restauratori, aveva mantenuto la sua forma originale di ziggurat a quattro gradoni. Anche la Piramide del Sole in origine consisteva di quattro ordini, ma Bartres ne aveva aggiunto per capriccio un quinto tra il terzo e il quarto livello.
Tuttavia, c'era una caratteristica originale della Piramide del Sole che Bartres non era riuscito a rovinare: un passaggio sotterraneo che da una grotta naturale portava sotto la facciata occidentale. Scoperto per caso nel 1971, successivamente questo passaggio fu esplorato a fondo. Alto due metri e dieci centimetri, si scopr che correva in direzione est per pi di cento metri fino a raggiungere un punto vicino al centro geometrico della piramide.457 Qui sbucava in una seconda grotta piuttosto grande che era stata allargata artificialmente in una forma che ricordava da vicino un quadrifoglio. Le foglie erano camere, con una circonferenza di circa diciotto metri ciascuna, contenenti una variet di manufatti come dischi di ardesia finemente incisi e specchi lucidissimi. C'era anche un complesso sistema di drenaggio composto da segmenti di tubi di roccia scavata collegati tra loro.458
Quest'ultima caratteristica era particolarmente sconcertante poich si riteneva che all'interno della piramide non ci fossero fonti d'acqua.459 Le chiuse, tuttavia, lasciavano ben pochi dubbi sul fatto che anticamente dovesse esserci dell'acqua, e con tutta probabilit anche in grandi quantit. Questo mi fece venire in mente le prove riguardanti la presenza, in passato, dell'acqua nel Viale dei Morti, le chiuse e i muri divisori che avevo visto prima nella parte settentrionale della Cittadella, e la teoria di Schlemmer delle vasche riflettenti e della previsione dei terremoti.
Invero, pi ci pensavo e pi mi sembrava che l'acqua fosse stata il motivo dominante di Teotihuacn. Sebbene quella mattina me ne fossi a malapena reso conto, il Tempio di Quetzalcatl era stato decorato non solo con le effigi del Serpente Piumato, ma anche con simboli inconfondibilmente acquatici, tra i quali spiccava un disegno sinuoso che faceva pensare alle onde e un'infinit di bellissime conchiglie scolpite. Con queste immagini nella mente, raggiunsi il piazzale ai piedi della Piramide della Luna e lo immaginai sommerso, come forse era davvero, da circa tre metri d'acqua. Sarebbe stato uno spettacolo magnifico nella sua maestosit, imponenza e imperturbabilit.
Anche la Piramide di Accapna nella lontana Tiahuanaco un tempo era circondata dall'acqua, che era il motivo dominante laggi proprio come, ora me ne rendevo conto, a Teotihuacn.
Cominciai a salire sulla Piramide della Luna. Era pi piccola della Piramide del Sole, addirittura neanche la met, e secondo i calcoli era stata costruita con circa un milione di tonnellate di pietra e terra, contro i due milioni e mezzo della Piramide del Sole. In altre parole, i due monumenti avevano un peso complessivo di tre milioni e mezzo di tonnellate. Si riteneva improbabile che una simile quantit di materiale potesse essere stata maneggiata da meno di quindicimila uomini, e secondo le stime una forza lavoro di quell'entit avrebbe impiegato almeno trent'anni per portare a termine un'impresa tanto enorme.460
Nei dintorni sarebbe stato senz'altro possibile reperire un numero sufficiente di operai: il Progetto di Rilevamento di Teotihuacn aveva dimostrato che la popolazione della citt al massimo della sua espansione poteva aver toccato la ragguardevole cifra di duecentomila unit, facendone cos una metropoli pi grande della Roma imperiale. Il Progetto aveva anche determinato che i monumenti maggiori visibili oggi occupavano solo una piccola parte dell'area complessiva dell'antica Teotihuacn. Al suo culmine la citt si stendeva su pi di diciannove chilometri quadrati e comprendeva circa cinquantamila alloggi singoli in duemila complessi condominiali, seicento tra piramidi e templi minori, e cinquecento zone industriali specializzate nella fabbricazione della ceramica, di statuette, lapidi, conchiglie, basalto, ardesia e tritume di pietra.461
Raggiunto l'ultimo livello della Piramide della Luna mi fermai e mi voltai lentamente intorno. Sul fondovalle, che digradava dolcemente verso sud, ora si stendeva tutta Teotihuacn: una citt geometrica, progettata e costruita da ignoti architetti prima dell'inizio della storia. A est, affacciata sul dirittissimo Viale dei Morti, si profilava la Piramide del Sole, la quale stampava senza posa il messaggio matematico per cui era stata programmata un'infinit di secoli addietro, un messaggio che sembrava richiamare la nostra attenzione sulla forma della terra. Si aveva quasi l'impressione che la civilt che aveva fondato Teotihuacn avesse scelto di proposito di codificare informazioni complesse in monumenti duraturi, e di farlo utilizzando un linguaggio matematico.
Perch un linguaggio matematico?
Forse perch, per quanto drastici potessero essere i cambiamenti e le trasformazioni che avrebbe potuto subire la civilt umana, il raggio di un cerchio moltiplicato per 2p (o la met del raggio moltiplicato per 4p) avrebbe sempre dato la misura esatta della circonferenza di quel cerchio. In altre parole, forse era stato scelto un linguaggio matematico per motivi pratici: a differenza di qualsiasi lingua verbale, un codice del genere poteva sempre essere decifrato, perfino da persone appartenenti a culture diverse e a epoche future lontane migliaia di anni.
Ancora una volta mi sentii messo di fronte alla sconcertante possibilit che un intero episodio della storia dell'umanit fosse stato dimenticato. Invero, allora, mentre guardavo la citt matematica degli di dalla cima della Piramide della Luna, mi sembr probabile che la nostra specie soffrisse di qualche terribile amnesia e che il periodo buio cos superficialmente e frettolosamente etichettato come preistoria potesse svelare verit inimmaginate riguardo al nostro passato.
Che cos', in fondo, la preistoria, se non un tempo dimenticato, un tempo sul quale non possediamo testimonianze? Che cos' la preistoria se non un'epoca di impenetrabile oscurit nella quale vissero i nostri antenati ma di cui noi non serbiamo alcun ricordo cosciente? Fu proprio quell'epoca di oscurit a tramandarci Teotihuacn, con tutti i suoi enigmi, rappresentata in un cifrario matematico lungo linee astronomiche e geodetiche. E fu quella stessa epoca a creare le grandiose sculture olmeche, il calendario incredibilmente esatto e accurato che i maya ereditarono dai loro predecessori, gli imperscrutabili geroglifici di Nazca, la misteriosa citt andina di Tiahuanaco... e infinite altre meraviglie di cui non conosciamo la provenienza.
 quasi come se ci fossimo destati alla luce della storia da un lungo e tormentato sonno, e tuttavia continuiamo a essere turbati dai fiochi ma ossessivi echi dei nostri sogni...

Parte quarta

Il mistero dei miti
Una specie affetta da amnesia

24

GLI ECHI DEI NOSTRI SOGNI
In alcuni dei miti pi potenti e duraturi che abbiamo ereditato dai tempi antichi, la nostra specie sembra serbare un ricordo confuso ma forte di una spaventosa catastrofe universale.
Da dove provengono questi miti?
Perch, sebbene derivino da culture differenti, le loro trame sono tanto simili? Perch sono permeati da simboli comuni? E perch tanto di frequente condividono gli stessi personaggi e intrecci standard? Se sono davvero memorie, perch non esistono testimonianze storiche del disastro planetario a cui sembrano alludere?
 possibile che i miti stessi siano testimonianze storiche?  possibile che queste storie ingegnose e immortali, composte da geni anonimi, fossero il mezzo utilizzato per annotare quelle informazioni e tramandarle nel tempo prima dell'inizio della storia?

E l'arca galleggiava sulle acque
Nell'antico Sumer, c'era un re che aspirava alla vita eterna. Si chiamava Gilgamesh. Conosciamo le sue gesta perch i miti e le tradizioni della Mesopotamia, incisi in scrittura cuneiforme su tavolette di argilla cotta, sono pervenuti fino a noi. Diverse migliaia di queste tavolette, alcune risalenti al terzo millennio a.C., sono state rinvenute nelle sabbie del moderno Iraq. Trasmettono un ritratto eccezionale di una cultura scomparsa e ci rammentano che perfino a quei tempi antichissimi gli esseri umani preservavano memorie di epoche ancora pi remote, epoche da cui erano stati separati da un grande e terribile diluvio:
Proclamer al mondo le imprese di Gilgamesh, l'uomo a cui erano note tutte le cose, il re che conobbe i paesi del mondo. Era saggio; vide misteri e conobbe cose segrete; un racconto egli ci rec dei giorni prima del Diluvio. Fece un lungo viaggio, fu esausto, consunto dalla fatica; quando ritorn si ripos, su una pietra l'intera storia incise.462
La storia che Gilgamesh riport gli era stata raccontata da un certo Utnapishtim, un re che aveva governato migliaia di anni prima e, sopravvissuto al grande diluvio, era stato ricompensato con il dono dell'immortalit perch aveva conservato il seme dell'umanit e di tutte le creature viventi.
Fu molto, molto tempo fa, narr Utnapishtim, quando gli di dimoravano sulla terra: Anu, il signore del firmamento, Enlil, l'esecutore delle decisioni divine, Ishtar, la dea della guerra e dell'amore sessuale ed Ea, il signore delle acque, l'amico e protettore naturale dell'uomo.
In quei giorni il mondo pullulava, la gente si moltiplicava, il mondo mugghiava come toro selvaggio e il grande dio venne destato dal clamore. Enlil ud il clamore e disse agli di in consesso: Lo strepito dell'umanit  intollerabile e il sonno non  pi possibile a cagione di questa babele. Cos gli di si accordarono per sterminare l'umanit.463
Ea, per, ebbe compassione di Utnapishtim. Parlando attraverso il muro di canne della casa del re, lo inform dell'imminente catastrofe e gli ordin di costruire una nave su cui potesse mettersi in salvo insieme alla sua famiglia:
[...]Abbatti la tua casa e costruisci una nave, abbandona i tuoi averi e cerca la vita, disprezza i beni mondani e mantieni viva l'anima tua. Abbatti la tua casa, ti dico, e costruisci una nave. Ecco le misure del battello [...]: che la sua larghezza sia pari alla sua lunghezza, [...] conduci quindi nella nave il seme di tutte le creature viventi.464
Utnapishtim costru la barca come gli era stato ordinato appena in tempo. Vi caricai tutto ci che avevo, disse, vi caricai il seme di tutte le creature viventi:
Vi caricai [...] la mia famiglia, i parenti, gli animali del campo sia selvatici sia domestici, e tutti gli artefici. [...] Il tempo era compiuto. [...] Alle prime luci dell'alba venne dall'orizzonte una nube nera; tuonava da dentro, l dove viaggiava Adad, signore della tempesta. [...] Sgomento e disperazione si levarono fino al cielo quando il dio della tempesta trasform la luce del giorno in tenebra, quando infranse la terra come un coccio. Per un giorno intero impervers la bufera, infuriando sempre di pi si riversava sulla gente [...] nessuno poteva vedere il proprio fratello, n dal cielo si potevano vedere gli uomini. Anche gli di furono terrorizzati dal diluvio, fuggirono nel pi alto cielo, il firmamento di Anu; si rannicchiarono contro le mura, acquattandosi come cani bastardi. Poi Ishtar [...] grid come donna in travaglio: [...] Guerre ho ordinato per distruggere gli uomini, ma non sono forse essi la mia gente, dal momento che io li ho generati? Ora nell'oceano galleggiano come pesci.465
Frattanto, continu Utnapishtim:
I venti soffiarono per sei giorni e sei notti; fiumana, bufera e piena sopraffecero il mondo, bufera e piena infuriarono assieme come schiere in battaglia. Quando venne l'alba del settimo giorno, la tempesta dal Sud diminu, divenne calmo il mare, la piena s'acquiet; guardai la faccia del mondo e c'era silenzio, tutta l'umanit era stata trasformata in argilla. La superficie del mare si estendeva piatta come un tetto, aprii un boccaporto e la luce cadde sul mio viso. Poi mi inchinai, mi sedetti e piansi, le lacrime scorrevano sul mio volto, poich da ogni parte c'era il deserto d'acqua. [...] A quattordici leghe di distanza apparve una montagna, e l si aren la nave; sul monte Nisir rimase incagliata la nave, rimase incagliata e non si mosse. [...] All'albeggiare del settimo giorno liberai una colomba e la lasciai andare. Vol via, ma non trovando dove riposarsi fece ritorno. Poi liberai una rondine ed essa vol via, ma non trovando dove riposarsi fece ritorno. Poi liberai un corvo e questo vide che le acque si erano ritirate, mangi, vol all'intorno, gracchi e non fece ritorno.466
Utnapishtim sapeva che adesso poteva sbarcare senza correre pericoli:
[...] Versai una libagione sulla cima del monte. [...] Ammassai legno e canna e cedro e mirto. Quando gli di fiutarono il dolce profumo accorsero come mosche sopra al sacrificio.467
Questi testi non sono assolutamente gli unici a esserci pervenuti dall'antico paese di Sumer. In altre tavolette - alcune delle quali hanno quasi cinquemila anni, altre meno di tremila - la figura simile a No di Utnapishtim  variamente nota come Zisudra, Xisuthros o Atrahasis. Ma  sempre immediatamente riconoscibile come lo stesso personaggio patriarcale che, avvisato dallo stesso dio misericordioso, sopravvive allo stesso diluvio universale nella stessa arca sballottata dalla tempesta e i cui discendenti ripopolano il mondo.
Ci sono molte somiglianze evidenti tra il mito del diluvio mesopotamico e il famoso racconto biblico di No e il diluvio.468 Gli studiosi discutono all'infinito sulla natura di queste somiglianze. Ci che importa veramente, comunque,  che in ogni sfera d'influenza la stessa solenne tradizione  stata preservata per i posteri, una tradizione che narra, in una lingua vivida, di una catastrofe universale e della distruzione pressoch totale dell'umanit.

America Centrale
Lo stesso identico messaggio fu preservato nella Valle di Messico, all'altro capo del mondo rispetto ai Monti Ararat e Nisir. In quel luogo, culturalmente e geograficamente isolato dalle influenze giudaico-cristiane, secoli e secoli prima dell'arrivo degli spagnoli si narravano storie di un grande diluvio. Come il lettore ricorder dalla Parte III, si credeva che questo diluvio avesse imperversato su tutta la terra alla fine del Quarto Sole: La distruzione venne in forma di piogge torrenziali e inondazioni. Le montagne sparirono e gli uomini furono trasformati in pesci...469
Secondo la mitologia azteca sopravvissero solo due esseri umani: un uomo, Coxcoxtli, e sua moglie, Xochiquetzal, che erano stati preavvisati del cataclisma da un dio. Fuggirono a bordo di un'enorme imbarcazione che avevano ricevuto l'ordine di costruire e si incagliarono nella vetta di un'alta montagna. L scesero a terra, e in seguito ebbero molti figli che rimasero muti finch una colomba sulla cima di un albero non diede loro il dono delle lingue. Queste lingue erano talmente diverse le une dalle altre che i figli non riuscivano a capirsi tra di loro.470
Una tradizione centramericana affine, quella dei mechoacanesecs, corrisponde in modo ancora pi straordinario alla storia cos come la conosciamo dalla Genesi e dalle fonti mesopotamiche. Secondo questa tradizione, il dio Tezcatilpoca decise di distruggere l'intera umanit con un diluvio, salvando solo un certo Tezpi il quale si imbarc su un grande vascello insieme alla moglie, i figli e una gran quantit di animali e uccelli, e scorte di granaglie e sementi, la cui conservazione era essenziale per la futura sussistenza del genere umano. L'imbarcazione si ferm sulla cima affiorante di una montagna dopo che Tezcatilpoca aveva ordinato alle acque del diluvio di ritirarsi. Desideroso di scoprire se poteva sbarcare senza pericolo, Tezpi liber un avvoltoio che, nutrendosi delle carcasse di cui la terra ora era disseminata, non torn. Allora l'uomo liber altri uccelli, dei quali torn solo il colibr, con un ramo fronzuto nel becco. Era questo il segno che la terra aveva cominciato a rinnovarsi e Tezpi e la sua famiglia scesero dall'arca, si moltiplicarono e ripopolarono la terra.471
Memorie di un terribile diluvio causato dal dispiacere divino sono anche preservate nel Popol Vuh. Secondo questo testo arcaico, il Grande Dio decise di creare l'umanit poco dopo l'inizio del tempo. Poich era un esperimento, cominci con fantocci fatti di legno [...che] assomigliavano all'uomo, parlavano come l'uomo. Queste creature caddero in disgrazia perch non si ricordavano del loro Creatore:
Un'inondazione venne prodotta dal Cuore del Cielo; si form un grande diluvio, che cadde sulla testa dei fantocci di legno.
[...] Una resina abbondante scese dal cielo [...] Si oscur la faccia della terra ed incominci una pioggia nera, pioggia di giorno, pioggia di notte.
[...] I fantocci di legno vennero annientati, distrutti e disfatti, e furono uccisi.472
Ma non tutti morirono. Come gli aztechi e i mechoacanesecs, i maya dello Yucatn e del Guatemala credevano che due figure simili a No e a sua moglie, il Grande Padre e la Grande Madre, fossero sopravvissute al diluvio per ripopolare la terra, diventando cos gli antenati di tutte le successive generazioni dell'umanit.473

America del Sud
Spostandoci nell'America del Sud, incontriamo i chibcha della Colombia centrale. Secondo i loro miti, originariamente vivevano come selvaggi, senza leggi, agricoltura e religione. Poi, un giorno, in mezzo a loro apparve un vecchio di una razza diversa. Aveva una barba folta e lunga e si chiamava Bochica. Insegn ai chibcha a costruire capanne e a vivere insieme in societ.
Sua moglie, che era bellissima e si chiamava Chia, apparve dopo di lui, ma era malvagia e le piaceva ostacolare i suoi gesti altruistici. Poich non riusciva a vincere il potere del marito direttamente, ricorse alla magia per provocare un grande diluvio, nel quale per la maggioranza della popolazione. Arrabbiatissimo, Bochica scacci Chia dalla terra e la esili in cielo, dove divenne la luna con il compito di illuminare la notte. Bochica fece anche sparire le acque del diluvio e condusse i pochi superstiti gi dalle montagne dove si erano rifugiati. Dopo di che li dot di leggi, insegn loro a coltivare la terra e fond il culto del sole, con feste periodiche, sacrifici e pellegrinaggi. Poi divise il potere di governare tra i due capi e trascorse il resto dei suoi giorni sulla terra vivendo in quieta contemplazione come un asceta. Quando ascese in cielo divenne un dio.474
Ancora pi a sud, tra i canari, una trib india dell'Ecuador, si narra un'antica storia di un diluvio a cui due fratelli scamparono raggiungendo la cima di una montagna. Via via che l'acqua saliva la montagna diventava pi alta, e cos i due fratelli sopravvissero al disastro.475
Quando furono scoperti, gli indios tupinamba del Brasile veneravano una serie di eroi civilizzatori o creatori. Il primo di questi eroi era Monan (vetusto, vecchio) che, si diceva, era il creatore dell'umanit ma aveva distrutto il mondo con il diluvio e il fuoco...476
Come abbiamo visto nella Parte II, il Per  particolarmente ricco di leggende di diluvi. Una storia tipica narra di un indio che fu avvisato da un lama dell'arrivo di un diluvio. Insieme, l'uomo e il lama si rifugiarono su un'alta montagna chiamata Vilca-Coto:
Quando raggiunsero la vetta della montagna videro che tutti i tipi di uccelli e di animali si erano gi rifugiati lass. Il mare cominci a gonfiarsi, e copr tutte le pianure e le montagne tranne la cima di Vilca-Coto; ma perfino lass le onde si infrangevano talmente alte che gli animali furono costretti a stringersi in una piccola zona... Cinque giorni dopo l'acqua si abbass, e il mare torn nel suo letto. Ma tutti gli esseri umani tranne uno erano affogati, e da lui discendono tutte le nazioni della terra.477
Gli araucani del Cile precolombiano conservavano una tradizione secondo la quale un tempo ci fu un diluvio a cui scamparono pochissimi indios. I sopravvissuti si rifugiarono su un alto monte chiamato Thegtheg (il tonante o lo scintillante) che aveva tre cime ed era in grado di galleggiare sull'acqua.478
Nell'estremo sud del continente una leggenda yamana della Terra del Fuoco riferisce: La donna-luna caus il diluvio. Questo accadde al tempo del grande sconvolgimento... Luna era piena di odio verso gli esseri umani... A quel tempo annegarono tutti, eccetto quei pochi che riuscirono a scappare sulle cinque vette che l'acqua non sommerse.479
Un'altra trib della Terra del Fuoco, i pehuenche, associa il diluvio a un lungo periodo di oscurit: Il sole e la luna caddero dal cielo e il mondo rimase cos, senza luce, per molto tempo finch due condor giganteschi riportarono sia il sole sia la luna su nel cielo.480

America del Nord
Intanto, all'altro capo delle Americhe, tra gli inuit dell'Alaska, esisteva una tradizione che narrava di un terribile diluvio, accompagnato da un terremoto, che infuri sulla terra con una rapidit tale che solo poche persone riuscirono a fuggire con le loro canoe o a rifugiarsi sulle vette delle montagne pi alte, pietrificate dal terrore.481
I Luiseo della California del sud possedevano una leggenda secondo la quale un diluvio sommerse le montagne e distrusse la maggior parte dell'umanit. Solo pochi si salvarono fuggendo sulle vette pi alte che furono risparmiate mentre tutto il resto del mondo fu inondato. I superstiti rimasero lass fino al termine dell'inondazione.482 Pi a nord, simili miti di diluvi erano presenti tra gli huroni.483 E una leggenda dei montagnais, appartenenti al ceppo degli algonchini, narrava che Michabo, o la Grande Lepre, rifond il mondo dopo il diluvio con l'aiuto di un corvo, di un'otaria e di un topo muschiato.484
La History of Dakotas di Lynd, un'opera autorevole del diciannovesimo secolo che conserv molte tradizioni indigene che altrimenti sarebbero andate perdute, riporta un mito irochese in cui il mare e le acque si riversarono contemporaneamente sulla terra, di modo che tutta la vita umana fu distrutta. I chickasaw sostenevano che il mondo era stato distrutto dall'acqua ma che una famiglia si salv insieme a due animali di ogni specie. Anche i sioux parlavano di un tempo in cui non c'era terra asciutta e tutti gli uomini cessarono di esistere.485

Acqua, acqua ogni dove
Fin dove e in quale misura i rivoli del grande diluvio lambiscono le memorie mitiche dell'umanit?
In grandissima misura, in verit. In tutto il mondo si conoscono oltre cinquecento leggende di diluvi e, in una panoramica di ottantasei di queste (venti asiatiche, tre europee, sette africane, quarantasei americane e dieci dall'Australia e dal Pacifico), l'esperto ricercatore Dr Richard Andree concluse che sessantadue erano completamente indipendenti sia dalla narrazione mesopotamica sia da quella ebraica.486
Per esempio, molto tempo fa alcuni eruditi gesuiti, che furono tra i primi europei a visitare la Cina, ebbero l'opportunit di studiare nella Biblioteca Imperiale una vasta opera di 4320 volumi tramandata, secondo la tradizione, dai tempi antichi e contenente tutto lo scibile. Questa grande opera includeva numerose tradizioni incentrate sulle conseguenze insorte quando il genere umano si ribell contro i sommi di e il sistema dell'universo cadde nel disordine: I pianeti mutarono le loro orbite. Il cielo si abbass verso nord. Il sole, la luna e le stelle cambiarono il loro movimento. La terra and in pezzi e le acque delle sue viscere presero a scorrere con impeto verso l'alto inondandola.487
Nella foresta tropicale malese il popolo Chewong crede che di quando in quando il suo mondo, che chiama Terra Sette, si capovolga, in modo che ogni cosa viene inondata e distrutta. Tuttavia, con la mediazione del Dio Creatore Tohan, la nuova superficie piatta di quella che prima era la parte inferiore di Terra Sette, viene plasmata in montagne, valli e pianure. Nuovi alberi vengono piantati e nascono nuovi esseri umani.488
Secondo un mito di un diluvio del Laos e della Tailandia settentrionale tanto tempo fa degli esseri chiamati Then vivevano nel regno superiore, mentre i signori degli inferi erano tre grandi uomini, Pu Leng Seung, Khun K'an e Khun K'et. Un giorno i Then annunciarono che prima di cominciare a mangiare la gente doveva dargli una parte del proprio cibo come segno di rispetto. Il popolo si rifiut e adirati i Then scatenarono un diluvio che devast tutta la terra. I tre grandi uomini costruirono una zattera, sulla quale eressero una casupola, e si imbarcarono insieme a diverse donne e bambini. In questo modo sopravvissero al diluvio insieme ai loro discendenti.489
Anche i karen della Birmania possiedono tradizioni di un diluvio universale dal quale due fratelli si salvarono su una zattera.490 Un siffatto diluvio appare anche nella mitologia vietnamita, in cui un fratello e una sorella sopravvissero in una grande cassa di legno che conteneva anche due esemplari di ogni specie animale.491
Diversi popoli aborigeni dell'Australia, specialmente quelli che provengono per tradizione dalle coste tropicali settentrionali, attribuiscono le proprie origini a un grande diluvio che spazz via il paesaggio e la societ precedenti. Invece, nei miti sulle origini di molte altre trib, il serpente cosmico Yurlunggur (associato all'arcobaleno)  ritenuto responsabile del diluvio.492
Esistono tradizioni giapponesi secondo le quali le isole dell'Oceania si formarono con il ritirarsi delle acque di un grande diluvio.493 Nella stessa Oceania un mito degli indigeni di Hawaii narra che il mondo fu distrutto da un'inondazione e successivamente ricreato da un dio chiamato Tangaloa. I samoani credono che un tempo ci fu un'inondazione che cancell quasi tutta l'umanit. Sopravvissero solo due esseri umani che presero il mare su una barca e infine si fermarono nell'arcipelago di Samoa.494

Grecia, India ed Egitto
Dall'altra parte del mondo, anche la mitologia greca  ossessionata dai ricordi di un diluvio. Qui, tuttavia (come nell'America Centrale), l'inondazione non  considerata un evento isolato bens parte di una serie di distruzioni e ricreazioni del mondo. Gli aztechi e i maya parlavano di una successione di Soli, o epoche, (di cui il nostro era ritenuto il Quinto e ultimo). In modo analogo le tradizioni orali dell'antica Grecia, raccolte e messe per iscritto da Esiodo nell'ottavo secolo a.C., riferivano che prima dell'attuale creazione sulla terra c'erano state altre quattro razze di uomini. Ognuna di queste era considerata pi progredita della successiva. E ognuna, al momento stabilito, era stata inghiottita da un cataclisma geologico.
La prima e pi antica creazione era la razza d'oro dell'umanit che viveva come gli di, libera dalle preoccupazioni, senza pene n sofferenze... Con membra sempre giovani gozzovigliavano ai banchetti... Quando morivano parevano uomini vinti dal sonno. Infine, con il passar del tempo, e per ordine di Zeus, questa razza d'oro sprofond negli abissi della terra. Le succedette la razza d'argento, alla quale segu la razza di bronzo, che a sua volta venne soppiantata dalla razza degli eroi, e questa, infine, fu seguita dalla razza di ferro - la nostra - la quinta e pi recente creazione.495
In questa sede ci interessa in particolar modo la sorte della razza di bronzo. Descritti nei miti come dotati della forza di giganti, e di enormi mani alle estremit degli arti enormi,496 questi uomini formidabili furono sterminati da Zeus, il re degli di, per punizione per i misfatti di Prometeo, il Titano ribelle che aveva donato il fuoco agli uomini.497 Il sistema utilizzato dalla divinit vendicativa per ripulire la terra fu un diluvio immenso.
Nella versione pi diffusa della storia, Prometeo mise incinta una femmina umana. Questa gli diede un figlio chiamato Deucalione, che regn sul paese di Phthia, in Tessaglia, e prese in moglie Pirra, la fulva, figlia di Epimeteo e Pandora. Quando Zeus prese la fatale decisione di distruggere la razza di bronzo, Deucalione, avvisato da Prometeo, costru una cassa di legno, la caric con tutto il necessario, e ci si infil insieme a Pirra. Il re degli di mand gi dal cielo piogge fortissime, inondando gran parte della terra. In questo diluvio per quasi tutto il genere umano, eccetto un piccolo gruppo che si era rifugiato sulle montagne pi alte. Allora avvenne anche che le montagne della Tessaglia furono fatte a pezzi e l'intero paese, fino all'Istmo e al Peloponneso, divenne un'unica distesa d'acqua.
Deucalione e Pirra navigarono su quel mare nella cassa per nove giorni e nove notti, e infine approdarono sul Parnaso. L, una volta cessate le piogge, sbarcarono e compirono sacrifici in onore degli di. In risposta Zeus mand Hermes da Deucalione per annunciargli che poteva chiedere qualsiasi cosa desiderasse. Deucalione chiese esseri umani. Allora Zeus gli ordin di prendere alcune pietre e di gettarle al di sopra della spalla. Le pietre che lanci Deucalione divennero uomini, e quelle che lanci Pirra divennero donne.498
Come No per gli ebrei, cos Deucalione era considerato dai greci degli antichi tempi storici l'antenato della loro nazione e il fondatore di un gran numero di citt e templi.499
Una figura simile veniva venerata nell'India vedica pi di tremila anni fa. Un giorno (narra la storia),
mentre faceva le abluzioni, un saggio di nome Manu si ritrov nel palmo della mano un minuscolo pesce che lo implor di lasciarlo vivere. Preso dalla piet lo mise in un vaso. Il giorno dopo, per, era cresciuto tanto che dovette portarlo al lago. Ben presto il lago divenne troppo piccolo. Gettami in mare, disse il pesce [che in realt era una manifestazione del dio Visn], cos star meglio. Quindi avvis Manu che stava per arrivare un diluvio. Gli mand una grande nave, con l'ordine di caricarvi due esemplari di ogni specie vivente e i semi di tutte le piante, e poi di salire a bordo lui stesso.500
Manu aveva appena eseguito quegli ordini quando l'oceano si gonfi sommergendo ogni cosa, e nulla fu pi visibile all'infuori di Visn nella sua forma di pesce, ormai un'enorme creatura unicorna dalle squame d'oro. Manu leg l'arca al corno del pesce, e Visn la train sulle acque gonfie finch si ferm sulla cima affiorante della Montagna del Nord:501
Il pesce disse: Ti ho salvato; lega il vascello a un albero, di modo che l'acqua non possa trascinarlo via mentre sei sulla montagna; e via via che le acque caleranno scenderai. Manu scese insieme alle acque. Il Diluvio aveva portato via tutte le creature e Manu rimase solo.502
Con lui, e con gli animali e le piante che aveva salvato dalla distruzione, per il mondo ebbe inizio una nuova epoca. Dopo un anno, dalle acque emerse una donna che si present come la figlia di Manu. I due si sposarono ed ebbero figli, diventando cos gli antenati dell'attuale razza dell'umanit.503
Da ultimo, ma tutt'altro che da meno, anche le tradizioni dell'antico Egitto accennano a un grande diluvio. Per esempio, un testo funebre scoperto nella tomba del faraone Seti I, narra della distruzione dell'umanit colpevole per mezzo di un diluvio.504 I motivi di questa catastrofe sono spiegati nel capitolo CLXXV del Libro dei morti, che attribuisce il seguente discorso al dio lunare Thoth:
Hanno combattuto battaglie, hanno incoraggiato conflitti, hanno commesso malvagit, hanno creato ostilit, hanno compiuto carneficine, hanno causato sofferenze e oppressione... [Perci] canceller tutto quello che ho creato. Questa terra entrer nell'abisso acqueo per mezzo di un diluvio furioso, e diverr tranquilla com'era ai primi tempi.505

Sulle tracce di un mistero
Le parole di Thoth ci riportano al punto da cui eravamo partiti, al diluvio sumerico e biblico. La terra era piena di violenza, dice la Genesi:
Dio guard la terra ed ecco essa era corrotta, perch ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
Allora Dio disse a No:  venuta per me la fine di ogni uomo, perch la terra, per causa loro,  piena di violenza; ecco, io li distrugger insieme con la terra.506
Come il diluvio di Deucalione, il diluvio di Manu e il diluvio che distrusse il Quarto Sole degli aztechi, il diluvio biblico segn la fine di un'era del mondo. A quella ne succedette una nuova: la nostra, popolata dai discendenti di No. Fin dall'inizio, per, era sottinteso che anche questa epoca, a tempo debito, si sarebbe conclusa in maniera catastrofica. Per dirla con la vecchia canzone, Dio mand a No il segno dell'arcobaleno; niente pi acqua, la prossima volta sar il fuoco.
La fonte biblica di questa profezia della distruzione del mondo si trova in 2 Pietro 3:
Questo innanzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali [...] diranno: [...] Tutto rimane come al principio della creazione. Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano gi da lungo tempo e che la terra, uscita dall'acqua e in mezzo all'acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall'acqua, per. Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi.
[...] Il giorno del Signore verr come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c' in essa sar distrutta.507
La Bibbia, quindi, per il mondo prevede due epoche, di cui la nostra  la seconda e ultima. Altrove, in altre culture, ricorrono numeri diversi di creazioni e distruzioni. In Cina, per esempio, le epoche distrutte sono dette kis, e si ritiene che ne siano trascorse dieci dall'inizio del tempo fino a Confucio. Alla fine di ogni kis, in un generale sconvolgimento della natura, il mare  fatto uscire dal suo letto, montagne spuntano dal suolo, i fiumi cambiano i loro corsi, gli esseri umani e ogni cosa vengono distrutti, e le antiche tracce cancellate...508
Scritture buddiste parlano di Sette Soli, tutti portati a termine dall'acqua, dal fuoco o dal vento.509 Alla fine del Settimo Sole, l'attuale ciclo universale, si prevede che la terra divamper tra le fiamme.510 Tradizioni aborigene di Sarawak e Sabah ricordano che un tempo il cielo era basso, e ci informano che sei Soli perirono... attualmente il mondo  illuminato dal settimo Sole.511 Analogamente, i Libri Sibillini parlano di nove Soli che sono nove epoche, e profetizzano ancora due epoche a venire, quelle dell'ottavo e del nono Sole.512
Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, gli indiani hopi dell'Arizona (che sono lontani parenti degli aztechi),513 ricordano tre Soli precedenti, ognuno dei quali culmin in una grande distruzione seguita da un graduale riemergere dell'umanit. Nella cosmologia azteca, naturalmente, c'erano quattro soli prima di quello nostro. Queste differenze secondarie riguardanti il numero esatto delle distruzioni e delle creazioni previste da questa o quella mitologia non dovrebbero distoglierci dalla straordinaria convergenza di antiche tradizioni che emerge. In tutte le parti del mondo queste tradizioni sembrano commemorare una vasta serie di catastrofi. In molti casi la natura di ogni successivo cataclisma  oscurata dal ricorso a un linguaggio poetico e dall'accumularsi di metafore e simboli. Inoltre, molto spesso si riferisce di almeno due tipi diversi di disastri avvenuti contemporaneamente (il pi delle volte inondazioni e terremoti, ma a volte anche il fuoco e una spaventosa oscurit).
Tutto questo contribuisce a creare un'immagine confusa e disordinata. I miti degli hopi, per, spiccano per la loro immediatezza e semplicit. Ecco che cosa ci raccontano:
Il primo mondo fu distrutto, per punizione per la cattiva condotta degli uomini, da un fuoco vorace che venne dall'alto e dal basso. Il secondo mondo fin quando il globo terrestre si inclin dal proprio asse e tutto si copr di ghiaccio. Il terzo mondo fin in un diluvio universale. Il mondo attuale  il quarto. La sua sorte dipender dal fatto che i suoi abitanti si comporteranno o meno secondo i disegni del Creatore.514
Qui siamo sulle tracce di un mistero. E anche se forse non potremo mai sperare di sondare i piani del Creatore, dovremmo riuscire ad arrivare a un giudizio riguardo l'enigma dei nostri miti convergenti di distruzione universale.
Attraverso questi miti le voci degli antichi ci parlano direttamente. Che cosa cercano di dirci?

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LE NUMEROSE MASCHERE DELL'APOCALISSE
Come gli indiani hopi dell'America del Nord, gli avestici della Persia preislamica credevano che la nostra epoca del creato fosse stata preceduta da altre tre. Nella prima l'uomo era puro e senza peccato, alto di statura e longevo, ma verso la fine il Maligno dichiar guerra ad Ahura Mazdah, il dio supremo, provocando un grande cataclisma. Nella seconda epoca il Maligno non ebbe successo. Durante la terza il bene e il male si trovarono perfettamente in equilibrio. All'inizio della quarta (l'attuale era del mondo), il male trionf e da allora ha sempre mantenuto la supremazia.515
Secondo le predizioni la fine della quarta epoca avverr presto, ma in questa sede ci che ci interessa  il cataclisma che si verific alla fine della prima. Sebbene non si tratti di un diluvio, converge sotto numerosi aspetti con tante tradizioni di diluvi universali da indurre fortemente a pensare che ci sia qualche nesso.
Le scritture avestiche ci portano indietro a un tempo di paradiso in terra, quando i remoti antenati dell'antico popolo iranico vivevano nel favoloso Airyana Vaejo, la prima creazione buona e felice di Ahura Mazdah fiorita durante la prima era del mondo: il mitico luogo nativo e la patria originaria della stirpe iranica.
A quei tempi Airyana Vaejo godeva di un clima mite e fecondo, e aveva sette mesi d'estate e cinque d'inverno. Ricco di selvaggina e di coltivazioni, i prati pullulanti di corsi d'acqua, questo giardino delle delizie fu trasformato in un'inabitabile distesa desolata con dieci mesi d'inverno e appena due d'estate dopo l'attacco furibondo di Angra Mainyu, il Maligno:
La prima delle buone terre e nazioni che io, Ahura Mazdah, creai, fu l'Airyana Vaejo... Poi Angra Mainyu, che  ricolmo di morte, cre un'opposizione alla medesima, un poderoso serpente e la neve. Ora l ci sono dieci mesi d'inverno, due mesi di estate, e queste sono fredde quanto all'acqua, fredde quanto alla terra, fredde quanto agli alberi... L tutt'intorno cade neve alta, che  la pi tremenda delle piaghe...516
Il lettore concorder sul fatto che qui si accenna a un improvviso e drastico cambiamento del clima di Airyana Vaejo. Le scritture avestiche non ci lasciano dubbi al riguardo. In un punto precedente, descrivendo un incontro tra gli di celesti convocati da Ahura Mazdah, ci informano che il bell'Yima, il buon pastore famosissimo nell'Airyana Vaejo, si present a quel raduno con tutti i suoi eccellenti mortali.
Proprio a questo punto cominciano a saltar fuori gli strani paralleli con le tradizioni del diluvio biblico: infatti, Ahura Mazdah approfitta della riunione per avvertire Yima di ci che sta per succedere per effetto dei poteri del Maligno:
E Ahura Mazdah parl a Yima dicendo: Yima il bello... Sul mondo della materia sta per discendere un inverno funesto, che porter un gelo intenso e rovinoso. Sul mondo fisico scender il male dell'inverno, e perci cadr neve in grande abbondanza...
E periranno tutt'e tre le specie di animali: quelli che vivono nei territori incolti, e quelli che vivono sulle cime delle montagne, e quelli che vivono nei recessi delle valli al riparo delle stalle.
Perci costruisciti un var [un ipogeo o recinto sotterraneo], i cui quattro angoli distino tutti tra loro come quelli di un maneggio. L conduci esemplari di ogni specie animale, grandi e piccoli, dei bovini, delle bestie da soma, e degli uomini, dei cani, degli uccelli, e dei rossi fuochi ardenti.517
L farai scorrere l'acqua. Metterai uccelli sugli alberi lungo la sponda dell'acqua, tra verzure che siano semprevive. L collocherai esemplari di tutte le piante, le pi graziose e fragranti, e di tutti i frutti i pi squisiti. Tutte queste specie di cose e creature non periranno finch si troveranno nel var. Ma non metterci nessuna creatura deforme, n impotente o pazza, n malvagia o falsa, n astiosa o malevola; n alcun uomo che abbia i denti irregolari, n lebbrosi...518
A parte la portata dell'impresa, non vi  che un'unica reale differenza tra il var di divina ispirazione di Yima e l'arca di divina ispirazione di No: mentre l'arca  un mezzo per sopravvivere a un terribile e devastante diluvio che distrugger ogni creatura vivente sommergendo il mondo d'acqua, il var  un mezzo per sopravvivere a un terribile e devastante inverno che distrugger ogni creatura vivente coprendo la terra con un gelido manto di ghiaccio e neve.
Nel Bundahishn, un altro testo zoroastrico (contenente, a quanto pare, antichi frammenti di una parte perduta dell'Avesta originale), vengono date altre informazioni riguardo al cataclisma della glaciazione che sopraffece Airyana Vaejo. Quando mand l'intenso e rovinoso gelo, Angra Mainyu assal e scompigli il cielo.519 Il Bundahishn ci dice che quest'assalto permise al Maligno di dominare un terzo del cielo, che copr di tenebre mentre le incombenti cappe di ghiaccio serravano la loro morsa.520

Freddo, fuoco, terremoti e sconvolgimento dei cieli al di l di ogni immaginazione
Gli iranici avestici della Persia che, com' noto, sono emigrati nell'Asia occidentale da una patria lontana,521 non sono gli unici in possesso di tradizioni arcaiche che riecheggiano la cornice di base del grande diluvio in modi che hanno poche probabilit di essere casuali. Invero, sebbene pi comunemente associati con il diluvio, i familiari temi dell'avvertimento divino e della salvezza di un brandello dell'umanit da un disastro universale, in molte parti del mondo sono anche collegati all'improvvisa avanzata di condizioni climatiche glaciali.
In Sud America, per esempio, gli indios toba della regione del Gran Chaco, che abbraccia i moderni confini del Paraguay, dell'Argentina e del Cile, narrano ancora un antico mito sull'avvento di ci che chiamano il Grande Freddo. A dare il preavviso  una figura eroica semidivina di nome Asin:
Asin disse a un uomo di raccogliere tutta la legna che poteva e di coprire la sua capanna con uno spesso strato di stoppie, perch stava per arrivare un periodo di grande freddo. Non appena la capanna fu pronta Asin e l'uomo si chiusero dentro e aspettarono. Quando il grande freddo arriv, persone tremanti vennero da loro a mendicare un tizzone. Asin fu inflessibile e diede le braci solo a quelli che erano stati suoi amici. La popolazione moriva di freddo, e pianse per tutta la notte. A mezzanotte erano tutti morti, giovani e vecchi, uomini e donne... questo periodo di ghiaccio e nevischio dur per molto tempo e tutti i fuochi si spensero. Il ghiaccio era spesso come cuoio.522
Come nelle tradizioni avestiche, sembra che il grande freddo fosse accompagnato da una grande oscurit. Per citare un toba anziano, queste calamit furono mandate perch quando la terra  piena di gente deve cambiare. La popolazione deve essere ridotta per la salvezza del mondo... Nel caso della lunga oscurit, accadde semplicemente che il sole spar e la popolazione mor di fame. Quando rimasero senza cibo, cominciarono a mangiare i propri figli. Alla fine morirono tutti...523
Il Popol Vuh maya associa il diluvio a molta grandine, pioggia nera e nebbia, e un freddo indescrivibile.524 Narra anche che fu un periodo in cui vi era pochissimo chiarore sulla faccia della terra... era celata la faccia del sole e della luna.525 Altre fonti maya confermano che questi strani e terribili fenomeni si abbatterono sull'umanit ai tempi degli antichi. La terra si oscur... Accadde che il sole era ancora splendente e luminoso. Poi, a mezzogiorno, si fece buio...526 La luce del sole torn solo il ventiseiesimo anno dopo il diluvio.527
Forse il lettore ricorder che molti miti di diluvi e di catastrofi contengono riferimenti non solo al sopraggiungere della grande oscurit ma anche ad altri cambiamenti dell'aspetto dei cieli. Nella Terra del Fuoco, per esempio, si diceva che il sole e la luna caddero gi dal cielo528 e in Cina che i pianeti alterarono il proprio corso. Il sole, la luna e le stelle cambiarono il loro moto.529 Gli incas credevano che anticamente le Ande si spaccarono quando il cielo mosse guerra alla terra.530 I tarahumara del Messico settentrionale conservano leggende della distruzione del mondo incentrate su un cambiamento dell'orbita del sole.531 Un mito africano del basso Congo spiega che molto tempo fa il sole incontr la luna e le lanci addosso del fango, rendendola cos meno luminosa. Quando ebbe luogo questo incontro ci fu una grande inondazione...532 Gli indiani cahto della California narrano semplicemente che il cielo venne gi.533 E gli antichi miti greco-romani raccontano che il diluvio di Deucalione fu immediatamente preceduto da terribili eventi celesti.534 Questi eventi sono vividamente simboleggiati nella storia di Fetonte, il figlio del sole, che appront il carro del padre ma non riusc a guidarlo lungo il suo percorso:
Ben presto gli impetuosi cavalli si accorsero che le redini erano in mani inesperte. Impennandosi e scartando, si allontanarono dal percorso abituale; allora tutta la terra si meravigli al vedere che il glorioso Sole, anzich tenere la propria maestosa e benefica rotta da una parte all'altra del cielo, pareva correre a zigzag verso l'alto per poi precipitare infuriato gi come una meteora.535
Questa non  la sede per speculare su che cosa potrebbe aver causato gli allarmanti sconvolgimenti dell'ordine dei cieli legati alle leggende di cataclismi di tutto il mondo. Per i nostri scopi attuali,  sufficiente notare che queste tradizioni sembrano alludere a quello stesso scompiglio del cielo che accompagn il funesto inverno e l'avanzata delle cappe di ghiaccio descritti nell'Avesta persiano.536 Ma ci sono anche altre connessioni. Il fuoco, per esempio, spesso segue o precede il diluvio. Nel caso dell'avventura di Fetonte con il Sole, l'erba si secc; le messi inaridirono; i boschi andarono in fiamme e fumo; poi, al di sotto, la terra nuda si crep e sgretol e le rocce annerite si ruppero per il calore.537
Spesso in concomitanza con l'inondazione si fa accenno a vulcanismi e a terremoti, soprattutto nelle Americhe. Gli araucani del Cile spiegano molto esplicitamente che l'inondazione fu la conseguenza di eruzioni vulcaniche accompagnate da violenti terremoti.538 I maya mam di Santiago Chimaltenango sugli altopiani occidentali del Guatemala serbano memorie di un'inondazione di pece infuocata che, sostengono, fu uno degli strumenti della distruzione del mondo.539 E nel Gran Chaco dell'Argentina, gli indios mataco raccontano di una nube nera che venne da sud al tempo del diluvio e copr tutto il cielo. Fulmini scoccarono e s'udirono tuoni. Eppure le gocce che caddero non sembravano pioggia. Sembravano fuoco...540

Un mostro insegu il sole
C' un'antica cultura che forse conserva memorie pi vivide nei suoi miti di tutte le altre, quella delle cosiddette trib teutoniche della Germania e della Scandinavia, una cultura meglio ricordata mediante i canti degli scaldi e dei saggi norreni. Le storie che quei canti riferiscono si rifanno a un passato che potrebbe essere molto pi remoto di quanto gli studiosi non immaginino e combinano immagini familiari con strani artifizi simbolici e un linguaggio allegorico per ricordare un cataclisma di portata spaventosa:
In una lontana foresta dell'est, un'anziana gigantessa mise al mondo un'intera nidiata di lupacchiotti il cui padre era Fenrir. Uno di questi mostri insegu il sole per impossessarsene. Per molto tempo quella caccia fu vana, ma per ogni stagione che passava il lupo diventava pi forte, e alla fine raggiunse il sole. A uno a uno i suoi raggi splendenti si spensero. Acquist una tinta sanguigna, e infine spar del tutto.
Da quel momento sul mondo cal un inverno atroce. Tempeste di neve scesero da ogni punto dell'orizzonte. Guerre scoppiarono su tutta la terra. Fratello uccideva fratello, i figli non rispettavano pi i legami del sangue. Fu un periodo in cui gli uomini erano peggio dei lupi, impazienti di distruggersi a vicenda. Di l a poco il mondo sarebbe sprofondato nell'abisso del nulla.
Frattanto il lupo Fenrir, che molto tempo prima gli di avevano incatenato con estrema accuratezza, spezz i vincoli e poi fugg. Si scroll e il mondo trem. Il frassino Yggdrasil [considerato l'asse della terra] fu scosso dalle radici fino ai rami pi alti. Le montagne si sgretolarono o si spaccarono da cima a fondo e gli gnomi, che avevano le proprie dimore sotterranee all'interno di quelle, cercarono disperatamente e invano le entrate che conoscevano da tanto tempo ma ora non trovavano pi.
Abbandonati dagli di, gli uomini furono cacciati dai focolari e il genere umano fu cancellato dalla faccia della terra. Perfino la terra cominciava a perdere la propria forma. Le stelle gi scendevano alla deriva dal cielo e precipitavano nel vuoto abissale. Erano come rondini che, stanche per un viaggio troppo lungo, cadono e affondano tra le onde.
Il gigante Surt appicc il fuoco a tutta la terra; ormai l'universo era ridotto a un'immensa fornace. Fiamme sprizzavano dalle crepe delle rocce; il vapore sibilava dovunque. Tutte le creature viventi, ogni forma di vita vegetale, furono cancellate. Rimase solo la nuda terra, ma come il cielo stesso anche la terra era tutta fenditure e crepacci.
E poi tutti i fiumi, tutti i mari, si gonfiarono e strariparono. Da ogni parte onde si infrangevano contro onde. Montavano e ribollivano lentamente sopra tutte le cose. La terra sprofond sotto il mare...
Ma non tutti gli uomini perirono nella grande catastrofe. Rinchiusi nel legno del frassino Yggdrasil - che le fiamme divoratrici della conflagrazione universale non erano riuscite a distruggere - gli antenati di una futura razza di uomini erano scampati alla morte. In quel rifugio avevano scoperto che il loro unico nutrimento era stata la rugiada del mattino.
E cos dalla distruzione del mondo antico ne nacque uno nuovo. A poco a poco la terra emerse dalle onde. Montagne si levarono di nuovo e da esse presero a scorrere cateratte di acque gorgoglianti.541
Il mondo nuovo che questo mito teutonico annuncia  il nostro. Inutile a dirsi, come il Quinto Sole degli aztechi e dei maya, fu creato molto tempo fa e non  pi nuovo. Pu essere una coincidenza che uno dei numerosi miti centramericani sul diluvio della quarta epoca, 4 Atl (acqua), anzich in un'arca, sistema la figura equivalente a No e la sua compagna in un grande albero che tanto ricorda Yggdrasil? 4Atl fu concluso dalle inondazioni. Le montagne sparirono... Due persone sopravvissero perch ricevettero l'ordine da un dio di scavare un buco nel tronco di un albero grandissimo e di infilarcisi dentro non appena i cieli sarebbero venuti gi. La coppia entr nell'albero e sopravvisse. La sua progenie ripopol il mondo.542
Non  strano che lo stesso linguaggio simbolico continui a saltar fuori in tradizioni antiche provenienti da un numero tanto grande di regioni sparse per tutto il mondo? Come si spiega questo fatto? Abbiamo forse a che fare con un'immensa onda subconscia di telepatia interculturale, oppure  possibile che elementi di questi straordinari miti universali siano stati ideati, un'infinit di anni fa, da persone intelligenti che avevano in mente uno scopo ben preciso? Quale di queste improbabili proposte ha pi probabilit di essere vera? Oppure esistono altre spiegazioni possibili dell'enigma dei miti?
Torneremo su queste domande a tempo debito. Intanto, che cosa dobbiamo concludere riguardo alle visioni apocalittiche di fuoco e ghiaccio, inondazioni, vulcanismi e terremoti, contenute nei miti? Sono permeate da un realismo ossessivo e familiare. Forse perch ci parlano di un passato che sentiamo nostro ma non riusciamo n a ricordare con chiarezza n a dimenticare completamente?

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UNA SPECIE NATA DURANTE IL LUNGO INVERNO DELLA TERRA
In tutta quella che chiamiamo storia - tutto ci che ricordiamo chiaramente di noi stessi come specie - l'umanit non ha rischiato nemmeno una volta l'annientamento totale. In diverse regioni e in diverse epoche si sono verificate terribili catastrofi naturali. Ma negli ultimi cinquemila anni non c' stato un solo momento in cui si pu dire che l'intera umanit abbia corso il rischio di estinguersi.
 sempre stato cos? O magari, se risalissimo abbastanza indietro, potremmo scoprire un'epoca in cui i nostri antenati furono sul punto di essere spazzati via? Proprio un'epoca del genere sembra costituire il perno dei grandi miti di cataclismi. Di solito gli studiosi attribuiscono questi miti alle fantasie di antichi poeti. E se gli studiosi si sbagliassero? E se una serie di catastrofi naturali avesse ridotto i nostri antenati preistorici a una manciata di individui sparsi qua e l sulla faccia della terra, lontanissimi e senza contatti tra loro?
Cerchiamo un'epoca che calzi a pennello ai miti come la scarpetta al piede di Cenerentola. Tuttavia, va da s che in questa ricerca  inutile prendere in esame qualsiasi periodo precedente alla comparsa sul pianeta di esseri umani moderni riconoscibili come tali. Qui non ci interessa l'Homo habilis n l'Homo erectus e nemmeno l'Homo sapiens neandertalensis. Ci interessa soltanto l'Homo sapiens sapiens, la nostra stessa specie, e non esistiamo da molto tempo.
Gli studiosi dei primi uomini non sono tutti d'accordo nello stabilire da quanto tempo esistiamo. Come vedremo, certi ricercatori sostengono che alcuni frammenti di resti umani risalenti a pi di centomila anni fa appaiono assolutamente moderni. Altri si dichiarano a favore di un'antichit moderata nell'ordine di trentacinque, quarantamila anni, mentre altri ancora propongono un compromesso di cinquantamila anni. Ma nessuno lo sa per certo. L'origine di esseri umani assolutamente moderni definiti con il nome di sottospecie Homo sapiens sapiens, rimane uno dei grandi enigmi della paleoantropologia, ammette un'autorit.543
Il repertorio fossile indica circa tre milioni e mezzo di anni di evoluzione pi o meno pertinente. A scopi pratici, quel repertorio inizia da un piccolo ominide bipede (soprannominato Lucy) i cui resti furono scoperti nel 1974 nella parte etiopica della Grande Rift Valley dell'Africa orientale. Con un cervello di 400 cc. (meno di un terzo della media moderna), decisamente Lucy non era un essere umano. Ma non era neanche una scimmia, e aveva alcune caratteristiche spiccatamente umane, soprattutto l'andatura eretta e la forma della pelvi e dei denti posteriori. Per questi e altri motivi, la sua specie - classificata con il nome di Australopithecus afarensis -  stata riconosciuta dalla maggioranza dei paleoantropologi come la nostra pi antica diretta antenata.544
Circa due milioni di anni fa rappresentanti dell'Homo abilis, i membri fondatori della discendenza Homo a cui apparteniamo anche noi, cominciarono a lasciare dietro di s crani e scheletri fossilizzati. Con il passar del tempo questa specie mostr chiari segni di evoluzione verso una forma ancora pi gracile e raffinata, e verso un cervello pi grande e pi versatile. L'Homo erectus, che si sovrappose e poi succedette all'Homo abilis, comparve circa un milione e seicentomila anni fa, con un cervello intorno ai 900 cc. (contro i 700 dell'abilis)545. Per il successivo milione di anni o gi di l, fino a circa quattrocentomila anni fa, non si verificarono cambiamenti evolutivi importanti o, almeno, nessuno che fosse provato da documentazioni fossili. Poi l'Homo erectus varc i cancelli dell'estinzione per entrare nel paradiso degli ominidi, e lentamente - molto, molto lentamente - cominci ad apparire quella che i paleoantropologi chiamano la categoria sapiente:
 difficile stabilire esattamente quando ebbe inizio la transizione verso una forma pi sapiente. Alcuni fanno risalire questa transizione, che comportava un aumento delle dimensioni del cervello e una diminuzione della robustezza delle ossa craniche, addirittura a quattrocentomila anni fa. Purtroppo, di fatto non esiste una quantit sufficiente di fossili di questo importante periodo per poter sapere con sicurezza che cosa ebbe luogo.546
Quello che di certo non ebbe luogo quattrocentomila anni fa  la comparsa di qualcosa che potesse essere identificato con la nostra stessa sottospecie affabulatrice e mitopoietica dell'Homo sapiens sapiens. Secondo l'opinione generale esseri umani sapienti devono essersi evoluti dall'Homo erectus,547 ed  vero che diverse popolazioni arcaiche sapienti ebbero origine tra quattrocentomila e centomila anni fa. Purtroppo, la parentela che ci lega a queste specie di transizione  tutt'altro che chiara. Come abbiamo rilevato, i primi aspiranti membri dell'esclusivo circolo dell'Homo sapiens sapiens sono stati attribuiti da alcuni ricercatori all'ultima parte di questo periodo. Ma i resti sono tutti incompleti e la loro identificazione  tutt'altro che universalmente riconosciuta. Il pi antico, un frammento di volta cranica, appartiene a una probabile specie umana moderna risalente all'incirca al 113.000 a.C.548 E intorno a questa data fa anche la sua prima comparsa l'Homo sapiens sapiens, una sottospecie nettamente distinta che la maggior parte di noi conosce con il nome di Uomo di Neandertal.
Alto, molto muscoloso, con arcate sopraccigliari pronunciate e la faccia sporgente, l'Uomo di Neandertal aveva una dimensione media del cervello maggiore degli esseri umani moderni (1400 cc. contro i nostri 1360 cc.).549 Il fatto di possedere un cervello tanto grande era indubbiamente un vantaggio per quelle creature inventive, spiritualmente sensibili e intraprendenti,550 e il repertorio fossile induce a pensare che siano state la specie dominante sul pianeta a partire da circa centomila anni fa fino a quarantamila anni fa. A un certo punto, durante questo periodo lungo e piuttosto oscuro, l'Homo sapiens sapiens si afferm, lasciando dietro di s a partire da circa quarantamila anni fa resti fossili, i quali appartengono incontrovertibilmente a esseri umani moderni, per arrivare a soppiantare completamente i Neandertal circa trentacinquemila anni fa.551
Riassumendo, gli esseri umani come noi, che potremmo incrociare per strada senza battere ciglio se fossero rasati e vestiti con abiti moderni, sono creature degli ultimi centoquindicimila anni al massimo, e pi probabilmente solo degli ultimi cinquantamila. Ne consegue che se i miti di cataclismi che abbiamo passato in rassegna riflettono davvero un'epoca di sconvolgimenti geologici vissuti dall'umanit, questi sconvolgimenti hanno avuto luogo durante gli ultimi centoquindicimila anni, e pi probabilmente durante gli ultimi cinquantamila.

La scarpetta di Cenerentola
Il fatto che l'inizio e lo sviluppo dell'ultimo Periodo Glaciale e la comparsa e la proliferazione dell'Uomo moderno pi o meno si oscurano a vicenda costituisce una curiosa coincidenza geologica e paleoantropologica. Ed  anche curioso che si sappia cos poco su entrambi i fenomeni.
Nel Nord America l'ultimo Periodo Glaciale si chiama Glaciazione del Wisconsin (cos chiamato dai depositi rocciosi studiati nello stato del Wisconsin) e la sua prima fase  stata fissa-ta dai geologi a centoquindicimila anni fa.552 Da allora la cappa di ghiaccio avanz e si ritir a pi riprese, raggiungendo il ritmo di accumulazione pi veloce tra i sessantamila e i diciassettemila anni fa, un processo che culmin nell'Avanzata Tazewell, durante la quale la glaciazione raggiunse la sua massima estensione intorno al 15.000 a.C.553 Nel 13.000 a.C., per, milioni di chilometri quadrati di ghiaccio si sciolsero per motivi che non hanno mai trovato una spiegazione adeguata finch, nell'8000 a.C., la Wisconsin si era ormai completamente ritirata.554
Il Periodo Glaciale fu un fenomeno mondiale, che tocc sia l'emisfero boreale sia quello australe; perci, condizioni climatiche e geologiche simili prevalsero anche in molte altre parti del mondo (soprattutto nell'Asia orientale, in Australia, nella Nuova Zelanda e nel Sud America). Una massiccia glaciazione si verific in Europa, dove il ghiaccio si propag dalla Scandinavia e dalla Scozia fino a coprire la maggior parte della Gran Bretagna, della Danimarca, della Polonia, della Russia, estese zone della Germania, tutta la Svizzera, e grosse porzioni dell'Austria, dell'Italia e della Francia.555 (Noto in ambito tecnico come la Glaciazione Wrm, questo Periodo Glaciale europeo ebbe inizio circa settantamila anni fa, un po' pi tardi del suo equivalente americano, quindi sub la stessa rapida ritirata e condivise la stessa data finale).556
Quindi, gli stadi cruciali dell cronologia del Periodo Glaciale sembrano essere i seguenti:
1  circa 60.000 anni fa, quando la Wrm, la Wisconsin e altre glaciazioni erano in via di formazione;
2  circa 17.000 anni fa, quando le calotte glaciali avevano raggiunto la propria estensione massima tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo;
3  i 7000 anni di deglaciazione che seguirono.
La comparsa dell'Homo sapiens sapiens coincise perci con un lungo periodo di instabilit geologica e climatica, un periodo segnato, sopra ogni altra cosa, da atroci geli e inondazioni. I numerosi millenni durante i quali il ghiaccio si espanse implacabile devono essere stati spaventosi e tremendi per i nostri antenati. Ma quegli ultimi settemila anni di deglaciazione, in particolare gli episodi di scioglimenti rapidissimi ed estesi, devono essere stati ancora peggiori.
Eviteremo di saltare a conclusioni per quanto riguarda lo stato dello sviluppo sociale, religioso, scientifico o intellettuale degli esseri umani che vissero durante il lento crollo di quell'epoca tumultuosa. Forse lo stereotipo comune secondo il quale erano tutti primitivi cavernicoli  sbagliato. In realt si sa poco sul loro conto e praticamente l'unica cosa certa  che erano uomini e donne in tutto e per tutto uguali a noi sia dal punto di vista fisiologico che da quello psicologico.
Pu darsi che abbiano rasentato l'estinzione totale varie volte durante gli sconvolgimenti che vissero in prima persona; pu anche darsi che i grandi miti di cataclismi, a cui gli storici non attribuiscono alcun valore storico, contengano ricordi precisi e descrizioni di testimoni oculari di avvenimenti realmente accaduti. Come vedremo nel prossimo capitolo, se cerchiamo un'epoca che calzi a pennello a quei miti come la scarpetta al piede di Cenerentola, sembrerebbe che l'ultimo Periodo Glaciale faccia al caso nostro.

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SI OSCUR LA FACCIA DELLA TERRA E INCOMINCI UNA PIOGGIA NERA
Durante l'ultimo Periodo Glaciale forze terribili infierirono contro tutte le creature viventi. Possiamo dedurre gli effetti deleteri che ebbero sul genere umano dalle prove inconfutabili delle conseguenze subite da altre specie di grandi dimensioni. Spesso queste prove appaiono sconcertanti. Come Charles Darwin osserv dopo aver visitato l'America del Sud:
Penso che nessuno pi di me si stupisca dell'estinzione delle specie. Quando, nel territorio della Plata, trovai un dente di cavallo sepolto insieme con i resti di mastodonti, megateri, toxodonti, ed altri mostri estinti, che per sono vissuti fino a un'epoca molto recente insieme con molluschi tuttora esistenti, io rimasi sbalordito. Infatti, il cavallo, dopo essere stato importato nell'America meridionale dagli Spagnoli, si  inselvatichito in tutto il paese ed  aumentato di numero con un ritmo senza precedenti, per cui io mi domandai che cosa avesse potuto sterminare il cavallo in tempi cos recenti e in condizioni chiaramente favorevoli.557
La risposta, naturalmente, era il Periodo Glaciale. Ecco che cosa stermin gli antichi cavalli delle Americhe, e numerosi altri mammiferi che prima prosperavano. N le estinzioni furono limitate al Nuovo Mondo. Tutt'altro: in parecchie parti della terra (per diversi motivi e in diversi periodi) la lunga epoca di glaciazione vide svariati episodi distinti di estinzione. In tutte le zone, la stragrande maggioranza delle numerose specie distrutte and perduta durante gli ultimi settemila anni, all'incirca tra il 15.000 e l'8000 a.C.558
A questo punto della nostra indagine non  necessario stabilire la natura specifica degli eventi climatici, sismici e geologici legati alle varie avanzate e ritirate delle calotte glaciali che sterminarono gli animali. Potremmo ragionevolmente supporre che ondate di maremoti, terremoti, gigantesche tempeste di vento insieme all'improvvisa comparsa e attenuazione di condizioni climatiche glaciali abbiano fatto la loro parte. Ma ancora pi importante - a prescindere dalla natura degli agenti in questione -  la realt puramente empirica che estinzioni di massa di animali ebbero luogo in seguito agli sconvolgimenti dell'ultimo Periodo Glaciale.
Questi sconvolgimenti, come concluse Darwin nel suo Diario, devono aver scosso l'intero assetto del globo.559 Nel Nuovo Mondo, per esempio, pi di settanta generi di grandi mammiferi si estinsero tra il 15.000 e l'8000 a.C., compresi tutti gli appartenenti nordamericani di sette famiglie diverse, e un intero ordine, quello dei Proboscidati.560 Queste perdite sconcertanti, che comportarono la distruzione violenta di oltre quaranta milioni di animali, non furono distribuite in modo uniforme nell'arco dell'intero periodo; al contrario, la stragrande maggioranza delle estinzioni ebbe luogo nello spazio di appena duemila anni, tra l'11.000 e il 9000 a.C.561 Per collocare questo fatto in prospettiva, durante i precedenti trecentomila anni erano scomparsi appena venti generi.562
Lo stesso quadro di estinzioni tardive e massicce si ripet dall'Europa all'Asia. Neanche la lontana Australia si salv, e probabilmente perdette diciannove generi di grandi vertebrati, non tutti mammiferi, in un arco di tempo relativamente breve.563

Alaska e Siberia: il gelo improvviso
A quanto pare le regioni settentrionali dell'Alaska e della Siberia furono le pi colpite dagli sconvolgimenti micidiali che ebbero luogo nel periodo compreso tra tredicimila e undicimila anni fa. In una grande fascia di morte intorno ai margini del Circolo Polare Artico sono stati rinvenuti i resti di innumerevoli grandi animali, incluse molte carcasse con la carne ancora intatta, e quantit incredibili di zanne di mammut perfettamente conservate. Invero, in entrambe le regioni carcasse di mammut sono state scongelate per darle da mangiare ai cani da slitta e bistecche di mammut sono apparse sui menu dei ristoranti di Fairbanks.564 Un'autorit in materia ha commentato che centinaia di migliaia di individui devono essere stati congelati subito dopo morti ed essere rimasti congelati, altrimenti la carne e l'avorio si sarebbero rovinati... Senza dubbio questa catastrofe deve essere stata opera di qualche grande forza universale.565
Il dottor Dale Guthrie dell'Istituto di Biologia Artica ha rilevato un fatto interessante riguardo alla mera variet degli animali che prosperavano in Alaska prima dell'undicesimo millennio a.C.:
Nell'apprendere di questo esotico miscuglio di tigri dai denti a sciabola, cammelli, cavalli, rinoceronti, asini, cervi dalle corna gigantesche, leoni, furetti e saighe, non si pu fare a meno di interrogarsi sul mondo in cui vivevano. Questa grande variet di specie, tanto diversa da quella che si incontra oggi, fa venire in mente una domanda banalissima: non  probabile che fosse diverso anche il resto dell'ambiente566
In Alaska, il deposito organogeno in cui sono sepolti i resti somiglia a una sabbia fine di colore grigio scuro. Congelate e solidificate all'interno di questa massa, per citare il professor Hibben dell'Universit del New Mexico,
giacciono le parti contorte di animali e di alberi mescolate a lenti di ghiaccio, strati di torba e muschi... Bisonti, cavalli, lupi, orsi, leoni... Apparentemente interi branchi di animali furono uccisi insieme, sopraffatti dalla stessa forza...  assolutamente impossibile che pile di cadaveri animali o umani come queste si formino per normali cause naturali...567
A vari livelli sono stati rinvenuti manufatti di pietra congelati in situ a grandi profondit, insieme a esemplari di fauna del Periodo Glaciale, e questo conferma che l'uomo era contemporaneo di animali estinti in Alaska.568
Inoltre, i depositi organogeni dell'Alaska sono anche pieni di
... prove di turbolenze atmosferiche di inaudita violenza. Mammut e bisonti furono squarciati e attorcigliati quasi da una mano cosmica in preda a una collera divina. In un punto ci pu capitare di trovare la zampa anteriore e la spalla di un mammut con parti di carne, unghie e pelo ancora fissati alle ossa annerite. Nelle vicinanze giacciono il collo e il cranio di un bisonte con tanto di vertebre attaccate, tendini e legamenti, e il rivestimento chitinoso delle corna intatto. Non ci sono segni di coltelli o di altri strumenti da taglio [come invece ci sarebbero, per esempio, se a ucciderli fossero stati dei cacciatori umani]. Gli animali erano stati semplicemente fatti a pezzi e sparsi per la campagna come tanti oggetti di paglia e filo, nonostante che alcuni di essi pesassero diverse tonnellate. Mescolati a pile di ossa ci sono alberi, anch'essi contorti e squarciati e ammassati in mucchi aggrovigliati; il tutto  coperto da un deposito organogeno finissimo, che successivamente si  congelato fino a solidificarsi.569
Una situazione molto simile  presente in Siberia, dove cambiamenti climatici catastrofici e sconvolgimenti geologici si verificarono all'incirca nello stesso periodo. Qui i cimiteri di mammut congelati, sfruttati per l'avorio fin dall'epoca romana, all'inizio del ventesimo secolo rendevano ancora, secondo le stime, ventimila coppie di zanne ogni decennio.570
Ancora una volta, sembra che queste estinzioni di massa siano state causate da qualche fattore misterioso. Muniti com'erano di mantelli lanosi e pelli spesse, generalmente i mammut sono considerati adatti a vivere nei climi freddi, e non ci sorprende imbatterci nei loro resti in Siberia. Pi difficile da spiegare  il fatto che esseri umani perirono insieme a essi,571 e cos anche numerosi altri animali che non si prestano in alcun modo a essere definiti delle specie adattate al freddo:
Le pianure della Siberia settentrionale sfamavano un numero enorme di rinoceronti, antilopi, cavalli, bisonti e altri animali erbivori, mentre una variet di carnivori, tra cui la tigre dai denti a sciabola, li cacciavano... Come i mammut, questi altri animali si spingevano fino all'estremo nord della Siberia, alle rive del Mar Glaciale Artico, e ancora pi a nord, fino alle Isole Ljachov e della Nuova Siberia, a pochissima distanza dal Polo Nord.572
Alcuni ricercatori hanno confermato che delle trentaquattro specie animali che vivevano in Siberia prima delle catastrofi dell'undicesimo millennio a.C. - compresi il mammut di Ossip, il cervo gigante, la iena e il leone delle caverne - addirittura ventotto erano adattate solo a condizioni climatiche temperate.573 In questo contesto, uno degli aspetti pi sconcertanti delle estinzioni, che  in netto contrasto con ci che le attuali condizioni geografiche e climatiche ci inducono a immaginare,  che pi a nord si va, pi i resti di mammut e di altri animali aumentano di numero574. Invero, alcune delle Isole della Nuova Siberia, le quali si trovano molto al di l del Circolo Polare Artico, furono descritte dagli esploratori che le scoprirono come costituite quasi per intero da ossa e teschi di mammut.575 L'unica conclusione logica, per dirla con lo zoologo francese del diciannovesimo secolo Georges Cuvier,  che prima questo gelo perenne non esisteva nelle zone in cui gli animali furono congelati, poich non sarebbero sopravvissuti a quelle temperature. Nello stesso istante in cui gli animali furono orbati della vita, il paese che abitavano si congel.576
Esistono numerose altre prove le quali inducono a pensare che un gelo improvviso si abbatt sulla Siberia durante l'undicesimo millennio a.C. Durante la sua ispezione delle Isole della Nuova Siberia, l'esploratore artico Barone Eduard von Toll trov i resti di una tigre dai denti a sciabola, e un albero da frutto che quando si trovava in posizione verticale era alto ventisette metri. L'albero era ben conservato nel permafrost, con tanto di radici e semi. Foglie verdi e frutti maturi erano ancora attaccati ai suoi rami... Al giorno d'oggi l'unico esemplare di vegetazione arborea sulle isole  un salice alto due centimetri e mezzo.577
Ugualmente indicativo dello sconvolgimento disastroso che si verific in Siberia all'inizio del grande freddo  il cibo che gli animali estinti stavano mangiando al momento di morire: I mammut morirono all'improvviso, in un freddo intenso, e numerosi. La morte sopravvenne talmente rapida che la vegetazione ingoiata  ancora allo stato non digerito... Erbe, campanule, ranuncoli, teneri falaschi e fagioli selvatici sono stati trovati, ancora identificabili e intatti nelle loro bocche e nei loro stomaci.578
Inutile a dirsi, oggi una flora simile non cresce da nessuna parte della Siberia. Il fatto che fosse presente nell'undicesimo secolo a.C. ci obbliga ad ammettere che quella regione aveva un clima gradevole e fertile: un clima temperato o addirittura caldo.579 Perch la fine dell'ultimo Periodo Glaciale in altre parti del mondo era destinata a segnare l'inizio di un inverno fatale in questo ex paradiso  una domanda che rimandiamo alla Parte VIII. Tuttavia, una cosa  sicura: a un certo punto, tra dodicimila e tredicimila anni fa, un devastante gelo cal con una rapidit spaventosa sulla Siberia e non ha mai pi allentato la sua morsa. Come un'eco sinistra delle tradizioni avestiche, una terra che in precedenza aveva goduto di sette mesi d'estate fu trasformata quasi dall'oggi al domani in una terra di ghiaccio e neve con dieci mesi di inclemente e gelido inverno.580

Mille Krakatoa, tutti insieme
Molti miti di cataclismi narrano di tempi dominati da un freddo terribile, di cieli oscurati, di una pioggia nera, infiammata, bituminosa. Per secoli deve essere stato cos in tutto l'arco della morte, che comprendeva tratti immensi della Siberia, lo Yukon e l'Alaska. Qui, sepolti alla rinfusa nei depositi organogenici, e talvolta anche negli stessi mucchi di ossa e teschi, ci sono strati di cenere vulcanica. Non c' dubbio che in concomitanza con le [estinzioni] si verificarono eruzioni vulcaniche di proporzioni terribili.581
Una quantit incredibile di prove indica che durante il declino della cappa di ghiaccio della Wisconsin si verificarono vulcanismi di proporzioni eccezionali.582 Molto a sud dei depositi organogenici congelati dell'Alaska, migliaia di animali e piante preistoriche affondarono nel fango, tutti insieme, nelle famose cave di catrame di La Brea a Los Angeles. Tra le creature dissotterrate figuravano bisonti, cavalli, cammelli, bradipi, mammut, mastodonti e almeno settecento tigri dai denti a sciabola.583 Fu rinvenuto anche uno scheletro umano scomposto, completamente avvolto nel catrame e mischiato alle ossa di una specie estinta di avvoltoio. In generale, i resti di La Brea (rotti, stritolati, contorti e mescolati a formare una massa estremamente eterogenea)584 testimoniano in modo eloquente un improvviso e spaventoso cataclisma vulcanico.585
Ritrovamenti analoghi di uccelli e mammiferi tipici del tardo Periodo Glaciale sono stati dissotterrati dall'asfalto in altre due localit della California (Carpinteria e McKittrick). Nella Valle di San Pedro, scheletri di mastodonti furono scoperti ancora in piedi, sepolti sotto grandi mucchi di cenere e sabbia vulcanica. Anche i fossili del lago glaciale Floristan in Colorado e del Bacino di John Day nell'Oregon, furono estratti da tombe di cenere vulcanica.586
Anche se probabilmente le tremende eruzioni che crearono fosse comuni come queste toccarono il culmine dell'intensit verso la fine della Glaciazione del Wisconsin, a quanto pare furono ricorrenti durante gran parte del Periodo Glaciale, non solo nell'America del Nord, ma anche nell'America Centrale e del Sud, nell'Atlantico settentrionale, nell'Asia continentale e in Giappone.587
 difficile immaginare che cosa abbia rappresentato questo diffuso vulcanismo per le persone vissute in quei tempi strani e difficili. Ma coloro che ricordano le nuvole a forma di cavolfiore di polvere, fumo e cenere immesse nell'atmosfera superiore dall'eruzione del Monte Sant'Elena nel 1980, capiranno che un grande numero di esplosioni simili (avvenute regolarmente nell'arco di un lungo periodo in punti diversi del globo) non solo avrebbe avuto effetti locali devastanti ma avrebbe anche causato un grave deterioramento del clima mondiale.
Secondo i calcoli, il Monte Sant'Elena erutt un chilometro cubico di rocce e costitu un episodio modesto se confrontato con l'attivit vulcanica tipica del Periodo Glaciale.588 Un esempio pi rappresentativo sarebbe il vulcano indonesiano Krakatoa, che nel 1883 erutt con una tale violenza che trentaseimila persone rimasero uccise e l'esplosione fu sentita per un raggio di cinquemila chilometri. Dall'epicentro nello Stretto della Sonda, tsunami alti trenta metri infuriarono sul Mare di Giava e sull'Oceano Indiano, trascinando piroscafi per chilometri e chilometri nell'entroterra e provocando addirittura inondazioni nell'Africa orientale e sulle coste occidentali delle Americhe. Diciotto chilometri cubici di rocce ed enormi quantit di cenere e polvere furono spinti su nell'atmosfera superiore; per oltre due anni le nuvole in tutto il mondo furono notevolmente pi scure e i tramonti molto pi rossi. Durante questo periodo le temperature generali medie diminuirono sensibilmente in quanto le particelle di polvere vulcanica rimandano i raggi del sole indietro nello spazio.589
Durante gli episodi di intenso vulcanismo che caratterizzarono il Periodo Glaciale, dobbiamo immaginare non uno, bens tanti Krakatoa. L'effetto combinato sarebbe stato in un primo momento una grande intensificazione delle condizioni climatiche glaciali, via via che la luce del sole veniva ridotta dalle turbinanti nuvole di polvere, e le temperature gi basse precipitavano ancora di pi. I vulcani immettono anche nell'atmosfera enormi quantit di anidride carbonica, e poich l'anidride carbonica  un gas serra,  ragionevole immaginare che quando la polvere cominciava a posarsi durante i periodi di calma relativa, si verificasse un aumento generale della temperatura. Diverse autorit attribuiscono le ripetute avanzate e ritirate delle grandi calotte glaciali proprio a questa interazione ad altalena tra vulcanismo e clima.590

Un'inondazione mondiale
I geologi concordano sul fatto che le grandi cappe di ghiaccio della Wisconsin e della Wrm si ritirarono entro l'8000 a.C. Il Periodo Glaciale era finito. Tuttavia, i settemila anni precedenti a quella data avevano visto una turbolenza climatica e geologica di portata quasi inimmaginabile. Trascinandosi da un cataclisma a un disastro e da una sciagura a una calamit, le poche trib sparse di esseri umani superstiti dovevano vivere in uno stato di incessante terrore e confusione: probabilmente ci furono periodi di inattivit, durante i quali magari speravano che il peggio fosse passato. Ma intanto che i giganteschi ghiacciai continuavano a sciogliersi, quei momenti di tranquillit dovevano essere bersagliati all'infinito da violente inondazioni. Inoltre, segmenti della crosta terrestre fino ad allora immobilizzati all'interno dell'astenosfera da trilioni di tonnellate di ghiaccio venivano liberati dal disgelo e cominciavano a risollevarsi, a volte rapidamente, causando terremoti devastanti e riempiendo l'aria di un frastuono terribile.
Certi periodi erano molto peggio di altri. Il grosso dell'estinzione degli animali ebbe luogo tra l'11.000 e il 9000 a.C., quando si verificarono violente e inspiegabili variazioni climatiche.591 (Per citare il geologo John Imbrie, circa undicimila anni fa ebbe luogo una rivoluzione climatica.)592 Inoltre, gli indici di sedimentazione salirono sensibilmente593 e un'improvviso aumento della temperatura di 6-10 gradi centigradi si verific nelle acque superficiali dell'Oceano Atlantico.594
Un altro episodio di turbolenza, anch'esso seguito da estinzioni di massa, ebbe luogo tra il 15.000 e il 13.000 a.C. Nel capitolo precedente abbiamo visto che l'Avanzata Tazewell port le calotte glaciali alla loro massima estensione all'incirca diciassettemila anni fa, e che poi segu un drammatico e prolungato disgelo che, in meno di duemila anni, port alla deglaciazione completa di milioni di chilometri quadrati dell'America del Nord e dell'Europa.
Ma ci furono alcune anomalie: tutto l'Alaska occidentale, il territorio dello Yukon in Canada, e la maggior parte della Siberia, comprese le isole della Nuova Siberia (ora tra le zone pi fredde del mondo), rimasero sgombre dai ghiacci sin verso la fine del Periodo Glaciale. Acquisirono il loro clima attuale solo circa dodicimila anni fa, apparentemente in maniera molto repentina, allorch i mammut e altri grandi animali furono congelati all'istante.595
Altrove, invece, il quadro era diverso. La maggior parte dell'Europa era sepolta sotto una coltre di ghiaccio spessa tre chilometri.596 E cos anche l'America del Nord dove la cappa di ghiaccio si era espansa dai centri vicini alla Baia di Hudson fino a ricoprire completamente tutto il Canada orientale, la Nuova Inghilterra e gran parte del Midwest, gi fino al trentasettesimo parallelo, spingendosi a sud di Cincinnati, nella Valle del Mississippi e pi che a met strada dall'equatore.597
Diciassettemila anni fa, quando raggiunse il culmine, si calcola che il volume totale di ghiaccio che copriva l'emisfero boreale era nell'ordine di nove milioni e mezzo di chilometri cubici, e ovviamente, come abbiamo rilevato, c'erano glaciazioni estese anche nell'emisfero australe. La grande quantit di acqua da cui si formarono queste numerose cappe di ghiaccio era stata fornita dai mari e dagli oceani della terra che allora erano pi bassi di circa centoventi metri rispetto a oggi.598
Fu a questo punto che il pendolo del clima oscill bruscamente nella direzione opposta. Il grande scioglimento cominci tanto all'improvviso e per zone talmente vaste che  stato definito una sorta di prodigio.599 I geologi lo chiamano la fase Bolling di clima caldo in Europa e l'interstadiale di Brady nell'America del Nord. In entrambe le regioni
Una cappa di ghiaccio che probabilmente aveva impiegato quarantamila anni a formarsi spar quasi del tutto in duemila.  senz'altro ovvio che questo non poteva essere il risultato di fattori climatici a evoluzione graduale normalmente chiamati in causa per spiegare i periodi glaciali... La rapidit con cui si verific la deglaciazione fa pensare che qualche fattore eccezionale abbia influito sul clima. Le date indicano che questo fattore si fece sentire per la prima volta circa 16.500 anni fa, che distrusse la maggior parte, forse tre quarti, dei ghiacciai nell'arco dei successivi duemila anni, e che [la stragrande maggioranza di questi drammatici sviluppi ebbe luogo] nel giro di un millennio o meno ancora.600
Inevitabilmente, la prima conseguenza fu un rapidissimo aumento dei livelli dei mari, forse addirittura di oltre cento metri.601 Isole e ponti di terreno emerso sparirono, e lunghi tratti di linee di costa continentali basse furono sommerse. Di quando in quando grandi ondate di maremoto si levarono inghiottendo anche terre pi alte. Poi si ritirarono, ma facendolo, lasciarono tracce inconfondibili del loro passaggio.
Negli Stati Uniti, caratteristiche marine proprie di un Periodo Glaciale sono presenti lungo la costa del Golfo a est del fiume Mississippi, in alcuni punti ad altitudini che superano i sessanta metri.602 In certe paludi del Michigan che ricoprono depositi glaciali, furono scoperti due scheletri di balena. In Georgia ci sono depositi marini ad altitudini di almeno settanta metri. In Texas, molto pi a sud del margine estremo della Glaciazione Wisconsin, i resti di mammiferi terrestri di epoca glaciale sono stati rinvenuti in depositi marini. Un altro deposito marino contenente trichechi, foche e almeno cinque generi diversi di balene, si trova sopra la costiera degli stati di nord-est e la costa artica del Canada. In molte zone della costa pacifica dell'America del Nord depositi marini di periodo glaciale si estendono per pi di trecento chilometri nell'entroterra.603 Le ossa di una balena sono state rinvenute a nord del lago Ontario, a circa centotrenta metri sopra il livello del mare, lo scheletro di un'altra balena in Vermont, a pi di centocinquanta metri sopra il livello del mare, e un altro nella zona di Montreal, in Quebec, a circa centottanta metri di altitudine.604
Miti di diluvi di tutte le parti del mondo descrivono in modo caratteristico e ricorrente scene di esseri umani e animali che fuggono dalle maree crescenti e si rifugiano sulle cime delle montagne. Il repertorio fossile conferma che questo accadde davvero durante lo scioglimento delle calotte glaciali e che non sempre le montagne erano abbastanza alte per salvare i fuggitivi dalla sventura. Per esempio, nella Francia centrale le crepe delle cime rocciose di alcune colline isolate sono piene di quella che va sotto il nome di breccia ossea, costituita da ossi frantumati di mammut, di rinoceronti dai manti lanosi e altri animali. La cima alta 435 metri di Mont Genay in Borgogna  ricoperta da una breccia contenente resti di mammut, renne, cavalli e altri animali.605 Molto pi a sud, la stessa caratteristica vale per la Rocca di Gibilterra dove un molare umano e alcune selci lavorate dall'uomo paleolitico furono scoperti in mezzo a ossa di animali.606
Resti di ippopotami insieme a quelli di mammut, rinoceronti, cavalli, orsi, bisonti, lupi e leoni sono stati rinvenuti in Inghilterra, nei pressi di Plymouth, sulla Manica.607 Sulle colline che circondano Palermo in Sicilia fu trovata una quantit incredibile di ossa di ippopotamo, una vera e propria ecatombe.608 Sulla base di queste e altre prove, Joseph Prestwich, ex professore di Geologia presso l'Universit di Oxford, concluse che l'Europa centrale, l'Inghilterra e le isole del Mediterraneo Corsica, Sardegna e Sicilia furono tutte completamente sommerse diverse volte nel corso del rapido scioglimento delle calotte glaciali:
Naturalmente, via via che le acque avanzavano, gli animali si ritirarono sempre pi addentro sulle colline, finch si ritrovarono circondati... Si accalcarono in grandi moltitudini, pigiandosi nelle caverne pi accessibili, finch non furono raggiunti dalle acque e annientati... Detriti rocciosi e grossi blocchi si staccarono dai fianchi delle colline e furono scaraventati gi dalle correnti di acqua, stritolando e schiacciando le ossa... Alcune comunit dei primi uomini devono aver perso la vita in questa catastrofe generale.609
 probabile che inondazioni catastrofiche simili si siano verificate anche in Cina grosso modo nello stesso periodo. In alcune caverne nei pressi di Pechino sono state ritrovate ossa di mammut e di bufalo vicino ai resti di scheletri umani.610 Numerose autorit attribuiscono la presenza della caotica accozzaglia di carcasse di mammut e alberi frantumati e stritolati in Siberia alla grande ondata di maremoto che sradic foreste e seppell l'aggrovigliato carnaio sotto un diluvio di fango. Nella regione polare questo si congel solidificandosi e ha conservato le prove nel permafrost fino ai nostri giorni.611
Anche in moltissime parti dell'America del Sud sono stati portati alla luce fossili del Periodo Glaciale, in cui tipi eterogenei di animali (carnivori ed erbivori) sono mescolati disordinatamente con ossa umane. Altrettanto significativa  la presenza, in zone davvero molto vaste, di fossili di animali terrestri e marini mescolati senza alcun ordine e tuttavia sepolti nello stesso livello geologico.612
Anche l'America del Nord fu colpita in modo grave dalle inondazioni. Quando le grandi calotte glaciali della Wisconsin si sciolsero, crearono laghi enormi ma temporanei, che si riempirono con una velocit incredibile sommergendo ogni cosa al loro passaggio, per poi prosciugarsi completamente nel giro di poche centinaia di anni. Il lago Agassiz, per esempio, il pi grande lago glaciale del Nuovo Mondo, un tempo aveva una superficie di centosettantamila chilometri quadrati e occupava grosse parti di quelle regioni che oggi si chiamano Manitoba, Ontario e Saskatchewan in Canada, del North Dakota e del Minnesota negli Stati Uniti.613 Fatto eccezionale, questo periodo dur meno di un millennio: ci fu, quindi, un catastrofico episodio improvviso di scioglimento e inondazione seguito da un periodo di calma.614

Un segno di buona fede
Per molto tempo si  creduto che gli esseri umani siano arrivati nel Nuovo Mondo solo circa undicimila anni fa, ma recenti scoperte hanno decisamente spinto questo orizzonte indietro. Utensili di pietra risalenti al 25.000 a.C. sono stati identificati da ricercatori canadesi nell'Old Crow Basin nel territorio dello Yukon in Alaska.615 Nell'America del Sud (fin gi al Per e alla Terra del Fuoco) sono stati ritrovati resti umani e manufatti attendibilmente attribuiti al 12.000 a.C., insieme a un altro gruppo risalente al periodo compreso tra il 19.000 e il 23.000 a.C.616 Prendendo in considerazione queste e altre prove, una conclusione assai ragionevole riguardo al popolamento delle Americhe  che ebbe inizio almeno trentacinquemila anni fa, ma non  assolutamente da escludere che ci siano state anche migrazioni in date pi recenti.617
Quegli americani del Periodo Glaciale appena arrivati, dopo un percorso faticoso dalla Siberia lungo il ponte di terreno emerso di Bering, avrebbero affrontato le condizioni pi spaventose tra 17.000 e 10.000 anni fa. Fu allora che i ghiacciai del Wisconsin, tutti insieme, iniziarono inesorabilmente a sciogliersi, imponendo un innalzamento generale dei livelli dei mari di oltre cento metri nel bel mezzo di scene inaudite di instabilit climatica e geologica. Per settemila anni dell'esperienza umana, terremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni immense, intervallati da sinistri periodi di calma, devono aver dominato la vita quotidiana dei popoli del Nuovo Mondo. Forse  per questo che tanti loro miti narrano in maniera estremamente convincente di fuoco, inondazioni, periodi di oscurit e della creazione e della distruzione di Soli.
Inoltre, come abbiamo visto, in questo i miti del Nuovo Mondo non sono isolati da quelli del Vecchio. In ogni parte del globo appare una straordinaria uniformit su temi come la grande inondazione, il grande freddo e il tempo del grande sconvolgimento. Non solo le stesse esperienze vengono rinarrate all'infinito: questo fatto, di per s, sarebbe molto comprensibile dal momento che il Periodo Glaciale e i suoi effetti secondari furono fenomeni universali. Ma la caratteristica di gran lunga pi curiosa  il modo in cui gli stessi temi simbolici ricorrono in continuazione: l'unico uomo buono e la sua famiglia, l'avvertimento da parte di un dio, il salvamento del seme di tutte le creature viventi, la nave della sopravvivenza, il recinto contro il freddo, il tronco d'albero in cui si nascondono i progenitori della futura umanit, gli uccelli e gli altri animali liberati dopo il diluvio per trovare terra... e cos via.
Non  anche strano che tanti di questi miti contengano descrizioni di figure come Quetzalcatl e Viracocha i quali, si narra, vennero al tempo dell'oscurit, dopo l'inondazione, per insegnare l'architettura, l'astronomia, la scienza e la supremazia della legge alle trib sparpagliate e devastate di superstiti?
Chi erano questi eroi civilizzatori? Erano frutti dell'immaginazione primitiva? Oppure di? O uomini? Se erano uomini,  possibile che abbiano in qualche modo falsificato i miti, trasformandoli in veicoli destinati a trasportare la conoscenza attraverso il tempo?
Idee come queste sembrano fantasticherie. Ma, come vedremo nella Parte V, dati astronomici di carattere scientifico e di un'accuratezza sconvolgente, emergono ripetutamente in certi miti, logorati dal tempo e universali nella diffusione n pi n meno di quelli del grande diluvio.
Da dove veniva il loro contenuto scientifico?

Parte quinta

Il mistero dei miti
Il codice della precessione

La sfera celeste.

28

LA MACCHINA DEL CIELO
Ma il lettore moderno, che non si aspetta uno stile da ninna-nanna da un testo di meccanica celeste, insiste, insiste sulla sua capacit di comprensione immediata delle immagini mitiche, perch egli rispetta come scientifiche soltanto le formule di approssimazione lunghe una pagina e cose simili.
Non gli vien fatto di pensare che in passato una conoscenza altrettanto importante potesse venir espressa nella lingua di tutti i giorni.  una possibilit che nemmeno sospetta, anche se le realizzazioni delle civilt antiche - basti pensare alle piramidi o alla metallurgia - dovrebbero esser motivo probante per concludere che dietro le quinte lavorava gente seria e intelligente, che non poteva servirsi di una terminologia tecnica...618
Il passo citato  del compianto Giorgio de Santillana, professore di Storia della Scienza presso il Massachusetts Institute of Technology. Nei capitoli seguenti ci accosteremo alle sue rivoluzionarie ricerche sulla mitologia antica. A ogni modo, in poche parole, la sua teoria  questa: un'infinit di secoli fa, persone serie e intelligenti misero a punto un sistema per velare la terminologia tecnica di un'avanzata scienza astronomica dietro la lingua comune del mito.
Ha ragione de Santillana? E se s, chi erano quelle persone serie e intelligenti - quegli astronomi, quegli antichi scienziati - che lavorarono dietro le quinte della preistoria?
Iniziamo con qualche rudimento.

La sfrenata danza celeste
La terra compie un giro completo intorno al proprio asse ogni ventiquattro ore e ha una circonferenza all'equatore di 40.076 chilometri. Quindi, di conseguenza, un uomo che stia in piedi immobile sull'equatore in realt si muove, girando insieme al pianeta a poco pi di milleseicento chilometri all'ora.619 Visto dallo spazio, guardando verso il Polo Nord, il verso della rotazione  antiorario.
Durante la sua rotazione giornaliera intorno al proprio asse, la terra gira anche intorno al sole (sempre in verso antiorario) descrivendo una traiettoria che non  perfettamente circolare, bens leggermente ellittica. Segue questa orbita a una velocit davvero folle, visto che in un'ora percorre ben 106.500 chilometri, quanti un automobilista medio ne fa in sei anni. Per riportare questi calcoli in scala, ci significa che precipitiamo attraverso lo spazio a una velocit molto maggiore di qualsiasi pallottola, ben trenta chilometri al secondo. Nel tempo che avete impiegato a leggere questo paragrafo, siamo avanzati di circa ottocentottanta chilometri lungo l'orbita della terra intorno al sole.620
Poich ci vuole un anno per compiere un giro completo, l'unica prova che abbiamo di questa portentosa corsa orbitale a cui partecipiamo  il lento passare delle stagioni. E proprio nell'avvicendamento delle stagioni  possibile vedere all'opera un meccanismo mirabile e imparziale, che distribuisce equamente la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno su tutto il globo, sull'emisfero boreale e su quello australe, anno dopo anno, con regolarit assoluta.
L'asse di rotazione della terra  inclinato rispetto al piano della sua orbita (di circa 23,5 rispetto alla verticale). Questa inclinazione, che determina le stagioni, punta il Polo Nord e l'intero emisfero boreale lontano dal sole per sei mesi all'anno (mentre nell'emisfero australe  estate), e punta il Polo Sud e l'emisfero australe lontano dal sole per i rimanenti sei mesi (mentre nell'emisfero boreale  estate). Le stagioni sono il risultato della variazione annuale dell'angolazione con cui i raggi del sole colpiscono un qualsiasi punto dato della superficie terrestre e della variazione annuale del numero di ore di luce solare che quel punto riceve in periodi diversi dell'anno.
L'inclinazione della terra si chiama in linguaggio tecnico obliquit, e il piano della sua orbita, prolungato a formare un grande cerchio nella sfera celeste,  noto con il nome di eclittica. Gli astronomi parlano anche dell'equatore celeste, che  un'estensione dell'equatore della terra nella sfera celeste. L'equatore celeste  attualmente inclinato di circa 23,5 rispetto all'eclittica, poich l'asse della terra  inclinato di 23,5 rispetto alla verticale. Questo angolo, chiamato obliquit dell'eclittica, non rimane sempre fisso e immutabile. Al contrario, (come abbiamo visto nell'undicesimo capitolo, a proposito della datazione della citt andina di Tiahuanaco)  soggetto a costanti, seppur lentissime, oscillazioni. Queste sono comprese entro un raggio leggermente inferiore a 3 e raggiungono rispettivamente la vicinanza massima alla verticale a 22,1 e la distanza massima a 24,5. Un ciclo completo, da 24,5 a 22,1, e di nuovo indietro fino a 24,5 si compie in circa 41.000 anni.621
Quindi, il nostro fragile pianeta s'inclina e ruota mentre si libra lungo la sua traiettoria orbitale. L'orbita si compie in un anno e la rotazione in un giorno, mentre l'inclinazione ha un ciclo di 41.000 anni. Una sfrenata danza celeste sembra impazzare mentre balziamo, ci lanciamo e piombiamo attraverso l'eternit, e ci sentiamo in bala di spinte contraddittorie che da una parte ci precipitano contro il sole, e dall'altra ci mettono in corsa verso le tenebre dello spazio esterno.

L'obliquit dell'eclittica varia tra 22,1 e 24,5 in un ciclo di 41.000 anni.

Influenze recondite
Oggi si sa che il dominio gravitazionale del sole, nei cui cerchi interni la terra  tenuta prigioniera, si estende per pi di ventiquattro quintilioni di chilometri nello spazio, quasi a met strada dalla stella pi vicina.622 Perci la forza di attrazione che esercita sulla terra  immensa. Ma siamo anche sottoposti all'influenza della forza di gravit degli altri pianeti con cui dividiamo il sistema solare. Ciascuno di questi esercita una forza di attrazione che tende a far uscire la terra dalla sua regolare orbita intorno al sole. Tuttavia, i pianeti hanno dimensioni diverse e ruotano intorno al sole a velocit diverse. Cos l'influsso gravitazionale combinato che riescono a esercitare varia nel tempo secondo modalit complesse ma prevedibili, e per reazione a esso l'orbita cambia costantemente forma. Poich l'orbita  un'ellissi, questi cambiamenti influiscono sul suo grado di elongazione, conosciuta tecnicamente con il nome di eccentricit. Questa varia tra un valore basso prossimo allo zero (quando l'orbita si avvicina alla forma di un cerchio perfetto) e un valore alto intorno al 6% quando  al massimo dell'elongazione e della forma ellittica.623

I pianeti interni del sistema solare.
Ma ci sono anche altre forme di influsso esercitate dai pianeti. Cos, sebbene il fenomeno non abbia ancora trovato una spiegazione, si sa che le frequenze radio a onde corte risultano disturbate quando Giove, Saturno e Marte si trovano allineati.624 E a questo riguardo sono emerse anche prove
... di una strana e inaspettata correlazione tra le posizioni di Giove, Saturno e Marte nelle loro orbite intorno al sole, e la presenza di forti disturbi elettrici nell'atmosfera superiore della terra. Questo fatto sembrerebbe indicare che i pianeti e il sole fanno parte di un meccanismo di equilibrio cosmico-elettrico che si estende per trilioni di chilometri dal centro del nostro sistema solare. Un siffatto equilibrio elettrico non  spiegato dalle teorie astrofisiche esistenti.625
Il New York Times, da cui  tratto il succitato brano, non tenta di chiarire ulteriormente la questione. Probabilmente i suoi autori ignorano quanto riecheggino Berosso, lo storico, astronomo e veggente caldeo del terzo secolo a.C., il quale fece un approfondito studio dei segni che a suo avviso predicevano la distruzione finale del mondo. Cos concludeva: Io Berosso, interprete di Bello, affermo che tutto ci che la terra ha ereditato verr consegnato alle fiamme quando i cinque pianeti si riuniranno in Cancro, disponendosi in un'unica fila sicch una retta potrebbe trapassare le loro sfere.626
Una congiunzione di cinque pianeti che con ogni probabilit potrebbe avere marcati effetti gravitazionali avr luogo il 5 maggio dell'anno 2000, quando Nettuno, Urano, Venere, Mercurio e Marte si allineeranno con la terra dalla parte opposta del sole, causando una sorta di tiro alla fune cosmico.627  anche il caso di rilevare che gli astrologi moderni che hanno elaborato la data indicata dai maya per la fine del Quinto Sole, calcolano che a quel tempo si verificher una disposizione dei pianeti assai singolare, addirittura una disposizione talmente singolare che si pu verificare solo una volta ogni 45.200 anni... Da questo assetto straordinario ci possiamo ben aspettare un effetto straordinario.628
Nessuna persona assennata accetterebbe a occhi chiusi un'affermazione come questa. Tuttavia, non si pu negare che apparentemente all'interno del nostro sistema solare agiscono vari influssi, molti dei quali non comprendiamo appieno. Tra questi influssi,  particolarmente forte quello del nostro stesso satellite, la luna. I terremoti, per esempio, si verificano con maggiore frequenza quando la luna  piena oppure quando la terra si trova tra il sole e la luna; quando la luna  nuova o si trova tra il sole e la terra; quando la luna attraversa il meridiano della localit colpita; e quando la luna tocca il punto di massima vicinanza con la terra della sua orbita.629 Invero, quando la luna raggiunge quest'ultimo punto (tecnicamente denominato perigeo), la sua forza di attrazione gravitazionale aumenta di circa il sei per cento. Questo accade ogni ventisette giorni e un terzo. L'attrazione di marea che esercita in queste situazioni non solo influisce sui grandi movimenti dei nostri oceani ma anche sui bacini di magma bollente chiusi all'interno della sottile crosta terrestre (che  stata paragonata a un sacchetto di carta pieno di miele o di melassa che si muova girando su se stesso a una velocit di oltre milleseicento chilometri orari nella rotazione equatoriale, e pi di centomila chilometri orari nell'orbita630).

L'oscillazione di un pianeta deforme
Tutto questo moto circolare, ovviamente, genera delle immense forze centrifughe e queste, come dimostr Newton nel diciassettesimo secolo, fanno s che il sacchetto di carta della terra si gonfi all'altezza dell'equatore, con il risultato di provocare un appiattimento in corrispondenza dei poli. Di conseguenza, il nostro pianeta si discosta leggermente dalla forma di una sfera perfetta ed  definito con maggiore precisione come un elissoide schiacciato. Il suo raggio equatoriale (6378,4 chilometri)  pi lungo del suo raggio polare di ventuno chilometri e mezzo (6356,9 chilometri).631
Per trilioni di anni i poli appiattiti e l'equatore rigonfio si sono cimentati in un'interazione matematica velata con l'influsso recondito della forza di gravit. Poich la terra  appiattita, spiega un'autorit, la forza di gravit della luna tende a inclinare l'asse terrestre in modo che diventi perpendicolare all'orbita lunare, e in misura minore lo stesso vale per il sole.632
Contemporaneamente il rigonfiamento equatoriale - la massa in eccesso distribuita intorno all'equatore - agisce come il bordo di un giroscopio per tenere la terra ferma sul suo asse.633
Anno dopo anno, su scala planetaria, questo effetto giroscopico impedisce alla forza di attrazione del sole e della luna di alterare radicalmente l'asse di rotazione della terra. La forza di attrazione che questi due corpi esercitano unitamente , comunque, abbastanza forte da costringere l'asse a precessare, cio a oscillare lentamente in senso orario, contrario a quello della rivoluzione della terra.
Questo importante moto  il marchio di riconoscimento del nostro pianeta all'interno del sistema solare. Chiunque abbia fatto girare una volta una trottola dovrebbe essere in grado di capirlo senza tante difficolt; in fondo, una trottola non  altro che un tipo di giroscopio. Quando gira a velocit piena e continua sta in piedi. Ma appena il suo asse viene deviato dalla verticale, comincia a manifestare un secondo comportamento: una lenta e ostinata oscillazione contraria che descrive un grande cerchio. Questa oscillazione, che  la precessione, cambia la direzione verso cui punta l'asse mentre mantiene costante il suo angolo di inclinazione appena raggiunto.
Un'altra analogia, per certi versi differente per approccio, forse potr contribuire a chiarire un po' di pi le cose:
1  Immaginate la terra librata nello spazio, inclinata approssimativamente di 23,5 rispetto alla verticale mentre compie una rotazione intorno al proprio asse ogni ventiquattro ore.
2  Immaginate quest'asse come un perno fortissimo che passi per il centro della terra ed esca dal Polo Nord e dal Polo Sud prolungandosi in entrambe le direzioni.
3  Immaginate di essere un gigante, che attraversi a grandi passi il sistema solare, con l'ordine di eseguire un compito speciale.
4  Immaginate di avvicinarvi alla terra inclinata (la quale, a causa delle vostre dimensioni, ora non vi appare pi grande di una ruota di mulino).
5  Immaginate di tendere le mani e di afferrare le due estremit del prolungamento dell'asse.
6  E immaginate di cominciare a farle girare in direzioni opposte, spingendo una estremit e tirando l'altra.
7  Quando siete arrivati la terra gi girava.
8  I vostri ordini, perci, non sono di agire sulla sua rotazione assiale, ma piuttosto di impartirle l'altro suo movimento: quella lenta oscillazione in senso orario detta precessione.
9  Per eseguire questa commissione dovrete spingere la punta settentrionale del prolungamento dell'asse verso l'alto e descrivere un grande cerchio nell'emisfero celeste settentrionale mentre contemporaneamente tirate la punta meridionale descrivendo un cerchio della stessa ampiezza nell'emisfero celeste meridionale. Per farlo dovrete compiere con le mani e le spalle un lento movimento rotatorio, come se agiste su due pedali.
10  State attenti, per. La ruota di mulino della terra  pi pesante di quanto non sembri, tanto pi pesante, infatti, che vi ci vorranno 25.776 anni634 per far compiere alle due punte del suo asse un ciclo di precessione completo (alla fine del quale saranno rivolte verso gli stessi punti della sfera celeste di quando siete arrivati).
11  Oh, e a proposito, giacch avete cominciato possiamo anche dirvi che non potrete mai pi andarvene. Appena un ciclo di precessione si conclude, deve iniziarne un altro. E poi un altro... e un altro... e un altro... e cos via, all'infinito, per sempre.
12  Se volete, potete considerarlo uno dei meccanismi basilari del sistema solare o, se preferite, uno dei comandamenti fondamentali della volont divina.

La precessione.
A poco a poco, in questo processo, mentre fate scorrere pian piano il prolungamento dell'asse per i cieli, le sue due estremit punteranno ora in direzione di una stella ora di un'altra alle latitudini polari dell'emisfero celeste australe (e a volte, naturalmente, in direzione del vuoto), e ora in direzione di una stella ora di un'altra nelle latitudini polari dell'emisfero celeste australe. Stiamo parlando, qui, di una sorta di gioco della bottiglia tra le stelle circumpolari. E a tenere tutto in movimento  la precessione assiale della terra, un movimento impresso da immense forze gravitazionali e giroscopiche, regolare, prevedibile e relativamente facile da calcolare con l'ausilio di attrezzature moderne. Cos, per esempio, la stella del polo nord attualmente a Ursae Minoris (che noi conosciamo come la Stella Polare). Ma i calcoli con il computer ci permettono di affermare con certezza che nel 3000 a.C. la posizione polare era occupata daa Draconis; all'epoca degli antichi greci la stella del Polo Nord era Ursae Minoris, e nel 14.000 d.C. sar Vega.635

Equinozi e solstizi.

Un grande segreto del passato
Non ci far male ripassare alcuni dati fondamentali riguardanti i movimenti della terra e il suo orientamento nello spazio:
  La sua inclinazione  di circa 23,5 rispetto alla verticale, un angolo che pu variare fino a un grado e mezzo su entrambi i lati nell'arco di periodi di quarantunomila anni.
  Compie un ciclo di precessione completo ogni 25.776 anni.636
  Compie una rotazione intorno al proprio asse ogni ventiquattro ore.
  Compie un'orbita intorno al sole ogni trecentosessantacinque giorni (per la precisione 365,2422).
  L'influsso pi importante sulle sue stagioni  costituito dall'angolazione con cui i raggi del sole la colpiscono in vari punti del suo percorso orbitale.
 anche il caso di osservare che durante l'anno ci sono quattro momenti astronomici cruciali, che segnano l'inizio ufficiale di ciascuna delle quattro stagioni. Questi momenti (o punti cardinali), che avevano un'importanza enorme per gli antichi, sono i solstizi d'inverno e d'estate, e gli equinozi di primavera e d'autunno. Nell'emisfero boreale il solstizio d'inverno, il giorno pi breve, cade il 21 dicembre, e il solstizio d'estate, il giorno pi lungo, il 21 giugno. Nell'emisfero australe, invece, tutto  letteralmente rovesciato: l'inverno inizia il 21 giugno e l'estate il 21 dicembre.
Per contro, gli equinozi sono i due momenti dell'anno in cui la notte e il giorno hanno uguale durata su tutto il pianeta. Tuttavia, anche qui, come nel caso dei solstizi, la data che segna l'inizio della primavera nell'emisfero boreale (il 20 marzo) segna quello dell'autunno nell'emisfero australe, e la data dell'inizio dell'autunno nell'emisfero boreale (22 settembre) segna l'inizio della primavera in quello australe.
Come le pi sottili variazioni delle stagioni, tutto questo  causato dalla benefica obliquit del pianeta. Il solstizio d'estate dell'emisfero boreale cade nel punto dell'orbita in cui il Polo Nord  orientato al massimo verso il sole; sei mesi dopo il solstizio d'inverno segna il punto in cui il Polo Nord  orientato al massimo in direzione opposta al sole. E, com' logico, il motivo per cui il giorno e la notte hanno esattamente la stessa durata in tutto il pianeta in corrispondenza degli equinozi di primavera e d'autunno  che questi segnano i due punti in cui l'asse di rotazione della terra si trova di lato rispetto al sole.
E ora diamo un'occhiata a uno strano e bellissimo fenomeno di meccanica celeste.
Questo fenomeno  noto con il nome di precessione degli equinozi. Ha delle caratteristiche matematiche severe e ripetitive che possono essere analizzate e previste con precisione. Tuttavia,  estremamente difficile da osservare, e ancora pi difficile da misurare esattamente senza una strumentazione sofisticata.
Forse cela una traccia che porta a uno dei grandi misteri del passato.

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LA PRIMA BRECCIA IN UN CODICE ANTICO
Il piano dell'orbita terrestre, proiettato in fuori a formare un grande cerchio nella sfera celeste,  noto con il nome di eclittica. Disposte tutt'intorno all'eclittica, in un anello pieno di stelle che si estende approssimativamente per 7 a nord e a sud, ci sono le costellazioni dello zodiaco: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Aquario e Pesci. Queste costellazioni sono irregolari per dimensioni, forme e distribuzione. Tuttavia (e si presume per caso!) la loro spaziatura intorno al margine dell'eclittica  abbastanza regolare da conferire un senso di ordine cosmico al quotidiano levarsi e calare del sole.
Per raffigurarvi quello che avviene, fate cos: 1) disegnate un puntino al centro di un foglio bianco; 2) tracciate un cerchio intorno al puntino, a circa un centimetro di distanza; inscrivete quel cerchio in un altro pi grande.
Il puntino rappresenta il sole. Il pi piccolo dei due cerchi concentrici rappresenta l'orbita della terra. Il cerchio grande il bordo dell'eclittica. Tutt'intorno alla circonferenza di questo cerchio pi grande, ora dovreste disegnare dodici caselle a distanze regolari, per rappresentare le costellazioni dello zodiaco. Poich un cerchio ha 360, si pu ritenere che ogni costellazione occupi uno spazio di 30 lungo l'eclittica. Il puntino  il sole. Il cerchio pi interno  l'orbita terrestre. Sappiamo che la terra percorre la sua orbita in senso antiorario, da ovest verso est, e che ogni ventiquattro ore compie anche una rotazione completa intorno al proprio asse (sempre da ovest verso est).
Questi due movimenti danno luogo a due illusioni ottiche:
1  Ogni giorno, mentre il pianeta si muove da ovest a est, il sole (che ovviamento  un punto fisso) sembra spostarsi attraverso il cielo da est verso ovest.
2  All'incirca ogni trenta giorni, mentre la terra girando su se stessa percorre la sua traiettoria orbitale intorno al sole, il sole stesso sembra lentamente attraversare a una a una le dodici costellazioni dello zodiaco (che sono anch'esse dei punti fissi), e ancora una volta sembra spostarsi in direzione est-ovest.
In altre parole, in un giorno qualsiasi dell'anno (che sul nostro grafico corrisponde a un punto qualsiasi di nostra scelta intorno al cerchio concentrico interno raffigurante l'orbita terrestre),  chiaro che il sole si trover tra un osservatore posizionato sulla terra e una delle dodici costellazioni zodiacali. Quel giorno, dunque, l'osservatore vedr, a condizione che si alzi molto prima dell'alba, il sole levarsi a est nella porzione del cielo occupata da quella particolare costellazione.
 facile capire che sotto i tersi e incontaminati cieli del mondo antico gli esseri umani si siano sentiti rassicurati da movimenti celesti regolari come questi. Ed  altrettanto facile capire perch ai quattro punti cardinali dell'anno - gli equinozi di primavera e d'autunno, i solstizi d'inverno e d'estate - si attribuisse dovunque un'enorme importanza. Un'importanza ancora maggiore veniva attribuita alla congiunzione di questi punti cardinali con le costellazioni zodiacali. Ma pi importante in assoluto era la costellazione in cui si vedeva sorgere il sole la mattina dell'equinozio di primavera. A causa della precessione assiale della terra, gli antichi scoprirono che questa costellazione non era sempre fissa o permanente, ma che l'onore di ospitare o portare il sole il giorno dell'equinozio di primavera circolava - molto, molto lentamente - tra tutte le costellazioni dello zodiaco.
Per citare Giorgio de Santillana: La posizione del sole fra le costellazioni dell'equinozio di primavera era la lancetta che segnava le 'ore' del ciclo di precessione, ore davvero lunghe, dal momento che il sole equinoziale occupa ciascuna costellazione zodiacale per circa 2200 anni.637

Nel corso di ogni anno, il movimento della terra lungo la sua orbita fa s che lo sfondo delle stelle contro il quale si vede sorgere il sole cambi di mese in mese: Aquario? Pesci? Ariete? Toro? Gemelli? Cancro? Leone, ecc. Attualmente nel giorno dell'equinozio di primavera, il sole sorge esattamente a est tra i Pesci e l'Aquario. Per effetto della precessione il punto vernale viene raggiunto ogni anno con qualche frazione di anticipo nell'orbita, con il risultato che molto gradatamente si sposta attraverso tutte e dodici le case dello zodiaco, trascorrendo 2160 anni in ogni segno, e compiendo un giro completo in 25.920 anni. La direzione di questa deriva precessionale, contraria all'orbita annuale del sole, : Leone? Cancro? Gemelli? Toro? Ariete? Pesci? Aquario. Per fare un esempio, l'Era del Leone, cio i 2160 anni in cui il giorno dell'equinozio di primavera il sole sorgeva contro lo sfondo della costellazione del Leone, dur dal 10.970 all'8810 a.C. Oggi viviamo nella terra di nessuno astrologica alla fine dell'Era dei Pesci, sulla soglia della Nuova Era dell'Aquario. Tradizionalmente questi periodi di transizione tra un'era e la successiva erano considerati nefasti.
Il senso della lenta precessione assiale della terra  orario (ossia da est verso ovest) e quindi contrario al senso dell'orbita annuale del pianeta intorno al sole. Rispetto alle costellazioni dello zodiaco, che sono fisse nello spazio, questo fa s che il punto in cui cade l'equinozio di primavera si ostini a spostarsi lungo l'eclittica in direzione opposta a quella seguita dal sole nel suo percorso annuale, vale a dire contro l'ordine progressivo 'giusto' dei segni zodiacali (Toro? Ariete? Pesci? Aquario, invece di Aquario? Pesci? Ariete? Toro).638
Questo , in poche parole, il significato di precessione degli equinozi. Ed  proprio a questo che allude il concetto di the dawning of the Age of Aquarius. Il famoso verso del musical Hair si riferisce al fatto che ogni anno, negli ultimi due millenni o gi di l, il sole  sorto nei Pesci il giorno dell'equinozio di primavera. Ora, per, l'era dei Pesci si avvicina alla fine, e presto il sole di primavera lascer il settore dei Pesci e comincer a sorgere contro il nuovo sfondo dell'Aquario.
Il ciclo di 25.776 anni della precessione  il motore che muove questo maestoso marchingegno celeste lungo il suo infinito giro dei cieli. Ma vale anche la pena di conoscere nei particolari esattamente come la precessione sposta i punti equinoziali dai Pesci all'Aquario, e di l via via per tutto lo zodiaco.
Tenete a mente che gli equinozi si verificano nei due unici momenti dell'anno in cui l'asse inclinato della terra si trova di fianco rispetto al sole. Questi hanno luogo quando il sole sorge esattamente a est in tutto il mondo e il giorno e la notte sono della stessa lunghezza. Poich l'asse della terra precede lentamente ma infallibilmente in senso opposto rispetto a quello della propria orbita, i momenti in cui si trova di fianco rispetto al sole dovranno arrivare di anno in anno in anticipo di qualche frazione lungo l'orbita. Questi cambiamenti annuali sono talmente piccoli da essere quasi impercettibili (una variazione di un grado lungo l'eclittica - equivalente alla larghezza del vostro mignolo alzato contro l'orizzonte - impiega circa ventisette anni per compiersi). Tuttavia, come rileva Santillana, simili cambiamenti minimi risultano in poco meno di 2200 anni in un passaggio di 30 attraverso una casa completa dello zodiaco, e in poco meno di 26.000 anni in un passaggio di 360 attraverso un ciclo completo di precessione.

Quando calcolarono per la prima volta la precessione gli antichi?
Nella risposta a questa domanda si cela un grande segreto, e un grande mistero, del passato. Prima di cominciare a cercare di penetrare il mistero e conoscere il segreto, dovremmo familiarizzare con la linea ufficiale. Come repertorio di saggezza storica convenzionale l'Encyclopaedia Britannica  un valido esempio del suo genere, e questo  quanto ci dice su uno studioso chiamato Hipparchus, Ipparco, il presunto scopritore della precessione:
Hipparchus, scritto anche HIPPARCHOS, (n. a Nicaea, Bitinia, m. dopo il 127 a.C. a Rodi), astronomo e matematico greco che scopr la precessione degli equinozi... Questa importante scoperta fu il risultato di scrupolose osservazioni, elaborate da una mente acuta. Hipparchus osserv le posizioni delle stelle, e poi confront i suoi risultati con quelli ottenuti da Timocari di Alessandria circa centocinquanta anni prima e con osservazioni ancora pi antiche eseguite a Babilonia. Scopr che le longitudini celesti erano diverse e che la differenza era troppo grande per essere attribuibile a errori di osservazione. Perci propose la precessione come spiegazione della portata di quella differenza e diede un valore di 45' o 46' (secondi d'arco) per i cambiamenti annuali. Questo si avvicina molto al valore di 50,274 secondi d'arco accettato oggi...639
In primo luogo, una questione di terminologia. I secondi d'arco sono la pi piccola suddivisione di un grado d'arco. Un minuto d'arco  composto da sessanta di questi secondi d'arco, un grado da sessanta minuti, e il cerchio completo del percorso che la terra descrive intorno al sole da 360 gradi. Un cambiamento annuale di 50,274 secondi d'arco rappresenta una distanza inferiore a un sessantesimo di grado, sicch il sole equinoziale impiega all'incirca settantadue anni (un'intera vita umana) a spostarsi di appena un grado sull'eclittica. Proprio a causa delle difficolt di osservazione che l'individuazione di questo ritmo di cambiamento da lumaca comporta il valore calcolato da Ipparco nel secondo secolo a.C. viene salutato nella Britannica come un'importante scoperta.
Questa scoperta sembrerebbe tanto importante se dovesse emergere che fu una riscoperta? Le conquiste matematiche e astronomiche degli antichi greci brillerebbero della stessa luce se potessimo provare che l'ardua sfida di misurare la precessione era stata raccolta migliaia di anni prima di Ipparco? E se questo ciclo celeste, lungo quasi ventiseimila anni, fosse stato fatto oggetto di accurate indagini scientifiche un'infinit di anni prima dei presunti albori del pensiero scientifico?
Quando si cercano risposte a domande come queste ci sono molte cose che potrebbero essere pertinenti ma non sarebbero mai accettate da nessun tribunale come prove concrete. Evitiamo di accettarle anche noi. Come abbiamo visto, Ipparco propose un valore di 45 o 46 secondi d'arco per un anno di moto precessionale. Perci evitiamo di provare a togliere l'astronomo greco dal suo piedistallo di scopritore della precessione a meno che non dovessimo trovare un valore molto pi accurato in qualche fonte molto pi antica.
Ovviamente, esistono numerose fonti potenziali. A questo punto, comunque, per non dilungarci troppo, limiteremo la nostra indagine ai miti universali. Abbiamo gi esaminato dettagliatamente un gruppo di miti (le tradizioni di inondazioni e cataclismi delineate nella Parte IV) e abbiamo visto che possiedono una serie di caratteristiche affascinanti:
1  Sono senza alcun dubbio antichissimi. Si pensi alla storia mesopotamica del diluvio, di cui sono state trovate versioni incise su tavolette negli strati pi antichi della storia sumerica, risalenti al 3000 a.C. circa. Queste tavolette, pervenute fino a noi dall'alba del passato tramandato per iscritto, non lasciano spazio al dubbio: la tradizione di un diluvio che distrusse il mondo era antica gi allora, e perci ebbe origine molto tempo prima di quell'alba. Quanto, non possiamo dirlo, ma resta il fatto che nessuno studioso  mai riuscito a fissare una data per la creazione di qualsiasi mito, e tantomeno per queste tradizioni venerabili e assai diffuse. Danno l'impressione molto reale di esistere da sempre, parte del bagaglio permanente della cultura umana.
2  La possibilit che quest'aura di grande antichit non sia un'illusione non si lascia escludere. Al contrario, come abbiamo visto, molti dei grandi miti di cataclismi sembrano contenere accurate descrizioni fatte da testimoni oculari delle condizioni reali vissute dall'umanit durante l'ultimo Periodo Glaciale. Perci, in teoria, queste storie potrebbero essere state ideate pressoch alla stessa epoca in cui emerse la nostra sottospecie, l'Homo sapiens sapiens, forse addirittura cinquantamila anni fa. Tuttavia le documentazioni geologiche indicano un'origine pi recente, e noi abbiamo individuato l'epoca compresa tra il 15.000 e l'8000 a.C. come la pi probabile. Soltanto allora, in tutta l'esperienza dell'umanit, si verificarono mutamenti climatici rapidi di quella portata convulsa tanto eloquentemente descritta dai miti.
3  Il Periodo Glaciale e la sua fine tumultuosa furono fenomeni universali. Per questo forse non sorprende se le tradizioni dei cataclismi di molte culture diverse, sparse per tutto il globo, sono caratterizzate da un alto grado di uniformit e convergenza.
4  Tuttavia, il fatto sorprendente  che i miti non solo descrivono esperienze comuni ma lo fanno in quello che sembra un linguaggio simbolico comune. Saltano fuori in continuazione gli stessi motivi letterari, gli stessi arredi scenici, gli stessi personaggi riconoscibili, e le stesse trame.
Secondo il professor de Santillana, questo tipo di uniformit rivela la presenza di una mano informatrice. Nel volume Il mulino di Amleto, un'autorevolissima e originale dissertazione sui miti antichi, scritta in collaborazione con Hertha von Dechend (docente di Storia della Scienza presso l'Universit di Francoforte) sostiene che
... l'universalit, quando  unita a un disegno preciso,  gi da sola una prova. Quando, per esempio, un elemento presente in Cina compare anche in testi astrologici babilonesi, lo si deve considerare pertinente, poich rivela un complesso di immagini insolite cui nessuno potrebbe attribuire una genesi indipendente per generazione spontanea. Prendiamo l'origine della musica. Orfeo e la sua morte straziante potrebbero essere una creazione poetica sorta ripetutamente in luoghi diversi. Ma quando personaggi che suonano non la lira, ma il flauto, finiscono scorticati vivi per motivi assurdi di varia specie, e quando la loro identica fine viene ripetuta e rievocata in diversi continenti, allora sentiamo di aver messo le mani su qualcosa, poich racconti simili non possono essere collegati per sequenza interna. E quando il Pifferaio Magico compare sia nel mito medievale tedesco di Hamelin sia nel Messico, in un'epoca molto anteriore alla Conquista, e in entrambi i luoghi  connesso con certi attributi come il colore rosso,  ben difficile che si tratti di una coincidenza... Cos pure non  accidentale che numeri come 108, oppure 9 x 13 si trovino, ripetuti in vari multipli, nei Veda, nei templi di Angkor, a Babilonia, negli oscuri detti di Eraclito e anche nella Valhll norrena.640
Collegando i grandi miti universali di cataclismi,  possibile che quelle coincidenze che non possono essere coincidenze, e quegli incidenti che non possono essere incidenti, denotino l'influsso generale di un'antica, seppur non ancora identificata, mano informatrice? In tal caso, potrebbe essere stata quella stessa mano, durante e dopo l'ultimo Periodo Glaciale, a disegnare la serie di mappamondi accuratissimi e di alto livello tecnico passati in rassegna nella Parte I? E non potrebbe darsi che quella stessa mano abbia lasciato le proprie sinistre impronte su un altro gruppo di miti universali? Quelli incentrati sulla morte e la resurrezione degli di, su grandi alberi intorno ai quali ruotano la terra e il cielo, su gorghi, zangole, trapani e altri congegni simili che ruotano e macinano?
Secondo de Santillana e von Dechend , tutte le immagini di questo genere si riferiscono a eventi celesti641 e lo fanno, inoltre, nel sofisticato linguaggio tecnico di una scienza astronomica e matematica arcaica ma immensamente raffinata642: Era una lingua che non si curava delle credenze e dei culti locali e si concentrava invece su numeri, moti, misure, architetture generali e schemi, sulla struttura dei numeri, sulla geometria.643
Da dove poteva provenire una lingua simile? Il mulino di Amleto  un labirinto di erudizione brillante ma volutamente evasiva, e non ci offre una risposta esplicita a questa domanda. Tuttavia, qua e l, quasi con imbarazzo, vengono lasciati cadere suggerimenti inconcludenti. Per esempio, a un certo punto, gli autori dicono che il linguaggio o codice scientifico che ritengono di aver individuato  di un'antichit che incute timore.644 In un altro punto fissano la portata di questa antichit con maggior precisione a un periodo almeno 6000 anni da Virgilio,645 in altre parole, ottomila anni fa o pi.
Quale civilt conosciuta alla storia avrebbe potuto mettere a punto e utilizzare un raffinato linguaggio tecnico pi di ottomila anni fa? La risposta sincera a questa domanda  nessuna, seguita dalla franca ammissione che qui si ipotizza nientemeno che l'esistenza dimenticata di una cultura tecnologicamente progredita in epoca preistorica. Ancora una volta, trovandosi alle strette, de Santillana e von Dechend sono elusivi, e si limitano a parlare del retaggio che tutti dobbiamo a un quasi incredibile antenato che per primo os intendere il mondo come creato secondo numero, peso e misura.646
Il retaggio, chiaramente, ha a che fare con il pensiero scientifico e informazioni complesse di carattere matematico. Tuttavia, proprio perch risale a epoche tanto remote, il passare del tempo lo ha dissipato:
Sulle rovine di questa grande costruzione arcaica mondiale si era posata la polvere dei secoli quando i greci entrarono in scena; pure, qualcosa di essa sopravviveva nei riti tradizionali, nei miti, nei racconti fiabeschi non pi capiti... Questi, tuttavia, sono i frammenti di un tutto che  andato perduto, seducenti e sfuggenti insieme; fanno pensare a quei paesaggi di nebbia di cui sono maestri i pittori cinesi, che mostrano qui un masso, l il timpano di un tetto, laggi la cima di un albero, lasciando il resto all'immaginazione. Anche quando il codice sar stato decifrato e le tecniche ci saranno note, non potremo pretendere di misurare il pensiero di quei nostri lontani antenati, avviluppato com' nei suoi simboli... poich le menti creative e ordinatrici che [li] idearono sono svanite per sempre.647
Quindi, qui ci troviamo davanti a due eminenti professori di Storia della Scienza, di due rinomate universit di qua e di l dell'Atlantico, che sostengono di aver scoperto i resti di un linguaggio scientifico in codice pi antico di migliaia e migliaia di anni delle pi remote civilt umane individuate dagli studiosi. Inoltre, per quanto generalmente cauti, de Santillana e von Dechend sostengono anche di aver decifrato in parte questo codice.648
Per due accademici seri si tratta di una dichiarazione assai singolare.

30

L'ALBERO COSMICO E IL MULINO DEGLI DEI
Nel loro brillante e vasto studio Il mulino di Amleto, i professori de Santillana e von Dechend presentano un formidabile schieramento di prove mitologiche e iconografiche per dimostrare l'esistenza di un curioso fenomeno. A quanto pare, per qualche inspiegabile motivo e in epoca ignota, certi miti arcaici provenienti da tutto il mondo furono cooptati (non c' un altro termine che renda l'idea) come veicoli per trasmettere un patrimonio di complessi dati tecnici sulla precessione degli equinozi. L'importanza di questa sorprendente tesi, come ha rilevato un'eminente autorit in materia di misurazioni antiche,  che ha sparato la prima salva in quella che potrebbe rivelarsi una rivoluzione copernicana nell'attuale modo di concepire lo sviluppo della cultura umana.649
Il mulino di Amleto fu pubblicato nel 1969, pi di un quarto di secolo fa, perci quella rivoluzione ha avuto un'incubazione assai lunga. Durante questo periodo, tuttavia, il libro non ha avuto n un'ampia diffusione tra il grande pubblico n un ampio sostegno da parte degli studiosi del passato remoto. Questa situazione non si  verificata a causa di difficolt o debolezze insite nel testo. Invece, per citare Martin Bernal, professore di Scienze Politiche presso l'Universit di Cornell,  successo perch pochi archeologi, egittologi e studiosi di storia antica possiedono quella combinazione di tempo, impegno e bravura necessari per affrontare le argomentazioni altamente tecniche di de Santillana.650
Il motivo dominante di queste argomentazioni  la trasmissione ricorrente e persistente di un messaggio precessionale in una vasta serie di miti antichi. E, fatto strano, molte delle immagini e dei simboli chiave che emergono in questi miti - soprattutto quelli che parlano di uno sconvolgimento dei cieli - si trovano anche incastonati nelle antiche tradizioni di cataclismi universali passati in rassegna nei capitoli ventiquattresimo e venticinquesimo.
Per esempio, nella mitologia norrena, abbiamo visto come il lupo Fenrir, che gli di avevano incatenato con tanta cura, spezz i vincoli e infine fugg: Si scroll e il mondo trem. Il frassino Yggdrasil fu scosso dalle radici fino ai rami pi alti. Le montagne si sgretolarono o si spaccarono da cima al fondo... La terra cominciava a perdere la sua forma. Gi le stelle scendevano alla deriva dal cielo.
Nell'opinione di de Santillana e von Dechend , questo mito mescola il familiare tema della catastrofe con quello completamente distinto della precessione. Da una parte abbiamo un disastro terrestre di portata tale che al confronto perfino il diluvio di No sembra un'inezia. Dall'altra apprendiamo che cambiamenti minacciosi si stanno verificando nei cieli e che le stelle, alla deriva nel cielo, precipitano nell'abisso.651
Immagini del cielo come queste, ripetute all'infinito con variazioni relativamente poco importanti in miti di molte parti diverse del mondo, appartengono a una categoria definita nel Mulino di Amleto che non  semplice narrazione di tipo spontaneo652. Inoltre, le tradizioni norrene che riferiscono del mostruoso lupo Fenrir e dello scuotimento di Yggdrasil, proseguono narrando dell'apocalisse finale in cui le forze del Walhalla avanzano schierate dalla parte dell'ordine per partecipare alla terribile battaglia finale degli di, una battaglia che si concluder in un'ecatombe:
Cinquecento porte e quaranta ancora
sono del possente edificio della Valhll;
ottocento Einherjarr escono da ciascuna porta,
allorch vanno a combattere contro il Lupo.653
Con una leggerezza di tocco che  quasi sublime, questi versi ci hanno indotto a contare i guerrieri del Walhalla, obbligandoci cos momentaneamente a concentrare la nostra attenzione sul loro numero totale (540 800 = 432.000). Questo totale, come vedremo nel capitolo trentunesimo,  legato matematicamente al fenomeno della precessione. Poich ci sono ben poche probabilit che sia riuscito a introdursi nella mitologia norrena per caso, lo  soprattutto in un contesto che in precedenza ha menzionato esplicitamente uno sconvolgimento dei cieli abbastanza grave da aver fatto s che le stelle si allontanessero alla deriva dalle loro posizioni nel cielo.
Per capire con che cosa abbiamo a che fare,  essenziale afferrare il linguaggio figurato fondamentale dell'antico messaggio che de Santillana e von Dechend sostengono di aver trovato per caso. Questo linguaggio figurato trasforma la volta luminosa della sfera celeste in un vasto e complicato congegno. E, come la ruota di un mulino, una zangola, un gorgo, un macinatoio, questa macchina gira all'infinito (e i suoi movimenti sono costantemente calibrati dal sole, il quale prima sorge in una costellazione dello zodiaco, quindi in un'altra, e cos via di seguito per tutto l'anno).
I quattro punti chiave dell'anno sono gli equinozi di primavera e d'autunno e i solstizi d'inverno e d'estate. In ciascun punto, naturalmente, si vede sorgere il sole in una costellazione differente (cos, se il sole sorge nei Pesci nell'equinozio di primavera, come fa attualmente, dovr levarsi nella Vergine nell'equinozio d'autunno, nei Gemelli nel solstizio d'inverno e nel Sagittario nel solstizio d'estate). Ed  proprio quello che il sole ha fatto in ciascuno di questi quattro momenti negli ultimi duemila anni circa. Tuttavia, come abbiamo visto, la precessione degli equinozi comporta che in un futuro non molto lontano il punto vernale passer dai Pesci all'Aquario. Quando questo accadr, le altre tre costellazioni che segnano i tre punti chiave cambieranno a loro volta (dalla Vergine, dai Gemelli e dal Sagittario al Leone, al Toro e allo Scorpione), quasi che la gigantesca macchina del cielo cambiasse faticosamente marcia...
Come l'asse di un mulino, spiegano de Santillana e von Dechend , Yggdrasil rappresenta l'asse del mondo nel linguaggio scientifico arcaico che hanno identificato: un asse che si prolunga (per un osservatore che si trovi nell'emisfero boreale) fino al Polo Nord della sfera celeste:
Istintivamente viene da pensare a un palo diritto, verticale, ma...  una semplificazione del concetto vero. [Nel contesto mitico]  meglio non pensare all'asse in termini puramente analitici, una linea alla volta, e considerarlo invece un tutt'uno con la struttura avvolgente alla quale  collegato... Come il raggio fa automaticamente pensare al cerchio, cos l'asse deve evocare i due cerchi massimi determinati sulla superficie della terra, i coluri equinoziale e solstiziale.654
I coluri sono quei cerchi immaginari, che si intersecano in corrispondenza del Polo Nord celeste e collegano i due punti equinoziali dell'orbita della terra intorno al sole (cio, dove si trova il 20 marzo e il 22 settembre) e i due punti solstiziali (dove si trova il 21 giugno e il 21 dicembre). L'idea implicita  la seguente: La rotazione dell'asse polare non deve essere disgiunta dai cerchi massimi che si spostano insieme ad essa nel cielo: l'armatura viene immaginata come un tutt'uno con l'asse.655
De Santillana e von Dechend sono sicuri che qui ci troviamo davanti non a una credenza ma a un'allegoria. Insistono sul fatto che l'idea di una struttura sferica composta da due cerchi intersecanti sospesi a un asse non va assolutamente interpretata come il modo di immaginare il cosmo della scienza antica. Invece va considerata uno strumento di pensiero concepito per attirare l'attenzione delle persone abbastanza intelligenti da decifrare il codice di quell'evento astronomico difficilmente individuabile che  la precessione degli equinozi.
Si tratta di uno strumento di pensiero che salta fuori in continuazione, sotto numerose spoglie e dappertutto nei miti del mondo antico.

Al mulino con gli schiavi
Un esempio, proveniente dall'America Centrale (che fornisce anche un'ulteriore illustrazione dei curiosi incroci simbolici tra i miti della precessione e i miti di catastrofi), fu riassunto da Diego de Landa nel sedicesimo secolo:
Tra gli innumerevoli di adorati da questo popolo [i maya] ve ne erano quattro che chiamavano Bacab. Questi erano, dicono, quattro fratelli che Dio, quando cre il mondo, sistem ai suoi quattro angoli per sostenere i cieli affinch non cadessero. Dicono anche che questi Bacab fuggirono allorch il mondo fu distrutto da un diluvio.656
Secondo de Santillana e von Dechend i sacerdoti-astronomi maya non condivisero neppure per un istante la nozione ingenua che la terra fosse piatta con quattro angoli. Invece, sostengono, l'immagine dei quattro Bacab  utilizzata come un'allegoria tecnica intesa a gettar luce sul fenomeno della precessione degli equinozi. In breve, i Bacab rappresentano il sistema di coordinate di un'et astrologica. Rappresentano i coluri equinoziali e solstiziali, legando insieme le quattro costellazioni in cui il sole continua a sorgere negli equinozi di primavera e d'autunno e nei solstizi d'inverno e d'estate per periodi di poco inferiori a 2200 anni.
Naturalmente  sottinteso che quando le marce del cielo cambiano, la vecchia era viene gi a precipizio e ne nasce una nuova. Fin qui, si tratta di immagini ordinarie della precessione. Tuttavia, tra di esse spicca il collegamento esplicito a un disastro terrestre - in questo caso un'inondazione - a cui i Bacab sopravvivono. Forse potrebbe anche essere di qualche pertinenza il fatto che i rilievi di Chichn Itz mostrano inconfondibilmente i Bacab con la barba e un aspetto europeo.657
Comunque sia, quella dei Bacab (legata a una serie di riferimenti ai quattro angoli del mondo, alla terra quadrangolare, eccettera travisati in pieno)  solo una delle tante immagini che sembrano essere state concepite come strumenti di pensiero per la precessione. Di queste, ovviamente, l'archetipo  il Mulino da cui de Santillana ha preso il titolo: il mulino di Amleto.
Veniamo a sapere che il personaggio di Shakespeare, che il poeta ha reso uno di noi, il primo degli intellettuali infelici, nasconde un passato di essere leggendario, con lineamenti predeterminati, preformati da miti antichissimi.658 In tutte le sue numerose incarnazioni, questo Amleto rimane stranamente se stesso. L'Amlodhi originale (o, a volte, Amleth), come era chiamato nella leggenda islandese, manifesta le stesse caratteristiche di malinconia e di elevato intelletto; anch'egli  un figlio votato alla vendetta del padre, un proferitore di enigmatiche ma inevitabili verit, uno sfuggente portatore di Fato che, una volta compiuta la sua missione, deve cedere le armi...659
Nelle rozze e vivide immagini degli scandinavi, Amlodhi si distingueva per il possesso di un mulino favoloso, o macinatoio, dalla cui macina ai suoi tempi uscivano oro, pace e abbondanza. In molte delle tradizioni, due fanciulle giganti (Fenja e Menja) erano state ingaggiate per far funzionare questo grande congegno, che nessuna forza umana era in grado di smuovere. Qualcosa and storto, e le due gigantesse furono costrette a lavorare senza posa giorno e notte:
Alla panca del mulino furono condotte,
per avviare la pietra grigia;
egli non concesse loro n riposo n pace,
attento al cigolio del mulino.
Il loro canto era un ululato,
che disperdeva il silenzio;
Abbassate la tramoggia e allentate le pietre!
Eppure egli voleva che macinassero ancora.660
Riottose e infuriate, Fenja e Menja aspettarono che tutti si fossero addormentati e poi cominciarono a far girare il mulino a una velocit folle finch i suoi grandi supporti, sebbene fasciati di ferro, si ruppero.661 Subito dopo, in un episodio confuso, il mulino fu rubato da un re del mare di nome Mysinger e caricato sulla sua nave insieme alle gigantesse. Mysinger ordin alle due di riprendere a macinare, ma stavolta dalla macina usc sale. A mezzanotte gli chiesero se non ne avesse abbastanza di sale; ma lui ordin loro di continuare a macinare. Macinarono ancora un poco, quand'ecco che la nave sprofond:
Or si son rotti i grandi
supporti del mulino
fasciati di ferro.
La grande maniglia vol via,
il telaio croll.662
Quando si pos sul fondo del mare, il mulino continu a girare, ma macin rocce e sabbia, creando un vasto gorgo, il Maelstrom.663
Immagini come questa, sostengono de Santillana e von Dechend , rappresentano la precessione degli equinozi.664 L'asse e i supporti di ferro del mulino corrispondono a un
sistema di coordinate della sfera e rappresenta[no] l'armatura di un'et del mondo. Anzi, l'armatura  ci che definisce un'et del mondo: poich l'asse polare e i coluri formano un insieme indivisibile, se si sposta una delle parti, si guasta l'intera armatura. E quando questo accade, il meccanismo obsoleto deve venir sostituito da un nuovo sistema di stella polare e coluri ad esso relativi.665
Inoltre, il gorgo inghiottitore
appartiene al repertorio delle favole antiche. Nell'Odissea appare come Cariddi, nello stretto di Messina, in altre culture come un gorgo dell'Oceano Indiano e del Pacifico, dove, curiosamente, lo ritroviamo associato al fico dai rami sporgenti al quale l'eroe - si tratti di Satyavrata in India oppure di Kae a Tonga - riesce ad aggrapparsi mentre la nave cola a picco... la persistenza di certi particolari esclude la libera invenzione. Storie come questa appartengono alla letteratura cosmologica fin dall'antichit.666
La presenza del gorgo nell'Odissea omerica (una compilazione di miti greci risalente a oltre tremila anni fa) non dovrebbe sorprenderci dal momento che il grande Mulino della leggenda islandese appare anche l (e, per giunta, in circostanze familiari).  l'ultima sera prima del confronto decisivo. Ulisse, deciso a vendicarsi,  approdato a Itaca e si nasconde sotto l'incantesimo della dea Atena, grazie al quale non pu essere riconosciuto. Ulisse prega Zeus di mandargli un segno d'incoraggiamento prima della grande prova:
Zeus l'ud e subito / dall'alto dell'Olimpo splendente, tuon... si rallegr il chiaro Odisseo./ Il presagio lo disse in casa una donna alla mola/ l presso, dove il pastore di popoli aveva le macine./ Vi lavoravano in tutto dodici donne/ per fare farina di orzo e di grano, midollo degli uomini:/ le altre, macinato il frumento, dormivano;/ ma quell'una non aveva cessato, era di fibra pi debole;/ costei, arrestata la mola, parl...
Possano [i nemici di Odisseo] quest'oggi per l'estrema ed ultima volta/ prendere l'amabile pasto in casa di Odisseo,/ essi che m'hanno fiaccato i ginocchi con penosa fatica a fare farina: cenino ora per l'ultima volta.667
De Santillana e von Dechend sostengono che non  un caso se l'allegoria dell'orbe del cielo ruota come una macina e fa sempre qualcosa di male668 compaia anche nella tradizione biblica di Sansone senz'occhi a Gaza al mulino con gli schiavi.669 I suoi crudeli aguzzini lo slegano in modo che possa fare giochi alla loro presenza nel tempio; invece, con le ultime forze, afferra le colonne centrali di quel grande edificio e fa crollare l'intera casa, uccidendo tutti.670 Come Fenja e Menja, ottiene vendetta.
Il tema riaffiora in Giappone,671 nell'America Centrale,672 tra i maori della Nuova Zelanda,673 e nei miti della Finlandia. Qui la figura di Amleto/Sansone si chiama Kullervo e il mulino ha un nome singolare: il Sampo. Come il mulino di Fenja e Menja, alla fine viene rubato e caricato a bordo di una nave. E come quello, finisce per rompersi in mille pezzi.674
Risulta che la parola sampo deriva dal sanscrito skambha, e significa pilastro o palo.675 E nell'Atharva-Veda, una delle opere letterarie pi antiche dell'India settentrionale, troviamo un intero inno dedicato allo Skambha:
Colui nel quale terra, atmosfera, nel quale cielo  posto, nel quale fuoco, luna, sole, vento stanno fissi... Lo Skambha qui entrambi sostiene, cielo e terra; lo skambha sostiene l'ampia atmosfera; lo skambha sostiene le sei ampie direzioni; nello skambha penetr tutta questa esperienza.
Whitney, il traduttore (Atharva-Veda 10:7) commenta alquanto perplesso: Skambha, alla lettera 'sostegno, supporto, pilastro', stranamente usato in questo inno nel senso di armatura dell'universo.676 Tuttavia, conoscendo il complesso di idee che collega i mulini cosmici, i gorghi, gli alberi del mondo ecc., l'arcaica accezione vedica non dovrebbe apparire tanto strana. Qui, come in tutte le altre allegorie, ci che viene segnalato  l'armatura di un'et del mondo, quella stessa macchina del cielo che gira per pi di duemila anni e in cui il sole sorge sempre negli stessi quattro punti cardinali per poi, lentamente, passare da quelle coordinate celesti a quattro nuove costellazioni per i due millenni successivi.
Ecco perch il mulino si rompe sempre, perch in un modo o in un altro i grandi supporti volano sempre via, perch i rivetti di ferro saltano, perch l'albero si frantuma. La precessione degli equinozi merita immagini come queste perch, a intervalli di tempo lunghissimi cambia davvero, o rompe, le coordinate stabilizzatrici dell'intera sfera celeste.

Apritori della via
L'aspetto peculiare di tutto questo  l'ostinazione con cui il mulino (che serve sempre da allegoria dei processi cosmici) continua a riaffiorare in tutto il mondo, perfino l dove il contesto  diventato confuso o  andato perduto. Di fatto, secondo il ragionamento di de Santillana e von Dechend , in realt non importa se il contesto  andato perduto. Il merito principale [della terminologia mitica], affermano,  che pu essere usato come veicolo per trasmettere conoscenze concrete indipendentemente dal grado di consapevolezza delle persone che concretamente narrano le storie, le favole o altro.677 In altre parole, l'importante  che certe immagini sopravvivano e continuino a essere tramandate nei rifacimenti, a prescindere da quanto questi possano discostarsi dall'intreccio originale.
Un esempio di questo discostamento (abbinato alla conservazione di immagini e informazioni essenziali) lo troviamo tra i cherokee, dove il nome della Via Lattea (la nostra galassia)  Dove corse il cane. Ai tempi antichi, secondo la tradizione cherokee, la gente del Sud aveva un mulino da grano, da cui veniva sempre rubata la farina. A un certo punto i proprietari scoprirono il ladro, un cane, che fugg ululando verso la sua casa nel Nord, perdendo dalla bocca nella corsa la farina che lasci una traccia l dove ora vediamo la Via Lattea: questa viene ancor oggi chiamata dai cherokee [...] 'dove corse il cane'.678
Nell'America Centrale, uno dei numerosi miti incentrati su Quetzalcatl rappresenta quest'ultimo in un ruolo centrale nella rigenerazione dell'umanit dopo la disastrosa inondazione che pose termine al Quarto Sole. Insieme al suo compagno dalla testa di cane Xolotl, discende negli inferi per recuperare gli scheletri delle vittime del diluvio. Riesce in quest'impresa dopo aver raggirato Miclantechuhtli, il dio della morte, e le ossa vengono portate in un luogo chiamato Tamoanchan. L, come il grano, con una macina vengono triturate in una farina finissima. Quindi gli di impregnano la farina di sangue, creando cos l'umanit dell'attuale et degli uomini.679
De Santillana e von Dechend ritengono che la presenza di un personaggio canino in entrambe le succitate varianti del mulino cosmico non possa essere accidentale. Rilevano che anche Kullervo, l'Amleto finlandese,  accompagnato dal cane nero Musti.680 Analogamente, quando fa ritorno nelle sue propriet di Itaca, il primo a riconoscere Ulisse  il suo cane fedele,681 e, come chiunque sia andato a dottrina ricorder, Sansone  associato alle volpi (trecento, per la precisione682), che appartengono alla famiglia dei canidi. Nella versione danese della saga di Amleth/Hamlet, Amleth prosegu, e un lupo gli attravers il cammino nel folto.683 In ultimo ma non di minor rilievo, in un testo riveduto alternativo della storia finlandese di Kullervo, l'eroe (assai stranamente) viene mandato in Estonia ad abbaiare sotto lo steccato; abbai un anno...684
De Santillana e von Dechend sono sicuri che tutta questa caninit  voluta: si tratta di un altro frammento dell'antico codice, non ancora decifrato, che persistentemente trasmette in alfabeto Morse il suo messaggio da un luogo all'altro. Includono questi e molti altri simboli canini in un elenco di segnacoli morfologici da loro individuati quali probabili indicazioni della presenza, nei miti antichi, di informazioni scientifiche riguardanti la precessione degli equinozi.685 Questi segnacoli potevano avere significati a s stanti oppure essere semplicemente destinati a mettere in guardia il pubblico eletto che nella storia narrata stava per arrivare una serie di dati concreti. Ingannevolmente, pu darsi anche che talvolta siano stati concepiti per servire da apritori della via, dei passaggi segreti che permettessero agli iniziati di seguire la pista di informazioni scientifiche da un mito all'altro.
Cos, anche se nessuno dei familiari mulini e gorghi  in vista, forse dovremmo metterci sull'avviso e prestare attenzione quando apprendiamo che Orione, il grande cacciatore dei miti greci, possedeva un cane. Quando Orione tent di violentare la dea vergine Artemide, questa cav dalla terra uno scorpione che uccise sia lui sia il suo cane. Orione fu trasportato nei cieli dove divenne la costellazione che ancora oggi porta il suo nome; il suo cane fu tramutato in Sirio, la Stella Cane.686
Esattamente la stessa identificazione di Sirio fu fatta dagli egizi,687 i quali collegavano specificatamente la costellazione di Orione al loro dio Osiride.688 Ed  anche nell'antico Egitto che il personaggio del fedele cane celeste raggiunge la sua elaborazione pi completa ed esplicita in Upuaut, una divinit dalla testa di sciacallo, il cui nome significa Colui che apre le Vie.689 Se seguiamo questo apritore di vie fino in Egitto, volgiamo gli occhi alla costellazione di Orione, ed entriamo nel potente mito di Osiride, ci troviamo avviluppati in una rete di simboli familiari.
Il lettore ricorder che il mito presenta Osiride come la vittima di un tranello. All'inizio i cospiratori si sbarazzano di lui chiudendolo ermeticamente in una cassa e gettandolo alla deriva sulle acque del Nilo. Sotto questo aspetto non ricorda forse Utnapishtim, No, Coxcoxtli e tutti gli altri eroi del diluvio che con le loro arche (o casse, o forzieri) sopravvivono alle acque del diluvio?
Un altro elemento familiare  l'immagine classica della precessione dell'albero del mondo e/o della trave di colmo (in questo caso tutti e due). Il mito ci narra che Osiride, ancora chiuso nel forziere, viene trascinato in mare e poi portato a riva dalle onde a Byblos. Si incaglia tra i rami di un tamerice, il quale comincia a crescere rapidamente fino a diventare grandissimo racchiudendo il forziere all'interno del tronco.690 Il re di quel paese, che ammira moltissimo il tamerice, lo fa abbattere e con la parte che contiene Osiride ricava una trave di colmo per il proprio palazzo. In seguito Iside, la moglie di Osiride, rimuove il corpo del marito dalla trave e lo riporta in Egitto per sottoporlo a un processo di rinascita.691
Il mito di Osiride contiene anche alcuni numeri chiave. Come vedremo nel prossimo capitolo, questi numeri danno accesso, per caso o di proposito, a una scienza della precessione.

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I NUMERI DI OSIRIDE
L'archeoastronoma Jane B. Sellers, che ha studiato Egittologia presso l'Istituto Orientale dell'Universit di Chicago, d'inverno vive a Portland, nel Maine, e d'estate a Ripley Neck, un'oasi territoriale del diciannovesimo secolo gi a est sulle coste rocciose del Maine. Laggi, afferma, a volte il cielo notturno  terso come nel deserto, e nessuno fa caso se leggi i Testi delle Piramidi ad alta voce ai gabbiani...692
Tra i pochi studiosi che hanno verificato la teoria proposta da de Santillana e von Dechend nel Mulino di Amleto, Sellers  stata acclamata per aver attirato l'attenzione sulla necessit di ricorrere all'astronomia, e pi precisamente alla precessione, per studiare in modo adeguato l'antico Egitto e la sua religione.693 Per citare le sue parole: In generale agli archeologi manca la conoscenza della precessione, e questo fatto influisce sulle loro conclusioni riguardo ai miti, agli di e agli orientamenti dei templi dell'antichit... Per gli astronomi la precessione  un fatto ben assodato, e anche coloro che si occupano dell'uomo antico sono tenuti a conoscerlo.694
Secondo l'assunto di Sellers, eloquentemente espresso nel suo recente libro The Death of Gods in Ancient Egypt, il mito di Osiride potrebbe essere stato codificato di proposito con un gruppo di numeri chiave, i quali costituiscono un bagaglio eccedente per quanto riguarda la narrazione ma offrono un sistema eterno di calcolo con cui si possono ricavare valori sorprendentemente precisi per:
1  Il tempo impiegato dal lento movimento oscillatorio della precessione terrestre per far compiere alla posizione del levar del sole nel giorno dell'equinozio di primavera uno spostamento di un grado lungo l'eclittica (rispetto allo sfondo stellare).
2  Il tempo impiegato dal sole per attraversare un segmento zodiacale completo di trenta gradi.
3  Il tempo impiegato dal sole per attraversare due segmenti zodiacali completi (per un totale di sessanta gradi).
4  Il tempo impiegato dal sole per compiere il Grande Ritorno,695 ossia per spostarsi di trecentosessanta gradi lungo l'eclittica, portando cos a termine un ciclo di precessione completo, o Grande Anno.

Il calcolo del Grande Ritorno
I numeri legati alla precessione messi in evidenza da Sellers nel mito di Osiride sono 360, 72, 30 e 12. La maggior parte di essi si trova in una sezione del mito in cui ci vengono forniti particolari biografici dei vari personaggi. Questi sono stati convenientemente riassunti da E. A. Wallis Budge, ex soprintendente alle Antichit egizie del British Museum:
La dea Nut, moglie del dio del sole Ra, era amata dal dio Geb. Quando scopr la tresca, Ra maledisse la moglie e proclam che non avrebbe dato alla luce un figlio in nessun mese dell'anno. Allora il dio Thot, anch'egli innamorato di Nut, gioc a tavola reale con la luna e le vinse cinque giorni interi, che aggiunse ai trecentosessanta che all'epoca formavano l'anno [il corsivo  mio]. Nel primo di questi cinque giorni fu generato Osiride, e nel momento in cui venne al mondo si ud una voce annunciare che era nato il signore del creato.696
In un altro punto il mito ci informa che l'anno di trecentosessanta giorni si compone di dodici mesi di trenta giorni ciascuno.697 E in generale, come osserva Sellers, vengono impiegate espressioni che stimolano i calcoli mentali semplici e l'attenzione ai numeri.698
Fin qui ci sono stati forniti tre dei numeri legati alla precessione indicati da Sellers: 360, 12 e 30. Il quarto numero, che compare pi avanti nel testo,  di gran lunga il pi importante. Come abbiamo visto nel nono capitolo, la divinit malvagia chiamata Seth capeggi un gruppo di cospiratori in un complotto mirato a uccidere Osiride. Il numero dei cospiratori era 72.
Con questo ultimo numero in mano, propone Sellers, siamo ora in grado di accendere e avviare un antico programma di elaborazione dati:
12 = il numero delle costellazioni dello zodiaco;
30 = il numero dei gradi assegnati lungo l'eclittica a ciascuna costellazione zodiacale;
72 = il numero di anni impiegato dal sole equinoziale per completare uno spostamento precessionale di un grado lungo l'eclittica;
360 = il numero totale di gradi contenuti nell'eclittica;
72 30 = 2160 (il numero di anni impiegati dal sole per completare un passaggio di 30 gradi lungo l'eclittica, ossia, per attraversare completamente una qualsiasi delle dodici costellazioni zodiacali);
2160 12 (o 360 72) = 25.920 (il numero di anni di cui  composto un ciclo completo di precessione, o Grande Anno, e quindi il numero totale di anni che ci vogliono per compiere il Grande Ritorno).
Emergono anche altre cifre e combinazioni di cifre, come per esempio:
36, il numero di anni impiegati dal sole equinoziale per completare uno spostamento precessionale di mezzo grado lungo l'eclittica;
4320, il numero di anni impiegato dal sole equinoziale per completare uno spostamento precessionale di 60 gradi (ossia due costellazioni zodiacali).
Questi, secondo Sellers, costituiscono gli elementi fondamentali di un codice della precessione che appare ripetutamente, con misteriosa persistenza, nei miti e nell'architettura sacra dell'antichit. Come in gran parte della numerologia esoterica, in questo codice  permesso spostare a piacere le virgole dei decimali verso sinistra o verso destra, e impiegare praticamente qualsiasi combinazione, permutazione, moltiplicazione, divisione e frazione immaginabile dei numeri fondamentali (i quali sono tutti in esatta relazione con il ritmo della precessione degli equinozi).
Il numero preminente di questo codice  72, al quale viene spesso sommato 36, che fa 108; ed  consentito moltiplicare 108 per 100 per ottenere 10.800, oppure dividerlo per 2 per ottenere 54, che a sua volta pu essere moltiplicato per 10 ed espresso come 540 (o 54.000, o 540.000, o 5.400.000, e cos via). Molto importante  anche 2160 (il numero di anni impiegato dal punto equinoziale per transitare per una costellazione zodiacale), il quale a volte viene moltiplicato per 10 e per fattori di dieci (per dare 216.000, 2.160.000, e cos via) e a volte per 2 per dare 4320 o 43.200, o 432.000, o 4.320.000, all'infinito.

Meglio di Ipparco
Se Sellers ha ragione nell'ipotizzare che il sistema di calcolo necessario per ottenere questi numeri  stato deliberatamente inserito in codice nel mito di Osiride per trasmettere agli iniziati informazioni sulla precessione, ci troviamo davanti a un'interessante anomalia. Se riguardano davvero la precessione, i numeri sono temporalmente fuori posto. La scienza che contengono  troppo progredita perch possano essere stati calcolati da una qualsiasi civilt nota dell'antichit.
Non bisogna dimenticare che compaiono in un mito gi esistente agli albori della scrittura in Egitto (alcuni elementi della storia di Osiride si trovano addirittura nei Testi delle Piramidi e risalgono al 2450 a.C., in un contesto da cui si deduce che erano estremamente antichi anche allora699). Ipparco, il cosiddetto scopritore della precessione visse nel secondo secolo a.C. Egli propose un valore di 45 o 46 secondi d'arco per un anno di moto precessionale. Queste cifre danno uno spostamento di un grado lungo l'eclittica in ottanta anni (a 45 secondi d'arco l'anno), e in 78,26 anni (a 46 secondi d'arco l'anno). Il numero esatto, calcolato dagli scienziati del ventesimo secolo,  di 71,6 anni.700 Quindi, se la teoria di Sellers  corretta, i numeri di Osiride, che danno un valore di 72 anni, sono significativamente pi precisi di quelli di Ipparco. Invero, entro gli ovvi confini imposti dalla struttura narrativa,  difficile vedere come sarebbe stato possibile migliorare il numero 72, anche se la cifra pi precisa fosse stata nota agli antichi creatori di miti.  difficile inserire in una storia 71,6 cospiratori, mentre 72 vanno benissimo.
Partendo da questo numero arrotondato per eccesso, il mito di Osiride riesce a dare un valore di 2160 anni per lo spostamento precessionale attraverso una casa completa dello zodiaco. Il numero esatto, secondo i calcoli attuali,  di 2148 anni.701 I numeri di Ipparco sono rispettivamente 2400 e 2347,8. Infine, Osiride ci permette di calcolare in 25.920 il numero di anni richiesto per la realizzazione di un ciclo di precessione completo attraverso le 12 case dello zodiaco. Ipparco ci d o 28.800 o 28.173,6 anni. Il numero esatto, secondo le stime attuali,  25.776 anni.702 Quindi i calcoli di Ipparco del Grande Ritorno sono sbagliati di 3000 anni. I calcoli di Osiride mancano il numero esatto solo per 144 anni, e non c' da stupirsene dal momento che il contesto narrativo imponeva un arrotondamento del numero base dal valore corretto di 71,6 a uno pi trattabile come 72.
Tutto ci, comunque, presuppone che Sellers abbia ragione a ritenere che i numeri di 360, 72, 30 e 12 non furono inseriti nel mito di Osiride per caso bens vi furono collocati di proposito da persone che conoscevano - e avevano accuratamente misurato - la precessione.
Sellers ha ragione?

Tempi di decadenza
Quello di Osiride non  l'unico mito che contiene il sistema per calcolare la precessione. I numeri inerenti a questo fenomeno affiorano in continuazione nel mondo antico sotto un'infinit di forme, multipli e combinazioni.
Un esempio  stato dato nel capitolo trentesimo, con il mito norreno dei 432.000 guerrieri che uscirono dal Walhalla per andare a combattere contro il Lupo. Se torniamo su quel mito vediamo che contiene diverse permutazioni di numeri precessionali.

La frullatura dell'Oceano di Latte, uno dei vari strumenti di pensiero per la precessione incontrati nei miti antichi.
Analogamente, come abbiamo visto nel capitolo ventiquattresimo, si diceva che certe antiche tradizioni cinesi legate a un cataclisma universale fossero state trascritte in un grande testo costituito esattamente da 4320 volumi.
A migliaia di chilometri di distanza,  forse una coincidenza che lo storico babilonese Berosso (terzo secolo a.C.) abbia attribuito un regno totale di 432.000 anni ai mitici re che governarono il paese di Sumer prima del diluvio? Ed  ugualmente una coincidenza che quello stesso Berosso abbia fissato la durata del periodo compreso tra la creazione e la catastrofe universale in 2.160.000 anni703
E anche i miti delle antiche popolazioni amerindie come i maya contenevano o ci permettevano di trovare numeri come 72, 2160, 4320, ecc.? Probabilmente non lo sapremo mai, grazie ai conquistadores e ai frati zelanti che distrussero il patrimonio tradizionale dell'America Centrale lasciandoci ben poco materiale con cui lavorare. Ci che tuttavia possiamo dire  che numeri chiave compaiono davvero, e in relativa abbondanza, nel calendario maya del Lungo Computo. Nel capitolo ventunesimo sono stati esposti i particolari riguardanti quel calendario. In esso i numeri necessari per il calcolo della precessione figurano nelle seguenti formule: 1 Katun = 7200 giorni; 1 Tun = 360 giorni; 2 Tun = 720 giorni; 5 Baktun = 720.000 giorni; 5 Katun = 36.000 giorni; 6 Katun = 43.200 giorni; 6 Tun = 2160 giorni; 15 Katun = 2.160.000 giorni.704
N sembra che il codice di Sellers sia limitato alla mitologia. Nelle giungle di Kampuchea il complesso templare di Angkor ha tutta l'aria di essere stato costruito volutamente come una metafora della precessione. Ha, per esempio, cinque porte a ciascuna delle quali conduce una strada che scavalca il fossato infestato dai coccodrilli circondante l'intero complesso. Ciascuna strada  fiancheggiata da una fila di gigantesche figure di pietra: 108 per ogni viale, 54 per lato (per un totale di 540 statue) e ogni fila regge un enorme serpente Naga. Inoltre, come de Santillana e von Dechend rilevano nel loro studio Il mulino di Amleto, piuttosto che reggere il serpente, le figure sono chiaramente rappresentate nell'atto di tirarlo, il che dimostra che queste 540 statue stanno frullando l'Oceano di Latte. L'intero Angkor si rivela cos un colossale modello costruito per rappresentare [...] con fantasia e incongruenza genuinamente indiane l'idea della precessione.705
Lo stesso potrebbe essere vero per il famoso tempio di Borobudur di Giava, con i suoi 72 stupa a forma di campana, e forse anche per i megaliti di Ba'albek in Libano, considerati i pi grandi blocchi di pietra tagliata del mondo. Molto pi antichi degli edifici romani e greci che si trovano nella stessa zona, i tre megaliti che compongono il cosiddetto Trilithion sono alti quanto degli edifici di cinque piani e pesano pi di seicento tonnellate ciascuno. Un quarto megalite  lungo quasi ventiquattro metri e pesa millecento tonnellate. Fatto sorprendente, questi giganteschi blocchi furono estratti, tagliati alla perfezione e in qualche modo trasportati fino a Ba'albek da una cava distante diversi chilometri. Per giunta furono abilmente inseriti, a un'altezza considerevole da terra, nei muri portanti di un magnifico tempio. Questo tempio era circondato da 54 colonne smisurate.706
Nel subcontinente indiano (dove la costellazione di Orione  chiamata Kal-Purush, che significa Uomo del Tempo707), scopriamo che i numeri di Osiride elencati da Sellers sono trasmessi mediante un'ampia gamma di mezzi e in modi che  sempre pi difficile attribuire al caso. Ci sono, per esempio, 10.800 mattoni nell'Agnicayana, l'altare del fuoco indiano. Ci sono 10.800 stanze nel Rgveda il pi antico dei testi vedici e una ricca miniera di mitologia indiana. Ciascuna strofa  composta da 40 sillabe, per un totale di 432.000... n una di pi, n una di meno.708 E nel Rgveda 1:164 (una stanza tipica) leggiamo della ruota dai dodici raggi in cui sono fissati i 720 figli di Agni.709
Nella Cabala ebraica ci sono 72 angeli attraverso i quali i Sephiroth (i poteri divini) possono essere avvicinati, o invocati, da coloro che conoscono i loro nomi e i loro numeri.710 La tradizione rosacrociana parla di cicli di 108 anni (72 pi 36), in relazione ai quali la confraternita segreta fa sentire la propria influenza.711 Analogamente il numero 72 e le sue permutazioni e suddivisioni sono di grande importanza per le societ segrete cinesi note con il nome di Triadi. Un antico rito esige che ciascun candidato all'iniziazione paghi un tributo comprendente 360 cash per 'fare i vestiti', 108 cash 'per la borsa', 72 cash per l'istruzione, e 36 cash per decapitare 'l'accolito traditore'.712 Naturalmente il cash (l'antica moneta universale cinese di ottone con un buco quadrato al centro) non  pi in circolazione, ma i numeri tramandati dal rito da tempi immemorabili sono sopravvissuti. Cos, nella moderna Singapore, gli aspiranti membri della Triade pagano un ingresso che  calcolato in base alla loro condizione economica ma che deve sempre consistere in multipli di 1,80 $, 3,60 $, 7,20 $, 10,80 $ (e quindi 18 $, 36 $, 72 $, 108 $, o 360 $, 720 $, 1.080 $, e cos via).713
Fra tutte le societ segrete, la pi misteriosa e arcaica in assoluto  sicuramente la Lega Hung, che gli studiosi considerano il ricettacolo dell'antica religione cinese.714 In un rito di iniziazione hung il neofita viene sottoposto a una seduta di domande e risposte che procede cos:
D. Che cosa hai visto lungo il tuo cammino?
R. Ho visto due vasi di bamb rosso.
D. Sai quante piante c'erano?
R. In un vaso c'erano 36 piante e nell'altro 72, 108 in tutto.
D. Ne hai portata a casa qualcuna per te?
R. S, ne ho portate a casa 108...
D. Come puoi provarlo?
R. Posso provarlo con un verso.
D. Come corre questo verso?
R. Il bamb rosso di Canton al mondo  raro.
Nei boschetti ci sono 36 e 72.
Chi mai conosce il significato di questo?
Quando ci saremo messi all'opera conosceremo il segreto.
La curiosit suscitata da passi come questo  accentuata dall'atteggiamento reticente della stessa Lega Hung, un'organizzazione che ricorda l'ordine europeo medievale dei Templari (e i livelli pi alti della massoneria moderna) sotto molti aspetti che per esulano dall'ambito di questo libro per poterli descrivere.715 Altrettanto interessante  il fatto che il carattere cinese Hung, composto da acqua e molti, significa inondazione, ossia il Diluvio.
Infine, tornando in India, soffermiamoci sul contenuto dei testi sacri chiamati Purana. Questi parlano di quattro et della terra, chiamate Yuga, che insieme formano 12.000 anni divini. Le rispettive durate di queste epoche sono in anni divini: Krita Yuga = 4800 anni, Treta Yuga = 3600, Davpara Yuga = 2400; Kali Yuga = 1200.716
I Purana ci dicono anche che un anno dei mortali corrisponde a un giorno degli di.717 Inoltre, ed esattamente come nel mito di Osiride, scopriamo che il numero di giorni che compongono l'anno tanto degli di quanto dei mortali  stato fissato artificialmente in 360, cosicch un anno degli di equivale a 360 anni mortali.718
Perci risulta che il Kali Yuga, consistente in 1200 anni degli di, ha una durata di 432.000 anni mortali.719 Un Mahayuga, o Grande Anno (formato da dodicimila anni divini contenuti nei quattro Yuga minori) equivale a 4.320.000 anni dei mortali. Mille di questi Mahayuga (che costituiscono un Kalpa, o giorno di Brahma) durano 4.320.000.000 anni normali,720 e forniscono a loro volta le cifre per i calcoli fondamentali della precessione. A parte ci sono i Manvantara (periodi di Manu) di cui le scritture ci dicono che trascorrono circa 71 sistemi di quattro Yuga nel corso di ogni Manvantara.721 Il lettore ricorder che un grado di moto precessionale lungo l'eclittica si compie in 71,6 anni, un numero che pu essere arrotondato per difetto a circa 71 in India con la stessa facilit con cui era stato arrotondato per eccesso a 72 nell'antico Egitto.
Il Kali Yuga, con la sua durata di 432.000 anni mortali  , per inciso, il nostro. Nell'Era di Kali, afferma il testo, la decadenza prosperer finch il genere umano si avviciner all'annientamento.722

Cani, zii e la vendetta
 stato un cane a condurci a questi tempi di decadenza.
Giungemmo qui grazie a Sirio, la Stella del Cane, situata in corrispondenza del tallone della gigantesca costellazione di Orione, sovrastando il cielo d'Egitto. In quel paese, come abbiamo visto, Orione  Osiride, il dio della morte e della resurrezione, i cui numeri - forse per caso - sono 12, 30, 72 e 360. Ma il caso pu spiegare il fatto che questi e altri numeri interi fondamentali della precessione saltino fuori continuamente in mitologie di tutto il mondo che non dovrebbero essere in relazione tra loro, e in veicoli tanto imperturbabili quanto duraturi come i sistemi calendaristici e le opere architettoniche?
De Santillana e von Dechend , Jane Sellers e un gruppo crescente di altri studiosi escludono il caso, sostenendo che la persistenza dei dettagli  indicativa di una mano guida.
Se hanno torto, dovremo trovare qualche altra spiegazione che renda conto di come questi numeri, specifici e interrelati, (la cui unica funzione ovvia  il calcolo della precessione) abbiano potuto imprimersi tanto diffusamente nella cultura umana.
E se non avessero torto? E se dietro le quinte fosse davvero all'opera una mano guida?
A volte, quando ci si immerge nel mondo mitico e misterioso di de Santillana e von Dechend , si sente quasi l'influsso di quella mano... Prendiamo per esempio la questione del cane... o sciacallo, o lupo, o volpe. Il modo indefinibile in cui questo oscuro canide striscia furtivo da un mito all'altro  peculiare: ora stimola il lettore, ora lo coglie di sorpresa, sempre allettandolo a proseguire.
Invero,  proprio questo richiamo che abbiamo seguito dal mulino di Amlodhi fino al mito di Osiride in Egitto. Cammin facendo, secondo il disegno degli antichi saggi (se Sellers, de Santillana e von Dechend hanno ragione) siamo stati dapprima incoraggiati a costruirci una chiara immagine mentale della sfera celeste. In un secondo momento, ci  stato fornito un modello meccanicistico di modo che potessimo visualizzare i grandi cambiamenti che la precessione degli equinozi determina periodicamente in tutte le coordinate di questa sfera. Infine, dopo aver permesso al cane Sirio di aprirci la via, abbiamo ricevuto i numeri per calcolare con maggiore o minore esattezza la precessione.
Tuttavia, nella sua eterna posizione in corrispondenza del tallone di Orione, Sirio non  l'unico personaggio canino che ruota intorno a Osiride. Nel capitolo undicesimo abbiamo visto come Iside (moglie nonch sorella di Osiride723) cerc il corpo del marito morto dopo che era stato assassinato da Seth (il quale, per inciso, era fratello di entrambi). Secondo l'antica tradizione in questa ricerca fu aiutata da cani (sciacalli, in alcune versioni).724 Analogamente, testi mitologici e religiosi di tutti i periodi della storia egizia affermano che il dio-sciacallo Anubi soccorse lo spirito di Osiride dopo la sua morte e gli fece da guida negli inferi.725 (Vignette superstiti raffigurano >Anubi praticamente identico nell'aspetto a Upuaut, Colui che apre le vie.)
Inoltre si credeva che lo stesso Osiride si fosse tramutato in lupo al suo ritorno dagli inferi per aiutare il figlio Horus nella battaglia finale contro Seth.726
Quando si analizza questo tipo di materiale, a volte si ha l'inquietante sensazione di essere manipolati da un'antica intelligenza che ha trovato il modo di arrivare fino a noi attraverso archi di tempo immensi, e per qualche motivo ci ha posto un enigma da risolvere nel linguaggio del mito.
Se a saltar fuori di continuo fossero solo i cani, sarebbe facile liberarsi di siffatte strane intuizioni. Il fenomeno dei cani sembra pi che altro una coincidenza. Ma non si tratta solo di questo.
Le vie che uniscono i due diversissimi miti di Osiride e del mulino di Amlodhi (i quali comunque sembrano entrambi contenere dati scientifici accurati sulla precessione degli equinozi) sono tenute aperte da un altro strano fattore comune, quello delle parentele. Amlodhi/Amleth/Amleto  sempre un figlio che vendica l'assassinio del padre prendendo in trappola e uccidendo l'omicida. L'assassino, inoltre,  sempre il fratello del padre, ossia lo zio di Amleto.727
Questo  esattamente lo scenario del mito di Osiride. Osiride e Seth sono fratelli.728 Seth uccide Osiride. Allora Horus, il figlio di Osiride, fa vendetta sullo zio.729
Un altro sviluppo imprevisto  che spesso il personaggio di Amleto ha una sorta di rapporto incestuoso con la sorella.730 Nel ca-so di Kullervo, l'Amleto finlandese, c' un'intensa scena in cui l'eroe, mentre torna a casa dopo una lunga assenza, incontra nei boschi una fanciulla intenta a raccogliere bacche. I due giacciono assieme, e solo dopo scoprono di essere fratello e sorella. La fanciulla si annega immediatamente. Poi, con il cane nero Musti che gli saltella dietro, Kullervo si addentra nella foresta e si getta sulla propria spada.731
Nel mito egizio di Osiride non ci sono suicidi, per c' l'incesto di Osiride con la sorella Iside. Dalla loro unione nasce Horus il vendicatore.
Cos, ancora una volta sembra il caso di chiedersi: che cosa succede? Perch ci sono tutti questi legami e nessi evidenti? Perch ci ritroviamo con questi fili di miti, che apparentemente riguardano soggetti diversi, i quali si dimostrano tutti capaci a proprio modo di gettar luce sul fenomeno della precessione degli equinozi? E perch in tutti questi miti compaiono cani e personaggi che sembrano insolitamente inclini all'incesto, al fratricidio e alla vendetta? Sicuramente a voler suggerire che tanti artifizi letterari identici possano continuare a saltar fuori per puro caso in tanti contesti diversi spingerebbe lo scetticismo a livelli assurdi.
Tuttavia, se non si tratta di un caso, a chi esattamente dobbiamo la creazione di questa trama di collegamento intricata e ingegnosa? Chi furono gli autori e i creatori dell'enigma e quali potevano essere i loro motivi?

Scienziati con qualcosa da dire
Chiunque fossero, di certo erano intelligenti, abbastanza intelligenti da aver notato il movimento infinitesimale della precessione lungo l'eclittica e da aver calcolato il suo ritmo a un valore straordinariamente vicino a quello ottenuto dalla tecnologia avanzata dei nostri giorni.
Perci, ne consegue che abbiamo a che fare con persone altamente civilizzate. Invero, abbiamo a che fare con persone degne di essere chiamate scienziati. Inoltre, queste devono essere vissute in un'antichit estremamente remota in quanto abbiamo la certezza che la creazione e la diffusione del retaggio comune dei miti sulla precessione di qua e di l dell'Atlantico non hanno avuto luogo in tempi storici. Al contrario, le prove indicano che tutti questi miti erano barcollanti per l'et mentre quella che noi chiamiamo storia cominci circa cinquemila anni fa.732
La grande forza delle antiche storie era questa: cos come erano per sempre a disposizione per l'uso e l'adattamento senza diritti d'autore, quasi degli astuti e ambigui camaleonti intellettuali, avevano la capacit di cambiare colore a seconda dell'ambiente circostante. In epoche diverse e in continenti diversi, le antiche storie potevano essere rinarrate in svariati modi, ma avrebbero sempre serbato il loro simbolismo di fondo e continuato a trasmettere i dati codificati sulla precessione con cui erano state programmate all'inizio.
Ma a quale scopo?
Come vedremo nel prossimo capitolo, le conseguenze dei lunghi, lenti cicli della precessione non sono limitate a un cambiamento dell'aspetto del cielo. Questo fenomeno celeste, originato dall'oscillazione assiale della terra, ha effetti diretti sulla terra stessa. Infatti, a quanto pare  uno dei principali termini di correlazione del repentino inizio dei periodi glaciali e del loro altrettanto improvviso e catastrofico declino.

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PARLARE A COLORO CHE NON SONO ANCORA NATI
 comprensibile che un'enorme gamma di miti di tutto il mondo antico descriva nei particolari pi drammatici catastrofi geologiche. L'umanit sopravvisse agli orrori dell'ultimo Periodo Glaciale, e la fonte pi plausibile delle nostre durature tradizioni di inondazioni e geli, di intensi vulcanismi e terremoti devastanti va ricercata nei tumultuosi sconvolgimenti che si scatenarono durante il grande disgelo avvenuto tra il 15.000 e l'8000 a.C. La ritirata finale delle calotte glaciali, e il conseguente innalzamento generale dei livelli dei mari di novanta-centoventi metri, ebbe luogo solo poche migliaia di anni prima dell'inizio dell'epoca storica. Perci non sorprende se tutte le nostre prime civilt abbiano serbato vivide memorie degli immensi cataclismi che terrorizzarono i loro antenati.
Molto pi difficile da spiegare  il modo tanto bizzarro quanto caratteristico in cui i miti dei cataclismi sembrano recare l'impronta intelligente di una mano guida.733 Invero, il grado di convergenza proprio di queste antiche storie  spesso abbastanza cospicuo da far nascere il sospetto che siano state tutte scritte dallo stesso autore.
 possibile che l'autore in questione avesse qualcosa a che fare con quel mirabile dio, o superuomo, menzionato in tanti dei miti da noi passati in rassegna, il quale appare subito dopo che il mondo  stato distrutto da un'orribile catastrofe geologica per recare conforto e i doni della civilt ai superstiti sconvolti e avviliti?
Bianco e barbuto, Osiride  l'incarnazione egiziana di questa figura universale, e forse non per caso uno dei primi gesti per cui viene ricordato nel mito  l'abolizione del cannibalismo tra i primitivi abitanti della Valle del Nilo.734 In Sud America, si narrava che Viracocha avesse iniziato la sua missione civilizzatrice subito dopo una grande inondazione; Quetzalcatl, lo scopritore del granturco, port i benefici dei raccolti, della matematica, dell'astronomia e di una raffinata cultura in Messico dopo che il Quarto Sole era stato sopraffatto da un diluvio devastatore.
 possibile che questi strani miti contengano un ricordo di incontri avvenuti tra alcune sparse trib neolitiche sopravvissute all'ultimo Periodo Glaciale e un'alta civilt non ancora identificata esistita nella stessa epoca?
E i miti, potrebbero essere dei tentativi di comunicare?

Un messaggio nella bottiglia del tempo
Sopra tutte le invenzioni stupende, osserv una volta Galileo,
qual eminenza di mente fu quella di colui che s'immagin di trovar modo di comunicare i suoi pi reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, bench distante per lunghissimo intervallo di luogo e tempo? Parlare con quelli che son nell'Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati, n saranno se non di qua a mille e diecimila anni? E con qual facilit? Con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane.735
Se il messaggio della precessione individuato da studiosi come de Santillana, von Dechend e Jane Sellers  davvero un tentativo deliberato di comunicare da parte di qualche civilt perduta dell'antichit, come mai questa non si  limitata a lasciarcelo per iscritto affinch lo trovassimo? Non sarebbe stato pi facile che codificarlo nei miti? Forse.
Tuttavia, poniamo che il materiale, qualunque fosse, su cui era scritto il messaggio fosse andato distrutto o si fosse consumato dopo parecchie migliaia di anni. Oppure poniamo che in seguito la lingua in cui era stato annotato fosse stata completamente dimenticata (come  il caso dell'enigmatico testo della Valle dell'Indu, che  stato studiato attentamente per pi di mezzo secolo, ma ha finora resistito a tutti i tentativi di decifrazione). Risulta evidente che in siffatte circostanze un retaggio scritto destinato al futuro non avrebbe assolutamente alcun valore, perch nessuno sarebbe in grado di cavarne un senso.
Perci, si cercherebbe piuttosto una lingua universale, un tipo di lingua che sarebbe comprensibile per qualsiasi societ tecnologicamente progredita in qualsiasi epoca, perfino in un futuro lontano mille o diecimila anni. Sebbene i linguaggi del genere siano pochi e rari, la matematica  uno di questi, e la citt di Teotihuacn potrebbe essere il biglietto da visita di una civilt perduta scritto nel linguaggio eterno della matematica.
Anche i dati geodetici, legati all'esatta posizione di punti geografici fissi e alla forma e alle dimensioni della terra, rimarrebbero validi e riconoscibili per decine di migliaia di anni, e si presterebbero a essere espressi assai convenientemente per mezzo della cartografia (o, come vedremo, con la costruzione di giganteschi monumenti geodetici come la Grande Piramide d'Egitto).
Un'altra costante del nostro sistema solare  il linguaggio del tempo: i grandi ma regolari intervalli calibrati dall'avanzata lenta, millimetrica del moto della precessione. In questo momento, o tra diecimila anni, un messaggio che stampi numeri come 72, 2160, 4320 o 25.920 dovrebbe essere immediatamente intelleggibile per qualsiasi civilt che abbia acquisito una modesta dimestichezza con la matematica e l'abilit di individuare e misurare il moto inverso quasi impercettibile che il sole sembra compiere lungo l'eclittica contro lo sfondo delle stelle fisse (un grado in 71,6 anni, trenta gradi in 2148 anni, e cos via).
La sensazione che esista una correlazione  rafforzata anche da un altro elemento. Pur non essendo n fisso n definito come il numero delle sillabe del Rg-Veda sembra attinente. Per via di efficaci legami stilistici e un simbolismo comune, i miti che trattano di cataclismi universali e della precessione degli equinozi spesso si confondono. Esiste una circostanziata interconnessione tra queste due categorie di tradizioni, ognuna delle quali per di pi reca quelle che sembrano le impronte riconoscibili di un piano deliberato. Perci, fatto del tutto naturale, si viene spinti a scoprire se non ci potrebbe essere un collegamento importante tra la precessione degli equinozi e le catastrofi universali.

Mulino di sofferenza
Anche se a quanto pare entrano in gioco svariati meccanismi di natura astronomica e geologica, e anche se non tutti sono compresi appieno, fatto sta che il ciclo della precessione  fortemente correlato all'inizio e alla fine dei periodi glaciali.
Devono coincidere diversi fattori scatenanti, ragion per cui il fenomeno non riguarda tutti i passaggi da un'era astronomica all'altra. Comunque,  riconosciuto che la precessione ha un impatto tanto sulla glaciazione quanto sulla deglaciazione, a intervalli molto lontani tra loro. La conoscenza di questo fatto  stata stabilita soltanto dalla nostra scienza alla fine degli anni Settanta di questo secolo.736 Tuttavia, le prove contenute nei miti fanno pensare che forse lo stesso livello di conoscenza era posseduto da una civilt non ancora identificata esistita nella notte dell'ultimo Periodo Glaciale. L'ovvio indizio che probabilmente dovremmo cogliere  che i terribili cataclismi di inondazioni, fuoco e ghiaccio descritti dai miti erano in qualche modo legati causalmente agli immensi spostamenti delle coordinate celesti attraverso il grande ciclo dello zodiaco. Per citare de Santillana e von Dechend , agli antichi era tutt'altro che sconosciuta l'idea che i mulini degli di macinano lentamente e che il risultato di solito  sofferenza.737
Ormai si sa che tre fattori principali, nei quali ci siamo gi imbattuti, hanno un ruolo importante nell'inizio e nella ritirata dei periodi glaciali (insieme, naturalmente, ai vari cataclismi che seguono i geli e i disgeli improvvisi). Questi fattori, tutti legati alle variazioni della geometria orbitale della terra, sono:
1  L'obliquit dell'eclittica (cio, l'angolo di inclinazione dell'asse di rotazione del pianeta, che  anche l'angolazione tra l'equatore celeste e l'eclittica). Questa, come abbiamo visto, varia nell'arco di periodi di tempo infinitamente lunghi tra 22,1 gradi (il punto di massima vicinanza che l'asse raggiunge rispetto alla verticale) e 24,5 gradi (il punto di massima lontananza che l'asse raggiunge rispetto alla verticale);
2  L'eccentricit dell'orbita (cio, la forma pi o meno allungata del percorso ellittico della terra intorno al sole in una qualsiasi epoca data);
3  La precessione assiale, la quale fa s che i quattro punti cardinali dell'orbita terrestre (i due equinozi e i solstizi d'inverno e d'estate) si spostino all'indietro molto, molto lentamente lungo la traiettoria orbitale.
In questo momento ci stiamo accostando a una disciplina tecnica e specialistica, che va ben oltre la portata di questo libro. Si rimandano perci quei lettori che desiderino informazioni particolareggiate all'opera multidisciplinare del Progetto CLIMAP a cura della US National Science Foundation, e a un saggio fondamentale dei professori J. D. Hays e John Imbrie, intitolato Variations in the Earth's Orbit: Pacemaker of the Ice Ages (vedi nota 4).
In breve, ci che Hays, Imbrie e altri hanno dimostrato  che si pu prevedere l'inizio dei periodi glaciali quando si verificano le seguenti sventurate e infauste congiunzioni di cicli celesti: a) eccentricit massima, che porta la terra milioni di chilometri pi lontano dal sole, in afelio (l'estremit della sua orbita) rispetto alla norma; b) obliquit minima, ossia quando l'asse terrestre, e conseguentemente i poli Nord e Sud sono molto pi vicini alla verticale rispetto alla norma; e c) precessione degli equinozi la quale, con lo svolgersi del grande ciclo, alla fine fa s che l'inverno inizi in un emisfero o nell'altro quando la terra si trova nel perielio (il punto pi vicino al sole); ci, a sua volta, significa che l'estate arriver in corrispondenza dell'afelio e sar quindi relativamente fredda, sicch il ghiaccio che si  depositato nel corso dell'inverno non riesce a sciogliersi durante l'estate successiva e allora ha luogo un inesorabile rafforzamento di condizioni climatiche glaciali.738
Quindi, spostata dal mutare della geometria dell'orbita, l'insolazione globale - le diverse quantit e intensit di luce solare ricevute a diverse latitudini in ogni data epoca - pu diventare un importante fattore scatenante dei periodi glaciali.
 possibile che gli antichi autori di miti cercassero di avvertirci del grande pericolo quando collegavano in modo tanto complesso la sofferenza dei cataclismi universali al lento macino del mulino celeste?
Questa  una domanda su cui torneremo al momento opportuno; nel frattempo ci basti osservare che identificando gli importanti effetti della geometria orbitale sul clima e sul benessere del pianeta, e combinando queste informazioni con misurazioni precise del ritmo del moto precessionale, a quanto pare gli ignoti scienziati di una civilt non riconosciuta hanno trovato un modo per catturare la nostra attenzione, per colmare il baratro delle epoche, e per comunicare direttamente con noi.
Che ascoltiamo oppure no quello che hanno da dirci, ovviamente, dipende unicamente da noi.

Parte sesta

Il richiamo di Giza
Egitto I

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I PUNTI CARDINALI
Giza, Egitto, 16 marzo 1993, ore 3,30 del mattino
Attraversammo l'atrio deserto del nostro albergo e salimmo a bordo della Fiat bianca che ci aspettava fuori sul viale d'accesso. Alla guida c'era uno smilzo e irrequieto egiziano di nome Al, che aveva il compito di condurci oltre le guardie della Grande Piramide e poi riportarci indietro prima dell'alba. Era agitato perch se ci fosse andata male Santha e io saremmo stati espulsi dall'Egitto e lui si sarebbe preso una condanna a sei mesi di carcere.
Ovviamente, l'impresa doveva riuscire per forza. E Al ci accompagnava proprio per questo. Il giorno prima gli avevamo dato centocinquanta dollari americani e lui li aveva cambiati in sterline egiziane e distribuiti tra le suddette guardie. A loro volta queste ultime avevano acconsentito a chiudere un occhio sulla nostra presenza per un paio d'ore.
Arrivammo in macchina fino a ottocento metri dalla piramide, poi procedemmo a piedi, costeggiando il ripido terrapieno che sovrasta il villaggio di Nazlet-el-Samaan e conduce alla facciata settentrionale del monumento. Nessuno di noi parl molto mentre arrancavamo nella sabbia molle appena fuori portata delle fotoelettriche. Provavamo un miscuglio di emozione e di timore. Al era tutt'altro che sicuro che le bustarelle avrebbero funzionato.
Ci fermammo per un po' all'ombra a fissare l'immensa massa della Piramide che si stagliava nell'oscurit sopra di noi nascondendo alla vista le stelle del sud. Poi una pattuglia di tre uomini armati di fucili e avvolti nelle coperte per proteggersi dal freddo della notte apparve all'angolo di nord-est, a una distanza di circa cinquanta metri, dove si ferm a fumare una sigaretta. Facendoci segno di rimanere nascosti, Al avanz nella zona illuminata e raggiunse le guardie. Parl con loro per diversi minuti, dando l'impressione di discutere animatamente. Infine ci fece cenno di raggiungerlo.
C' un problema, spieg. Uno di loro, lui, il capitano, [indic un tipo basso con la barba lunga e l'aria scontenta] sostiene che dobbiamo pagare altri trenta dollari, altrimenti non se ne fa niente. Che cosa volete fare? Frugai nel portafogli, contai trenta dollari e porsi le banconote ad Al. Lui le pieg e le diede al capitano. Con un'aria offesa il capitano infil i soldi nel taschino della camicia e, infine, ci stringemmo tutti la mano.
D'accordo, disse Al, andiamo.

Una precisione inspiegabile
Mentre le guardie continuavano la loro ronda in direzione ovest lungo la facciata settentrionale della Grande Piramide, svoltammo l'angolo di nord-est e procedemmo lungo la base della facciata orientale.
Da molto tempo avevo preso l'abitudine di orientarmi secondo i lati dei monumenti. La facciata settentrionale era allineata, quasi alla perfezione, con il nord vero, la facciata orientale quasi alla perfezione con l'est vero, quella meridionale con il sud vero, e quella occidentale con l'ovest vero. L'errore medio era appena nell'ordine di tre minuti d'arco (per arrivare a meno di due minuti sulla facciata settentrionale),739 un'accuratezza incredibile per qualsiasi edificio di qualsiasi epoca, e una caratteristica inspiegabile, quasi soprannaturale per l'Egitto di quattromilacinquecento anni fa, quando si presume fu costruita la Grande Piramide.
Un errore di tre minuti primi d'arco rappresenta un errore infinitesimale inferiore allo 0,015 per cento. Secondo alcuni esperti di tecnica delle costruzioni con cui avevo parlato della Grande Piramide, il bisogno di tanta precisione era incomprensibile. Dal loro punto di vista di costruttori pratici, le spese, le difficolt e il tempo richiesti per raggiungerla non sarebbero stati giustificati dai risultati visibili: anche se la base del monumento fosse fuori centro di due o tre gradi (un errore, diciamo dell'1%) la differenza per l'occhio nudo sarebbe stata comunque troppo piccola per essere notata. D'altro canto la differenza degli sforzi richiesti (per raggiungere un'approssimazione inferiore a tre minuti contro tre gradi) sarebbe stata immensa.

Panoramica di Giza vista da nord verso sud, con la Grande Piramide in primo piano.
Perci, ovviamente, gli antichi mastri costruttori che avevano innalzato la Piramide alla vera e propria alba della civilt dovevano essere spinti da motivi imperiosi per voler ottenere allineamenti precisi con i punti cardinali. Inoltre, poich avevano raggiunto il loro obiettivo con straordinaria precisione, dovevano essere individui estremamente abili, esperti e competenti con accesso ad attrezzature per il rilevamento e la progettazione di ottimo livello. Questa impressione fu confermata da molte altre caratteristiche del monumento. Per esempio, i suoi lati alla base erano quasi esattamente della stessa lunghezza, rivelando un margine di errore di gran lunga inferiore a quello che si esigerebbe oggi da architetti moderni nella costruzione, poniamo, di un palazzo destinato a uffici di medie dimensioni. Per, questo non era un palazzo di uffici. Era la Grande Piramide d'Egitto, una delle costruzioni pi grandi mai realizzate dall'uomo e una delle pi antiche. Il suo lato settentrionale misurava 230 metri e 25,05 centimetri, quello occidentale 230 metri e 35,65 centimetri, quello orientale 230 metri e 39,05 centimetri, e quello meridionale 230 metri e 45,35 centimetri.740 Questo significava che c'era una differenza di appena venti centimetri tra il lato pi corto e quello pi lungo: un errore che ammontava a una minuscola frazione dello 0,1 per cento su una lunghezza media dei lati di oltre 23.020 centimetri.
Ancora una volta, sapevo da un prospetto tecnico che i nudi numeri non rendevano giustizia all'enorme cura e abilit richieste per ottenerli. Sapevo anche che gli studiosi non erano ancora riusciti a spiegare in maniera convincente come i costruttori delle piramidi fossero riusciti ad aderire con costanza a standard di precisione tanto alti.741
Ma pi di tutto mi interessava il punto interrogativo ancora pi grande riguardante un'altra questione: perch si erano imposti degli standard tanto severi? Se avessero ammesso un margine d'errore dell'1,2 per cento - anzich inferiore allo 0,1 per cento - avrebbero potuto semplificarsi il lavoro senza una perdita di qualit visibile. Perch non lo avevano fatto? Perch si erano ostinati a rendere tutto tanto difficile? Perch, in poche parole, in un monumento di pietra presumibilmente primitivo eretto oltre quattromilacinquecento anni fa avevano osservato questa strana, ossessiva aderenza alla precisione di standard propri di un'epoca meccanizzata?

Un buco nero nella storia
Avevamo in mente di scalare la Grande Piramide, un'impresa, questa, che era rigorosamente proibita dal 1983, quando le cadute di diversi turisti temerari avevano obbligato il governo egiziano a imporre un divieto. Mi resi conto che anche noi eravamo temerari (soprattutto perch volevamo fare la scalata di notte), e infrangere quella che fondamentalmente era una legge assennata mi metteva a disagio. A quel punto per il mio grande interesse per la Piramide e il desiderio di sapere tutto il possibile sul suo conto, aveva prevalso sul buonsenso.
Ora, dopo esserci accomiatati dalla pattuglia di guardia all'angolo nord-orientale del monumento, procedemmo furtivi lungo la facciata orientale verso l'angolo di sud-est.
Fitte tenebre avvolgevano le lastre storte e rotte della pavimentazione che separava la Grande Piramide dalle tre piramidi secondarie molto pi piccole, situate immediatamente a est. C'erano anche tre profonde e strette fosse scavate nella roccia che sembravano tombe gigantesche. Gli archeologi che le avevano portate alla luce le avevano trovate vuote, ma dalla forma sembravano destinate a contenere gli scafi di imbarcazioni affusolate e dalla prua alta.
Pi o meno a met della facciata orientale della Piramide ci imbattemmo in un'altra pattuglia: era composta da due guardie, una delle quali avr avuto ottant'anni. L'altra, un adolescente affetto da acne pustolosa, ci inform che i soldi consegnati da Al non bastavano e che se volevamo andare avanti dovevamo sborsare ancora cinquanta sterline egiziane. Io avevo gi le banconote in mano e senza indugi le diedi al ragazzo. Ormai non badavo pi al costo dell'impresa, e l'unica cosa che avevo in mente era fare la scalata, tornare gi e andarmene prima dell'alba senza essere arrestato.
Continuammo a camminare, e raggiungemmo l'angolo di sud-est poco dopo le quattro e un quarto.
Pochissimi edifici moderni, perfino le case in cui viviamo, hanno angoli retti di novanta gradi precisi: rientra nella norma che siano fuori centro di uno o pi gradi. Dal punto di vista strutturale non fa alcuna differenza e nessuno nota errori tanto piccoli. Tuttavia, nel caso della Grande Piramide, sapevo che gli antichi mastri muratori avevano trovato il modo di ridurre praticamente a zero il margine d'errore. Cos, mancando per difetto la perfezione dei novanta gradi, l'angolo di sud-est raggiungeva un eccezionale 89 56' e 27. L'angolo di nord-est misurava 90 3' e 2; quello di sud-ovest 90 0' e 33, e quello di nord-ovest era fuori centro appena di due secondi di grado con i suoi 89 59' e 58.742
Questo, ovviamente, era un fatto straordinario. E come quasi ogni altro aspetto della Grande Piramide, era anche estremamente difficile da spiegare. Tecniche di costruzione tanto accurate - dello stesso livello di quelle di cui disponiamo oggi - avrebbero potuto svilupparsi solo dopo migliaia di anni di progresso e sperimentazione. Eppure nessuna prova documentava che un processo del genere avesse avuto luogo in Egitto. La Grande Piramide di Giza e le sue vicine erano spuntate da un buco nero della storia dell'architettura talmente abissale e immenso che n il suo fondo n la sua sponda opposta erano mai stati individuati.

Navi nel deserto
Guidati dal sempre pi sudato Al, il quale non ci aveva ancora spiegato perch era necessario che circumnavigassimo la Piramide prima di scalarla, cominciammo a dirigerci verso ovest lungo il lato meridionale del monumento. Qui c'erano altre due fosse a forma di nave, una delle quali, sebbene ancora sigillata, era stata esaminata con camere a fibre ottiche, e si sapeva che conteneva un naviglio d'alto mare dalla prua alta pi di trenta metri. L'altra fossa era stata scavata negli anni Cinquanta. Il suo contenuto - un'imbarcazione d'alto mare ancora pi grande, della ragguardevole lunghezza di quarantatr me-tri743 - era stato sistemato nel cosiddetto Museo delle Navi, un orribile edificio moderno abbarbicato su palafitte ai piedi della facciata meridionale della Grande Piramide.
Di legno di cedro, la bella imbarcazione del museo era stata trovata ancora in condizioni perfette quattromilacinquecento anni dopo la sua costruzione. Con un dislocamento di circa quaranta tonnellate, la sua foggia stimolava in particolar modo la riflessione, poich presentava, per citare le parole di un esperto, tutte le caratteristiche propriet della nave d'alto mare, con la prua e la poppa che si levano in alto, ancora pi in alto di una nave vichinga, per far fronte a frangenti e mari agitati, e non per competere con le piccole increspature del Nilo.744
Secondo un'altra autorit, grazie al suo accurato e ingegnoso disegno, quella strana nave delle piramidi poteva potenzialmente essere un'imbarcazione che teneva il mare meglio di qualsiasi altra cosa disponibile fino ai tempi di Colombo.745 Inoltre, gli esperti concordavano sul fatto che era stata costruita in base a un modello probabilmente creato da costruttori navali appartenenti a una popolazione con una lunga e solida tradizione di navigazione in mare aperto.746
Presenti fin dall'inizio dei tremila anni di storia dell'Egitto, chi erano quei costruttori navali non ancora identificati? Non avevano di certo accumulato la loro lunga e solida tradizione di navigazione in mare aperto mentre aravano i campi della Valle del Nilo lontana dal mare. E allora dove e quando avevano messo a punto le loro abilit marittime?
Ecco ancora un altro enigma. Sapevo che gli egizi erano bravissimi a realizzare modellini in scala e rappresentazioni di ogni genere di cose a scopi simbolici.747 Perci mi riusciva difficile capire perch si sarebbero dati la pena di costruire e poi seppellire una nave grande e sofisticata come quella se la sua unica funzione, come sostenevano gli egittologi, era di simboleggiare il vascello spirituale che avrebbe trasportato l'anima del re defunto in cielo.748 Si sarebbe potuto realizzare la stessa cosa con altrettanta efficacia con un'imbarcazione pi piccola, e ci sarebbe stato bisogno di una sola, non di parecchie. Quindi la logica mi suggeriva che forse quelle imbarcazioni gigantesche erano state realizzate per tutt'altro scopo, oppure avevano qualche significato simbolico completamente diverso e ancora insospettato...
Eravamo arrivati all'incirca a met della facciata meridionale della Grande Piramide quando finalmente ci rendemmo conto del perch di questa lunga escursione. L'obiettivo era quello di alleggerirci di moderate somme di denaro in corrispondenza di tutti e quattro i punti cardinali. Fino a quel momento il conto ammontava a 30 dollari americani alla facciata settentrionale e a 50 sterline egiziane a quella orientale. Ora sborsai altre 50 sterline egiziane per la terza pattuglia che secondo gli accordi Al doveva aver pagato il giorno prima.
Al, sibilai, quando scaleremo la Grande Piramide?
Subito, Mister Graham, rispose la nostra guida. Procedette a passo sicuro indicando a gesti davanti a s, quindi aggiunse: Saliremo dall'angolo di sud-ovest...


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LA CASA DELL'ETERNIT
Vi  mai capitato di scalare una piramide di notte, con il terrore di essere arrestati e i nervi a fior di pelle?
 un'impresa sorprendentemente difficile, soprattutto nel caso della Grande Piramide. Sebbene gli ultimi nove metri e mezzo non siano pi intatti, la piattaforma attualmente scoperta della cima si trova pur sempre a pi di centotrenta metri da terra.749 Inoltre, il monumento  costituito da ben duecentotre corsi di pietre, i quali hanno un'altezza media di circa settanta centimetri.750
Le medie, per, non dicono tutto, come appresi poco dopo l'inizio della scalata. Scoprimmo che i corsi erano di altezze irregolari: mentre alcuni arrivavano appena al ginocchio, altri mi toccavano quasi il torace creando ostacoli formidabili. Allo stesso tempo i ripiani orizzontali tra un gradino e l'altro erano molto stretti, spesso appena pi larghi del mio piede, e molti dei grandi blocchi di calcare, che dal basso sembravano tanto solidi, si rivelarono sgretolati e rotti.
A circa trenta corsi di altezza Santha e io cominciammo a renderci conto del pasticcio in cui ci eravamo cacciati. Avevamo i muscoli indolenziti, le ginocchia e le dita rattrappite ed escoriate: avevamo appena coperto un settimo della distanza che ci separava dalla cima e ci rimanevano ancora da scalare oltre centosettanta corsi. Un altro problema era lo strapiombo vertiginoso che si spalancava sempre di pi ai nostri piedi. Guardando gi per i contorni frantumati che segnavano la linea dell'angolo di sud-ovest, rimasi sconcertato nel vedere che eravamo gi arrivati molto in alto, ed ebbi un fugace, vertiginoso presentimento di quanto sarebbe stato facile cadere, a gambe all'aria come fantocci, rimbalzando e rotolando gi per gli enormi strati di pietra, per poi fracassarci la testa una volta arrivati in fondo.
Al ci aveva concesso una pausa di pochi istanti per riprendere fiato, ma ora ci fece segno di affrettarci e ricominci a salire. Continuando a utilizzare lo spigolo come riferimento, spar rapidamente nell'oscurit sopra le nostre teste.
Con movimenti un po' meno sicuri, Santha e io lo seguimmo.

Tempo e moto
Il trentacinquesimo corso di muratura era difficile da superare, costituito com'era da blocchi particolarmente massicci, molto pi grandi di tutti gli altri che avevamo incontrato fino a quel momento (tranne quelli alla base vera e propria) e avevano un peso stimato tra le dieci e le quindici tonnellate ciascuno.751 Questo fatto contraddiceva la logica e il buonsenso dell'ingegneria, i quali richiedevano entrambi una diminuzione progressiva delle dimensioni e del peso dei blocchi che dovevano essere trasportati sulla cima mentre la piramide si faceva sempre pi alta. I corsi dal primo al diciottesimo, che da un'altezza di circa un metro e quaranta a livello del terreno scendevano fino a poco pi di cinquantotto centimetri nel diciassettesimo, seguivano questa regola. Poi, di colpo, in corrispondenza del diciannovesimo corso, l'altezza dei blocchi cominci di nuovo ad aumentare fino a circa novanta centimetri. Contemporaneamente aumentarono anche le altre dimensioni e il loro peso crebbe dall'ordine relativamente manovrabile delle due, sei tonnellate frequente nei primi diciotto corsi a quello pi faticoso e ingombrante di dieci, quindici tonnellate.752 Si trattava, quindi, di monoliti davvero grandi che erano stati estratti dalla viva roccia calcarea e sollevati in aria per pi di novanta metri prima di essere sistemati con precisione al loro posto.
Per poter lavorare in modo efficiente i costruttori di piramidi dovevano avere i nervi d'acciaio, l'agilit di capre di montagna, la forza di leoni e la sicurezza di esperti riparatori di campanili. Mentre il gelido vento del mattino mi frustava le orecchie minacciando di spingermi nel vuoto, cercai di immaginarmi nei loro panni, in precario equilibrio a quelle altezze (e anche molto pi grandi), mentre sollevavano, manovravano e mettevano accuratamente in opera un'interminabile linea di lavorazione di grossi monoliti di pietra calcarea, il pi piccolo dei quali pesava quanto due moderne automobili familiari.
Quanto tempo ci era voluto per finire la piramide? Quanti operai avevano lavorato alla sua costruzione? Secondo l'opinione generale degli egittologi due decenni e centomila operai.753 Concordavano anche in linea di massima sul fatto che l'opera di costruzione non continuava tutto l'anno, bens era stata relegata (secondo la disponibilit di manodopera) all'annuale periodo di sospensione di tre mesi dei lavori agricoli imposta dalle inondazioni del Nilo.754
Mentre continuavo ad arrampicarmi, ricordai a me stesso il significato di tutto questo. I costruttori non dovevano preoccuparsi solo delle decine di migliaia di blocchi del peso di quindici tonnellate o pi. Anno dopo anno, le vere crisi dovevano essere causate dai milioni di blocchi di dimensioni medie, del peso, diciamo, di due tonnellate e mezzo, che dovevano anch'essi essere portati al livello dei lavori. Secondo stime affidabili la Piramide consiste di un totale di 2.300.000 blocchi.755 Supponendo che i muratori lavorassero dieci ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all'anno, secondo la matematica avrebbero dovuto mettere in opera trentuno blocchi all'ora (circa un blocco ogni due minuti) per finire la Piramide in venti anni. Assumendo che i lavori di costruzione fossero limitati ai tre mesi di sospensione annuale dei lavori agricoli, i problemi si moltiplicavano: dovevano essere sistemati quattro blocchi al minuto, circa duecentoquaranta all'ora.
Ovviamente, scenari come questo sono la sostanza di cui sono fatti gli incubi dei direttori dei lavori. Immaginate, per esempio, l'incredibile livello di coordinamento che doveva essere mantenuto tra gli operai e le cave per assicurare l'afflusso necessario di blocchi dalla localit di estrazione. Immaginate anche lo sfacelo che si sarebbe verificato se anche un solo blocco di due tonnellate e mezzo fosse caduto, poniamo, dal centosettantacinquesimo corso.
Gli impedimenti di carattere fisico e organizzativo apparivano di per s sconcertanti, ma a questi si aggiungeva la sfida geometrica rappresentata dalla piramide stessa, che doveva culminare con l'apice collocato esattamente sopra il centro della base. Anche un errore minimo nell'angolo di inclinazione di uno dei lati alla base avrebbe finito per disallineare in modo sostanziale gli spigoli all'apice. Perci era necessario mantenere un'accuratezza incredibile dall'inizio alla fine, in ogni corso, a decine e decine di metri da terra, con enormi blocchi di pietra dal peso esorbitante.

Una stupidit dilagante
Come ci erano riusciti?
Secondo l'ultimo conto esistevano pi di trenta teorie in competizione e in contrasto tra loro che tentavano di dare una risposta a quella domanda. La maggioranza degli egittologi accademici sosteneva che dovevano essere state utilizzate delle rampe di qualche tipo. Questa, per esempio, era l'opinione del professor I.E.S. Edwards, ex soprintendente alle Antichit egizie del British Museum, il quale asser categoricamente: Gli egizi disponevano di un unico sistema per sollevare grandi pesi, ossia per mezzo di rampe di mattoni e terra che digradavano verso l'alto dal livello del terreno fino a qualunque altezza desiderata.756
John Baines, professore di Egittologia presso l'Universit di Oxford, concordava con l'analisi di Edwards e la svilupp: Via via che la piramide cresceva in altezza, la lunghezza della rampa e la sua larghezza alla base venivano aumentate per mantenere una pendenza costante (di circa uno a dieci) e impedire che crollasse. Con tutta probabilit vennero utilizzate pi rampe accostate alla piramide da vari lati.757
Per portare un piano inclinato alla cima della Grande Piramide con una pendenza di 1,10 sarebbe stata necessaria una rampa lunga 1460 metri e oltre tre volte pi massiccia dello stesso monumento (con un volume stimato di otto milioni di metri cubici, contro i duemilioniseicentomila metri cubici della piramide).758 Con qualsiasi mezzo normale sarebbe stato impossibile trascinare dei grandi pesi su per una pendenza superiore a questa.759 Se si fosse scelta una pendenza minore, le dimensioni della rampa avrebbero dovuto essere ancora pi assurde e sproporzionate.
Il problema era che non si potevano costruire rampe chilometriche che arrivassero a un'altezza di centoquarantasei metri con mattoni e terra, come supponevano Edwards e altri egittologi. Al contrario, costruttori e architetti contemporanei avevano dimostrato che le rampe sarebbero crollate sotto il proprio peso se fossero state innalzate con qualsiasi materiale meno costoso e stabile dei conci di pietra calcarea con cui era realizzata la stessa Piramide.760
Poich, ovviamente, questa era un'ipotesi assurda (e inoltre, dove erano stati portati gli otto milioni di blocchi avanzati una volta ultimati i lavori?), altri egittologi avevano proposto l'utilizzazione di rampe a spirale realizzate in mattoni di fango e attaccate ai fianchi della Piramide. Per costruire queste ci sarebbe senz'altro voluto meno materiale, ma sarebbe stato impossibile farle arrivare alla cima.761 Avrebbero presentato problemi letali e forse insormontabili per le squadre di operai che avessero tentato di trascinare i grandi blocchi di pietra su per le curve a gomito. E con l'uso continuato sarebbero crollate. Ma l'aspetto pi problematico di tutti  che rampe siffatte avrebbero rivestito l'intera piramide, impedendo cos agli architetti di controllare l'accuratezza della messa in opera.762
Ma i costruttori della Piramide avevano controllato l'accuratezza della messa in opera, e l'avevano impostata in modo corretto, poich l'apice della Piramide era collocato esattamente sopra il centro della base, le inclinazioni e gli angoli erano precisi, ogni blocco si trovava al posto giusto, e ogni corso era sistemato a livello, con una simmetria pressoch perfetta e un allineamento pressoch perfetto rispetto ai punti cardinali. Allora, quasi per dimostrare che un siffatto tour de force tecnico fosse una sciocchezza, gli antichi mastri muratori si erano cimentati in ingegnosi giochi matematici con le dimensioni del monumento, per esempio presentandoci, come abbiamo visto nel capitolo ventitreesimo, l'uso accurato del numero trascendentep nel rapporto tra la sua altezza e il perimetro della base.763 Inoltre, per qualche motivo, avevano avuto l'idea bizzarra di collocare la Grande Piramide quasi esattamente sul trentesimo parallelo, alla latitudine di 29 58' e 51. Questa posizione, come una volta osserv un astronomo reale di Scozia, costituiva una riduzione sensibile rispetto a 30, ma non necessariamente un errore:
Perch se il progettista originario aveva voluto che gli uomini vedessero con gli occhi del corpo anzich con quelli della mente il polo del cielo dalla base della Grande Piramide, a un'altitudine di 30 davanti a loro, avrebbe dovuto tener conto della rifrazione dell'atmosfera; e ci avrebbe reso necessario che l'edificio anzich a 30 si trovasse a 29 58' 22.764
Paragonato con la posizione esatta di 29 58' 51, si trattava di un errore di meno di mezzo minuto d'arco, il quale ancora una volta indicava che le tecniche topografiche e geodetiche impiegate in questo contesto dovevano essere di altissimo livello.
Sentendoci alquanto intimiditi, continuammo la scalata, oltre il quarantaquattresimo e il quarantacinquesimo corso dell'enorme ed enigmatico edificio. All'altezza del quarantaseiesimo corso una voce arrabbiata ci chiam in arabo dallo spiazzo sottostante e, guardando gi, scorgemmo un uomo minuscolo con la testa fasciata da un turbante e avvolto in un ampio caftano. Nonostante fossimo fuori portata, aveva imbracciato il fucile e si stava accingendo a mirare contro di noi.

Il guardiano e la visione
Era, naturalmente, il guardiano della facciata occidentale della Piramide, la sentinella del quarto punto cardinale, che non aveva ricevuto i fondi supplementari dispensati ai colleghi delle facciate nord, est e sud.
Dal sudore di Al capii che ci trovavamo in una situazione potenzialmente difficile. La guardia ci stava ordinando di scendere immediatamente in modo che potesse arrestarci. Forse per potremmo evitarlo con un altro pagamento, spieg Al.
Brontolai. Offrigli cento sterline egiziane.
Sono troppe, mi avvert Al, gli altri si risentirebbero. Gliene offrir cinquanta.
Segu un altro scambio di parole in arabo. Anzi, nei minuti che seguirono, Al e la guardia riuscirono a intrecciare una vera e propria conversazione da un capo all'altro dell'angolo sud-ovest della Piramide alle quattro e quaranta del mattino. A un certo punto s'ud un fischio. Allora le guardie della facciata meridionale fecero un'apparizione fugace e confabularono con quella della facciata occidentale, che nel frattempo era stata raggiunta anche dagli altri due colleghi.
Proprio quando sembrava non aver pi argomenti nell'incomprensibile discussione che aveva intavolato per nostro conto, Al sorrise e trasse un sospiro di sollievo. Pagherete le cinquanta sterline supplementari quando riscenderemo a terra, spieg. Ci lasciano continuare, ma dicono che se dovesse arrivare qualche ufficiale maggiore e ci dovesse vedere non potranno aiutarci.
Continuammo a salire a fatica e in silenzio per una decina di minuti finch raggiungemmo il centesimo corso, che segnava all'incirca la met della scalata ed era situato gi a oltre settantacinque metri da terra. Sbirciammo da sopra le nostre spalle verso sud-ovest, dove una visione unica, di una bellezza e di una forza da mozzare il fiato si rivel ai nostri occhi: la luna crescente, che veleggiava nella parte bassa del cielo di sud-est, era emersa da dietro un banco di nubi in fuga e proiettava la sua luce spettrale direttamente sulla facciata settentrionale e su quella orientale della vicina Seconda Piramide, attribuita a Chefren, il faraone della IV dinastia. Questo straordinario monumento, secondo per dimensioni solo alla Grande Piramide (essendo pi basso di questa di pochi metri e pi stretto alla base di quindici metri) quasi infuso di un'energia interna, pareva illuminato da un fuoco pallido e soprannaturale. Dietro, in lontananza, appena discosta tra le ombre scure del deserto, si innalzava la Piramide di Micerino che, con i lati di centootto metri e l'altezza di sessantacinque, era la pi piccola delle tre.765
Per un momento, contro lo sfondo luccicante del cielo nero come l'inchiostro, ebbi l'illusione di essere in movimento, di trovarmi sulla poppa di una grande nave che solcava i cieli e di guardare altri due vascelli seguire nella stessa scia, schierati in ordine di battaglia dietro di me.
Allora, dove era diretto quel convoglio, quella flottiglia di piramidi? E quegli edifici prodigiosi erano solo opera di faraoni megalomani, come ritenevano gli egittologi? Oppure erano state progettati da mani misteriose per navigare in eterno nel tempo e nello spazio verso qualche meta non ancora identificata?
Da quell'altezza, sebbene la parte meridionale del cielo fosse parzialmente nascosta dall'enorme massa della Piramide di Chefren, riuscivo a vedere tutto il cielo occidentale che si inarcava dal polo nord celeste verso i remoti margini del pianeta in movimento. La stella polare si trovava lontano alla mia destra, nella costellazione dell'Orsa Minore. Bassa sull'orizzonte, a circa dieci gradi a nord-ovest, Regolo, la stella che formava la zampa della maestosa costellazione del Leone, si accingeva a tramontare.

Sotto cieli egiziani
Appena superato il centocinquantesimo corso, Al ci bisbigli di abbassare le teste. Un'auto della polizia era apparsa dietro l'angolo nord-ovest della Grande Piramide e ora avanzava lungo il lato occidentale del monumento con la luce azzurra che lampeggiava lentamente. Rimanemmo immobili nell'oscurit finch l'auto non si fu allontanata. Poi riprendemmo ad arrampicarci, ancora pi impazienti di prima, dirigendoci il pi in fretta possibile verso la cima, che ora ci pareva di scorgere al di sopra della fitta foschia che annunciava l'alba.
Per quelli che sembrarono cinque minuti ci arrampicammo senza fermarci. Quando guardai su, per, la sommit della piramide era ancora lontana. Continuammo a salire, affannati e sudati, ma la cima si ritirava sopra di noi come una leggendaria vetta incantata. Poi, proprio quando ci eravamo rassegnati a una serie interminabile di delusioni simili, ci ritrovammo in cima, sotto una volta stellata da mozzare il fiato, a pi di centotrentasette metri dall'altipiano sottostante sulla pi straordinaria piattaforma panoramica del mondo. A nord e a est, sparsa sull'ampia, digradante valle del fiume Nilo, si stendeva la citt del Cairo, un ammasso di grattacieli e tradizionali tetti piatti separati dalle scure gole delle anguste strade e inframmezzati dai minareti aghiformi delle innumerevoli moschee. Su tutta la scena luccicava una patina di illuminazioni stradali riflesse, che chiudeva gli occhi degli abitanti moderni del Cairo alla meraviglia delle stelle, ma al contempo creava l'allucinazione di un regno delle fate illuminato di verdi, rossi, blu e gialli solforosi.
Mi sentivo fortunato a poter assistere a quello strano miraggio elettronico da un punto d'osservazione tanto eccezionale, appollaiato in cima all'ultima meraviglia superstite del mondo antico, sospeso nel cielo sopra il Cairo come Aladino sul tappeto volante.
Non che il duecentotreesimo corso della Grande Piramide d'Egitto potesse essere definito un tappeto! Con i quattro lati lunghi meno di dieci metri (contro i circa duecentotrenta alla base), consisteva di diverse centinaia di blocchi di pietra calcarea alti fino alla cintola e del peso di circa cinque tonnellate ciascuno. Il corso non era completamente spianato: mancavano alcune pietre e altre erano rotte, e, verso sud si innalzavano i resti consistenti di circa la met di un altro gradino di muratura. Inoltre, al centro esatto della piattaforma, qualcuno aveva fatto erigere un'impalcatura triangolare di legno, nel cui mezzo si levava un grosso palo, alto poco pi di nove metri, che segnava l'altezza originaria del monumento: centoquarantasei metri e settantadue centimetri.766 Ai suoi piedi generazioni di turisti avevano inciso nella pietra calcarea un guazzabuglio di graffiti.767
Avevamo impiegato circa mezz'ora a scalare la piramide ed erano appena passate le cinque, l'ora della preghiera del mattino. Quasi all'unisono, le voci di innumerevoli muezzin risuonarono dai balconi del minareti del Cairo, chiamando i fedeli alla preghiera e riaffermando la grandezza, l'indivisibilit, la piet e la compassione di Dio. Dietro di me, a sud- ovest, i ventidue corsi superiori della Piramide di Chefren, ancora coperti dalle pietre di rivestimento originarie, sembravano galleggiare come un iceberg sull'oceano di luce lunare.
Consapevole che non potevamo fermarci a lungo in quel luogo pieno di fascino, mi sedetti e scrutai il cielo. Gi a ovest, di l dalle sabbie sconfinate del deserto, Regolo era tramontato sotto l'orizzonte, e il resto del corpo del leone si apprestava a seguirlo. Anche le costellazioni della Vergine e della Bilancia stavano scendendo nel cielo e, molto pi a nord, intravedevo l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore che percorrevano lentamente il loro eterno ciclo intorno al polo celeste.
Guardai verso sud-est, oltre la Valle del Nilo: la luna crescente diffondeva ancora la sua luce spettrale dalla sponda della Via Lattea. Seguendo il corso del fiume celeste, guardai diritto verso sud: l, di traverso sul meridiano, si stendeva la splendente costellazione dello Scorpione, dominata dalla stella Antares, di magnitudine uno, una supergigante rossa dal diametro pari a trecento volte quello del sole. A nord-est, sopra il Cairo, veleggiava il Cigno, le penne caudali contrassegnate da Deneb, una supergigante bianco-azzurra che si rendeva visibile a noi da una distanza di oltre milleottocento anni luce di spazio interstellare. In ultimo, nel cielo settentrionale, il Drago si muoveva sinuoso tra le stelle circumpolari. Invero, quattromilacinquecento anni fa, quando si presume sia stata costruita la Grande Piramide per il faraone Cheope della IV dinastia, una delle stelle del Drago si trovava vicino al polo nord celeste e fungeva da Stella Polare. Eraa Draconis, anche nota con il nome di Thuban. Con il passare dei millenni, per, a poco a poco era stata spostata dallo spietato mulino celeste della precessione assiale della terra, di modo che oggi la Stella Polare a Ursae Minoris, nell'Orsa Minore.768
Mi reclinai, poggiai la testa contro le mani e guardai in alto, verso lo zenit del cielo. Attraverso le lisce pietre su cui ero disteso, mi parve di sentire sotto di me, quasi una forza vivente, l'immensa gravit e massa della piramide.

Pensando da giganti
Con un'area di ben 13,1 acri, la piramide pesava circa sei milioni di tonnellate, pi di tutti i palazzi dello Square Mile della City di Londra messi assieme,769 e consisteva, come abbiamo visto, di circa 2.300.000 blocchi di pietra calcarea e granito. A questi un tempo si aggiungeva un rivestimento simile a uno specchio di 22 acri costituito, secondo i calcoli, da centoquindicimila pietre lucidissime, ciascuna del peso di dieci tonnellate, che originariamente coprivano tutte e quattro le facciate.770
Dopo essere stata distaccata da un violento terremoto nel 1301 a.C., la maggior parte dei blocchi di rivestimento fu rimossa per la costruzione del Cairo.771 Tuttavia, sapevo che disposti qua e l intorno alla base ne erano rimasti abbastanza da permettere al grande archeologo del diciannovesimo secolo, W. M. Flinders Petrie, di effettuare un esame approfondito. Lo studioso rimase stupito nello scoprire tolleranze inferiori a 0,2 millimetri e giunture cementate cos precise e attentamente allineate che tra una pietra e l'altra era impossibile infilare perfino la sottile lama di un coltellino da tasca. Sistemare pietre come queste in contatto preciso sarebbe di per s un lavoro accurato, ammise, ma farlo con cemento nelle giunture sembra un'impresa pressoch impossibile; va paragonata all'opera pi rifinita di un ottico su una scala di acri.772
Va da s che l'unione delle pietre di rivestimento non era assolutamente l'unica caratteristica pressoch impossibile della Grande Piramide. Anche gli allineamenti rispetto al nord, al sud, all'est e all'ovest veri, erano pressoch impossibili, e cos anche i quasi perfetti angoli di novanta gradi, e l'incredibile simmetria dei quattro enormi lati. E lo stesso si poteva dire del metodo di costruzione, fondato sul sollevamento di milioni di pietre gigantesche a decine e decine di metri da terra...
Quindi, chiunque fossero, gli architetti, gli ingegneri e i muratori che avevano progettato e magnificamente costruito quello stupendo monumento, dovevano davvero pensare come uomini alti trenta metri, come osserv una volta Jean Franois Champollion, il fondatore dell'egittologia moderna. Aveva visto chiaramente ci a cui generazioni di suoi successori avrebbero chiuso gli occhi: il fatto che i costruttori delle piramidi non potevano essere che uomini di una statura intellettuale gigantesca. Accanto agli egizi, aggiunse, noi europei non siamo che lillipuziani.773
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FINE Parte 2.